Corrieredelgiorno.com | Agricoltura a pezzi: dopo l’uva, il latte e Clini

CASTELLANETA – Come gli esami, le beffe non finiscono mai.Chiusa la truffa dell’uva, è in gestazione quella del latte e Clini dà un colpo mortale a tutta l’agricoltura ionica.Era il Capodanno del 2009, due tir stavano per svuotare i capannoni dell’ex Enaoli, nei quali si lavorava l’uva appena comprata per poterla rivendere sui mercati nazionali e internazionali. Alcuni viticultori se ne accorsero e chiamarono l’on. Paolo Rubino, che col Tavolo Verde era il solitario patrono dei piccoli proprietari. Rubino chiamò giornali e tv. Fu scoperta “la truffa dell’uva”: i compratori pagavano con assegni a vuoto, ma la loro banca aveva garantito che fossero pieni. Il danno fu calcolato in una decina di milioni, ma solo i proprietari di un milione di uva non pagata si affidarono all’avvocato Mino Antonicelli e sporsero denuncia. I coltivatori avevano perso un’annata, cioè era come se avessero lavorato per un intero anno a vuoto, con in più avendo sostenuto le spese di produzione e all’intera comunità furono sottratti milioni di euro che sarebbero stati più d’una boccata d’ossigeno per artigiani, commercianti, edili e professioni. Ora la magistratura ha concluso le indagini e ha mandato gli “avvisi” a una ventina di persone.Non s’è ancora spenta l’eco di quella truffa dell’uva che giungono i “rumors” di un’altra grave situazione, questa del latte: nella fascia premurgiana, Mottola e prime terre baresi, racconta alla stampa Paolo Rubino, insieme con l’avv. Antonicelli, Giovanna Capriulo e Franco Parisi, si sa di compratori del latte che, per dirla in dialetto: “accatn a rask e vennen in contand”, cioè comprano non pagando e vendono in contanti quotidiani, loro maestro dev’essere stato Callisto Tanzi, nella piana emiliano-romagnola. Dice Rubino, testimoni alcune famiglie di allevatori nella piccola biblioteca del Nominae rosae: «In una riunione di una decina di persone abbiamo scoperto che manca all’appello un milione di euro ed invece è incombente la minaccia di perdere tutte le somme spettanti se si cambia compratore. E se a una decina di allevatori manca un milione di euro, quanti sono i milioni sottratti alle altre famiglie e alle loro comunità? E che cosa occorre per por termine a quest’altra beffa?».Come se non bastassero queste ruberie sparse, dice Rubino, e come se non bastassero le multinazionali, «a mettere definitivamente in ginocchio l’agricoltura ionica ecco il governo, un ministro tanto incauto quanto irresponsabile, Clini, il quale proclama che nel Tarantino si muore e ci si ammala perché sospetta che sia “avvelenata la catena alimentare”». Altrove lo avrebbero mandato a raccogliere cicorielle selvatiche a tal ministro, in Italia i tecnici sono più intoccabili e dannosi dei politici. «Un ministro che si rispetti, dice Rubino, indossando il suo antico laticlavio, dovrebbe essere preciso, cioè dire: questa è la zona infettata dall’Ilva e questo è il risarcimento agli agricoltori danneggiati, e questa è la zona nella quale l’inquinamento non giunge e italiani e stranieri possono mangiare con tranquillità i nostri frutti che sono tutti certificati ed eccellenti. Inevitabile la disdetta di alcuni contratti e il “non m’interessa” di altri clienti».Soluzioni? In agricoltura, per cominciare, dar vita al Km 0, cioè, invece di prendere uova dalla Polonia o agrumi dal Sud Africa e altro da altrove, rifornire dei frutti del posto tutte le mense pubbliche; quanto all’Ilva «è tempo che il Governo si decida a prendere qualche decisione: non si può perdere il lavoro, non si può desertificare il territorio, non si può lasciare il mare di Taranto alla Marina militare, ma occorre bonificare l’azienda e il territorio circostante e se Riva, come molti sospettano, non ci sta, gli si tolga l’azienda che gli fu regalata e la si metta in produzione pulita, garantendo così lavoro e sviluppo»; «quanto alla politica, conclude Rubino, il suo compito è darsi una nuova mentalità, unire il capoluogo al suo territorio, farne di nuovo, come si diceva allora, la città e la sua chora; proteggere il Tarantino dal destino di cimitero di scorie; ma per far ciò occorrono nuovi politici, perché chi ha governato finora non è estraneo alla crisi economica, ambientale e morale del Tarantino».L’avv. Antonicelli, parlando da avvocato, ha ricordato che nel “Caso Ilva”, «la Procura si sta comportando con senso di responsabilità, il suo ruolo, infatti è preciso: questo inquinamento produce morti e malattie, va fermato, si fermi l’azienda, invece sta dando il tempo e il modo alle istituzioni di salvare salute e lavoro». Altro è il “Caso agricoltura”: «Già l’Eurispes nel 2008 vedeva il Tarantino come permeabile alla ‘ndrangheta, quindi occorre coraggio a resisterle e protezione delle istituzioni, sia con il prevedere indennizzi ai truffati e agli estorti, sia con il far sospendere ad Equitalia le sue riscossioni, sia con la moratoria da parte dell’Inps dei conti in sospeso con gli agricoltori».

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