Laboratorio sulle agromafie

L’agroalimentare, il cui valore è pari ad un quarto del Pil nazionale e la cui centralità è sempre crescente, rappresenta un bersaglio particolarmente ambìto per le organizzazioni criminali, in questo periodo di insicurezza sociale diffusa e di accentuata vulnerabilità delle imprese.

Gli interessi ed il controllo mafioso toccano tutte le fasi della filiera agroalimentare e si alimentano delle debolezze altrui – spesso acuendole –, usando il denaro frutto dei traffici criminali come la più efficace delle armi, molto più della vecchia lupara. Le mafie propongono un ingannevole Welfare alternativo in tempi di crisi, per poi entrare in modo aggressivo e profondo nel tessuto imprenditoriale, sostituirsi ai titolari delle aziende, ampliare le proprie fonti di arricchimento e, allo stesso tempo, estendere il controllo economico e sociale sui territori.

Contraffazione, sofisticazione, Italian sounding, condotte volte all’indebita percezione delle risorse comunitarie continuano ad essere terreni fertili per guadagni facili a basso rischio. Le organizzazioni criminali sono impegnate in questo business miliardario in maniera capillare: controllano in molti territori la distribuzione e il trasporto dei prodotti agroalimentari; attraverso le estorsioni e le intimidazioni impongono la vendita di determinate marche e di determinati prodotti agli esercizi commerciali. In alcuni casi, addirittura si riuniscono in un vero e proprio “cartello” e impongono i prezzi a frutta e verdura.

Gli interessi criminali sono rivolti anche alle forme di investimento nelle catene commerciali della grande distribuzione, nella ristorazione e nelle aree agroturistiche, nella gestione dei circuiti illegali delle importazioni/esportazioni di prodotti agroalimentari sottratti alle indicazioni sull’origine e sulla tracciabilità, della macellazione e della panificazione clandestine, dello sfruttamento animale e del doping nelle corse dei cavalli. Lucrano anche sul ciclo dei rifiuti, non curandosi delle gravi conseguenze per la catena agroalimentare, per l’ambiente e la salute di tutti noi e delle future generazioni.

La criminalità organizzata sfrutta, inoltre, il diffuso bisogno di lavoro per riprodurre vecchie e nuove servitù – è il caso assai noto dello sfruttamento del mercato di manodopera clandestino ed extracomunitario.

La cronaca testimonia la pervasività, i collegamenti e le complicità che le organizzazioni criminali sono sempre più in grado di esprimere. Si tratta di un pericoloso e complesso fenomeno transnazionale che incide pesantemente sul settore economico-finanziario (calo del fatturato “onesto”, riduzione delle entrate fiscali, ecc.) e su quello sociale (sfruttamento di manodopera, pericolo per la salute dei cittadini, ecc.). Ma, soprattutto, è la principale fonte di finanziamento per una serie di ulteriori attività illecite.

Le agromafie sono oggi molto più complesse e raffinate e non vanno più combattute solo a livello militare e di polizia ma vanno contrastate su tutti i piani: dalla produzione alla distribuzione fino agli uffici dei colletti bianchi dove transitano i capitali da ripulire. Per poter operare in un mondo iperconnesso e tecnologico non è più possibile infatti immaginare di adottare la logica dello Stato singolo.

È in quest’ottica multidisciplinare che il Laboratorio sulle agromafie dell’Eurispes opera, coinvolgendo le diverse Istituzioni, il mondo imprenditoriale, le associazioni di settore.

Coordina il Laboratorio Marco Omizzolo, sociologo e ricercatore.

 

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