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Agenda Lazio 2013

   Uno scenario per il futuro dell’economia laziale

Documento di sintesi

 

A poche settimane dalle elezioni regionali, il Rapporto “Agenda Lazio 2013”, promosso dall’Eurispes e dall’Associazione ex-consiglieri regionali del Lazio, con la partecipazione di Unioncamere Lazio, vuole evidenziare, attraverso una ricognizione dei principali indicatori socio-economici sul territorio, quelli che saranno i punti sui quali la politica regionale sarà chiamata, inevitabilmente, a fornire risposte adeguate, rapide ed efficaci per la crescita e lo sviluppo della Regione Lazio.

 
Il possibile impatto della riforma delle Province nel Lazio. Unire due debolezze non fa una forza. Almeno dal punto di vista economico, la riforma delle Province in discussione al Senato, potrebbe provocare nel Lazio un aumento del divario tra città più sviluppate e aree con maggiori criticità. La Regione, già schiacciata dal gigantismo romano, vedrebbe da una parte le province più dinamiche, Frosinone e Latina. Dall’altra, Rieti e Viterbo, riunite in un’unica realtà, rischierebbero di impantanarsi nella scarsa crescita che le ha caratterizzate finora.

 
Dalla fotografia delle singole province infatti, emerge la sofferenza di Viterbo e Rieti.

Viterbo. Nel 2011 nella Provincia di Viterbo erano registrate 38.430 imprese e, da una lettura diacronica della serie storica, si può osservare, da un punto di vista unicamente quantitativo, una minore incidenza del territorio sul tessuto produttivo regionale. Negli ultimi dieci anni, infatti, le imprese di Viterbo sono le uniche che registrano un calo di quasi un punto percentuale; nel 2001 rappresentavano il 7,07% del totale imprese, nel 2011 la quota si è ridotta al 6,32%. Per contro, occorre evidenziare che nella provincia il numero delle società di capitale in dieci anni è raddoppiato, passando da 2.672 unità nel 2001, a 5.076 nel 2011, l’incremento maggiore in termini percentuali, anche se i valori rimangono ancora lontani dalla media regionale: sono il 13,2%, contro la media del 37,3%

 
Rieti. Tra le province laziali, Rieti è quella in cui sono localizzate il minor numero di imprese registrate, solo 15.232 unità, che rappresentano appena il 2,5% del tessuto produttivo regionale. Anche in questo caso, si fa riferimento ad una qualità imprenditoriale molto legata a settori tradizionali dell’economia, essenzialmente all’agricoltura (27,5%) e al commercio (22,5%), con una quota di imprese edili (19,5%) che si pone sopra la media nazionale. Anche dalla forma giuridica delle imprese reatine si evince il profilo di una struttura imprenditoriale ancora molto debole, caratterizzata soprattutto dalle ditte individuali, che nella provincia rappresentano il 67,2% del totale.

Roma. La Capitale continua ad essere dominante sul resto della Regione dal punto di vista economico. Persiste, infatti, il forte squilibrio evidenziato dai principali indicatori, con un numero di imprese romane che confermano la forza centripeta della provincia, che nel corso degli ultimi anni si è ulteriormente consolidata; nel 2005 le imprese romane rappresentavano poco meno del 72% dell’intero tessuto imprenditoriale regionale, nel 2011 le oltre 450mila imprese registrate corrispondono al 74% del totale regionale. Delle 227mila società di capitale presenti nella Regione Lazio, oltre 193mila sono registrate presso la Camera di commercio di Roma. L’estremo dinamismo dell’area romana e la sua capacità reattiva è dimostrato dal tasso di crescita delle imprese che sta tornando, seppur con difficoltà, ai livelli pre-crisi, con il 2,3%, a fronte dell’1,9% registrato a livello regionale e allo 0,8% della media nazionale.

Latina. Anche la Provincia di Latina come le altre province laziali, risente della forza attrattiva dell’area romana; infatti, se nel 2005 l’incidenza della provincia sul totale delle imprese regionali era pari al 10,5%, nel 2011 le 57.812 imprese registrate rappresentano il 9,5% sul totale imprese del Lazio, un’incidenza in calo di mezzo punto. Il settore agricolo registra una maggiore incidenza sul territorio, con il 19,6% a fronte del 14,6% rilevato a livello nazionale. Latina è inoltre la seconda provincia laziale per numero di società di capitali.

