Prealpina.it | Un mondo di anziani
In Europa ci sono più di 70 milioni di ultra sessantenni, il 20 per cento dell’intera popolazione. In Italia gli ultra settantacinquenni sono 3,4 milioni, di cui 2,2 milioni donne. Secondo una indagine Eurispes, nel 2030 avremo un anziano ogni tre cittadini. Due sono i fenomeni che emergono dalla stessa indagine: il progressivo invecchiamento della popolazione e la maggiore longevità delle donne, che vivono mediamente sette anni più degli uomini.In questo panorama, la definizione di «anziano» è sempre più vaga ed elastica. Convenzionalmente si può definire «terza età» quella che va dai 60-65 anni ai 75 e «quarta età» quella che va dai 76 anni in poi.Una cosa è certa: nulla accomuna i soggetti della stessa fascia di età. Ci sono anziani di 80 anni compiuti vispi e autosufficienti e anziani malati e invalidi di appena 60 anni. Tutto dipende da malattie, più o meno croniche, che incidono pesantemente sul processo di invecchiamento. Le patologie più frequenti sono l’artrosi (39,3 per cento), ipertensione (20,5 per cento), malattie respiratorie (11,3 per cento), diabete (10,1 per cento), malattie cardiache (9,3 per cento), malattie neurologiche (6,5 per cento), osteoporosi (6,4 pee cento). Spesso negli anziani si innescano più malattie, come in una reazione a catena. Un anziano che si muove poco, che mangia male, con problemi di stile di vita, va incontro prima di altri ad un repentino invecchiamento.Il momento della pensioneC’è chi non vede il momento di andare in pensione e chi invece si preoccupa di un cambiamento così radicale del modo di vivere. A preoccuparsi sono soprattutto gli uomini, poiché gran parte delle donne che vanno in pensione pensa di dedicare più tempo alla famiglia e ai lavori domestici. Per molti uomini, invece, il pensionamento rappresenta un riposo forzato, una caduta d’interessi e di stimoli. L’interruzione dell’attività lavorativa si identifica, non solo con la perdita delle responsabilità, ma anche con un calo degli introiti e un conseguente stato di frustrazione per non poter soddisfare, come prima, desideri e ambizioni. «Affrontare con queste prospettive il pensionamento è sbagliato – avverte la psicologa Rossella Semplici – equivale a sentirsi vecchi prima del tempo, quando restano ancora parecchi anni da vivere, nel modo migliore. Ma esistono delle regola comportamentali chepossono aiutare. Per prima cosa, il giorno che si va in pensione non deve essere considerato una scadenza per qualcosa che finisce, ma l’inizio di un nuovo ciclo di attività, indubbiamente diverso ma anche meno stressante di quello che si conclude».Chi non ha problemi economici, disponendo di una buona pensione e qualche risparmio da parte, avrà finalmente la possibilità di soddisfare i propri hobby, qualche viaggio, degli interessi culturali, di dedicarsi ad attività sportive adatte all’età, che prima non poteva seguire per mancanza di tempo. È determinante mantenere il cervello e i muscoli il più possibile in attività. Un vantaggio viene offerto, per coloro che hanno dei nipoti, dalla gioia di trascorrere qualche ora in loro compagnia. È altrettanto importante riscoprire e rinsaldare gli affetti familiari. Sono più fortunati coloro che godono di una certa manualità: chi possiede doti artistiche potrà dedicare una parte del tempo libero alla pittura o alla scultura, chi invece è amante della vita all’aperto avrà cura del giardino o dell’orto. Di recente, in alcune città, è stato chiesto ai pensionati di collaborare con i vigili urbani all’uscita degli alunni dalle scuole elementari e medie per aiutarli ad attraversare la strada, ma anche per tenere lontani eventuali spacciatori di droga. Impegni come questo sono senz’altro gratificanti per gli anziani, poiché recuperano quel senso di responsabilità sociale che temono di aver perso. Ma l’occupazione fisica non basta. Bisogna tenere impegnato anche il cervello. Infatti, in diversi centri urbani, funzionano corsi universitari per la terza età, frequentati con interesse e passione da migliaia di ultrasessantenni.