Lettera43.it | Italiani, malati d’azzardo
Gerardina ha 40 anni, è in cassa integrazione, ha un figlio disoccupato. Dai “giocatori anonimi” di Napoli è arrivata per caso da Muro Lucano, provincia di Potenza, dopo tre anni di inferno e un’enormità di soldi sperperati al Gratta e Vinci, alle slot machine e a qualsiasi altro gioco «che procurasse il maledetto brivido, mannaggia a lui».«Quello che eccita», spiega Gerardina a Lettera43.it, «è la rapidità della scommessa: punti e subito sai il responso. Non è come con il lotto, che imponeva di aspettare».E ancora, ormai esperta: «Non è un vizio, è un disturbo. Per la donna è più difficile uscirne, perché è meno aiutata in famiglia e non facilmente si accorge di aver toccato il fondo».NAPOLI E AZZARDO: BINOMIO MICIDIALE. Dicono che la parola camorra derivi da “ca” e “murra”, capo della murra, cioè il guappo che risolveva le dispute fra i giocatori del popolare gioco-scommessa.Napoli e l’azzardo, un binomio micidiale. Da sempre. È accertato che nel cuore di Azzardopoli almeno una quindicina fra le bande criminali più feroci in Campania hanno individuato nel business delle scommesse illegali (e legali) la principale fonte di incasso dopo quello della droga.E poco cambia se, secondo i dati diffusi da Luigi Magistro, direttore generale dei Monopoli di Stato, nei primi sette mesi del 2012 «le entrate dai giochi legali in Italia sono diminuite di 516 milioni (- 9.9%), mentre risultano in forte aumento le giocate e le puntate su Internet»
Internet: rifugio ideale di chi tende a isolarsi:I n calo risultano anche il lotto, le scommesse ippiche, i giochi numerici e a base sportiva, il bingo. Poker e casinò via Internet, invece, crescono del 1.746.5%. «Non c’è da meravigliarsi», commenta con Lettera43.it lo psicologo Ludovico Verde della Asl Uno di Napoli. «Si sa che chi scommette tende a isolarsi: Internet sta diventando il rifugio ideale».E aggiunge: «Da noi i giocatori vengono quando sono già indebitati. Ci riteniamo soddisfatti quando riusciamo a fargli ridurre le scommesse per un po’. Shopping compulsivo, dipendenza affettiva o da Internet: le nuove patologie sono allarmanti, ma il gioco d’azzardo è più pericoloso e grave».MACCHINETTE MANGIA-SOLDI OVUNQUE. Il business illegale non arretra, anzi: dai Misso ai Mazzarella, dai Moccia ai Mallardo fino ai nuovi clan di Secondigliano, non c’è sala Bingo, bar-tabacchi, circolo ricreativo o sottoscala dotato di macchinette mangia-soldi che non sia sotto “quotidiana e accurata attenzione”.«Per i boss», racconta un inquirente a Lettera43.it, «la scommessa fa anche da lavatrice, cioè è un modo per ripulire ingenti somme di denaro altrimenti impresentabile».LA MANIPOLAZIONE DELLE SLOT MACHINE. Si sa che per impadronirsi dei biglietti più fortunati del Gratta e Vinci, per esempio, i clan sborsano un sovrapprezzo del 5 o 10%. E che una consistente fonte di guadagno illecito rappresenta per la malavita la sistematica manipolazione delle slot machine allo scopo di ingabbiare quel 12% di tassazione che sarebbe d’obbligo versare allo Stato.L’imbroglio impazza, le cifre confermano: nel 2011, gli italiani hanno speso 80 miliardi per il gioco d’azzardo legale e 10 miliardi per quello fuorilegge.A Napoli, su 50, si spende il 20% nelle scommesse pulite e il 30% in quelle governate dalla camorra.
in media si investe il 6,5% del reddito:Un dato è mozzafiato: le giocate clandestine sono aumentate con il crescente processo di legalizzazione delle scommesse. Anzi, il confine – non solo nel sentir comune – si fa sempre più labile e opaco. Secondo i dati Eurispes, a Napoli ciascun giocatore non patologico investe il 6,5% del proprio reddito.700 MILA GIOCATORI PATOLOGICI. A giocare è il 47 % degli indigenti e il 56% del ceto medio basso. Il 66% dei disoccupati non rinuncia a scommettere.In Italia, i giocatori patologici sono 700 mila. Quelli ad alto rischio, 2 milioni. Fa sapere un titolare di agenzia: «Chi scommette, viene coccolato come un bambino. A Napoli, ma anche a Salerno e lungo la costiera sorrentina, team specializzati hanno attivato servizi di navetta per gli spostamenti dei clienti dalle abitazioni fino alle zone in cui potranno sfogarsi con le slot machine o il bingo».Racconta Gerardina, la ex giocatrice cassintegrata: «La prima volta vinsi 500 euro. Ero euforica: era stato facilissimo. Con quei soldi pagai tutte le bollette arretrate. Presto, però, il gioco diventò un’ossessione, anzi un bisogno. Vincere era diventato secondario, mi serviva solo per continuare a scommettere».UN MODO PER ISOLARSI DAL DOLORE. E continua: «Non puntare più soldi è davvero complicato. Le tentazioni somigliano alle sigarette: te le ritrovi dappertutto. Scommettevo per proteggermi dalle difficoltà della vita, era un mio modo di isolarmi dal dolore. Ora ho paura per mio figlio: non lavora, ha 19 anni, sta sempre zitto. Spero che almeno lui non ci caschi».C’è chi ha notato che spesso, a ridosso delle agenzie in cui si scommette, sono sorti negozietti con l’insegna “Compro oro” che prestano denaro all’istante e su misura. E che è proprio nei giorni di pagamento delle pensioni che si registrano le impennate nella vendita dei Gratta e vinci o l’affollamento delle sale Bingo.IL DEBITO PAGATO IN NATURA. Racconta un giocatore: «Nelle sale Bingo si è consolidata l’abitudine di far presidiare le toilette da guardie giurate o da corpulenti body guard. Il motivo? Impedire che in quei luoghi appartati le giocatrici che hanno appena perduto ingenti somme di denaro siano costrette a pagare, come è più volte accaduto, il loro debito in natura».«Per i più anziani», spiegano all’Associazione giocatori anonimi, che in via dei Cimbri a Napoli conta un centinaio di iscritti, «scommettere vuol dire spesso la rovina: non si contano le storie di ricorso all’usura, di libretti della pensione finiti nelle mani di anonime finanziarie, di strozzini che ricattano a vita i malcapitati».LA CAUSA DI TROPPI SUICIDI. Sono decenni che padre Massimo Rastrelli, ideatore della Fondazione Moscati contro l’usura, denuncia il gioco d’azzardo come la causa principale dei troppi suicidi. È stato calcolato che in Campania ogni maggiorenne spende per il gioco d’azzardo 1.930 euro a testa.Se gli anziani – come è accaduto – si giocano a Bingo perfino i soldi messi da parte per il funerale, con i più giovani non va meglio: la diffusione del gioco fra i baby scommettitori napoletani cresce del 13%. Fra le ragazze, si è passati dal 29 al 36%, fra i ragazzi dal 53 al 57%.La Campania è al primo posto per quantità di studenti giocatori: il 57.8%. Vuol dire che a Napoli e dintorni gioca d’