Frosinone. Nella provincia di Frosinone le attività che registrano i valori più elevati sono quelle legate all’estrazione di minerali da cave e miniere, con un’incidenza due volte sopra la media nazionale (2,2%), e le attività legate alla fornitura di acqua, reti fognarie, attività di gestione dei rifiuti e risanamento, che sul territorio mostrano un’incidenza una volta e mezza quella registrata a livello nazionale (1,4%). Al contrario, le attività immobiliari e quelle legate alla fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata non sembrano incidere in modo significativo sul sistema economico e produttivo della provincia. L’area produttiva di Frosinone, sebbene registri un tasso di crescita delle imprese superiore a quello di Viterbo e di Rieti, ma inferiore a quello di Latina e Roma, negli ultimi due anni sembra essere il territorio che, a livello di dinamicità imprenditoriale, registra le difficoltà maggiori; infatti, tra il 2010 e il 2011 il tasso di crescita delle imprese si è dimezzato, passando dall’1,7% allo 0,9%.

Sfida globale, ricchezza totale. L’aumento del volume del commercio con l’estero potrebbe rappresentare la leva più efficace per contrastare la crisi economica e per continuare a proiettare il sistema economico laziale oltre i suoi confini tradizionali. A proposito del grado di apertura al commercio con l’estero, le province di Latina e Frosinone presentano valori più elevati, sia della media regionale, sia nel confronto nazionale, sperimentando nel biennio 2010-2011 una crescita più elevata anche di quella della provincia capitolina, da sempre penalizzata da una terziarizzazione diffusa della propria economia.

 

Il Contratto di Rete. Il ricorso a questo innovativo strumento giuridico consente, soprattutto alle micro-imprese presenti nella regione, di uscire da una dimensione aziendale estremamente ridotta, totalmente inadeguata alle sfide dei mercati globali. Se da una parte è vero che questa forma contrattuale di collaborazione è, da un punto di vista quantitativo, ancora troppo poco utilizzata, è altrettanto vero che le uniche province che hanno sottoscritto un contratto di rete sono proprio quelle che presentano una maggiore apertura al commercio estero: a Roma le imprese che hanno sottoscritto un contratto di rete sono 24 (34 imprese coinvolte), a Latina 4 (15 imprese coinvolte) e a Frosinone 3 (5 imprese coinvolte).Al contrario, nelle altre due province, Viterbo e Rieti, nessuna azienda ha ancora ritenuto opportuna la collaborazione con altre imprese, attraverso la sottoscrizione di questa tipologia di contratto.

Le importazioni. Il territorio laziale ha visto crescere, in maniera significativa, le proprie importazioni, con valori che si collocano sopra la media nazionale (16,1%, a fronte del 9,3%), determinando una maggiore incidenza della regione che passa dal 7,9% all’8,4% sul totale delle importazioni in Italia. La provincia di Roma assorbe, da sola, il 79% delle importazioni laziali. Tra le Province che nell’ultimo biennio hanno registrato le variazioni più interessanti troviamo la Provincia di Frosinone che ha visto crescere il volume delle proprie importazioni del 19,5%; al contrario, le province di Viterbo e Rieti hanno subito una flessione, rispettivamente –3,8% e –1,3%, un calo che ha contribuito a ridurre ulteriormente la loro incidenza sul totale delle importazioni regionali, scesa sotto l’1%.

Le esportazioni. Al buon andamento delle esportazioni italiane hanno contribuito, in maniera determinante, anche le ottime performance riportate dal territorio laziale che, nel biennio non facile 2010-2011, registra una crescita del volume delle esportazioni pari al 13,9%, superiore agli incrementi registrati a livello nazionale, pari all’11,4%. Nel 2012 il giro d’affari dell’export laziale è stato superiore ai 17 miliardi di euro, e l’incidenza sul totale italiano è salita al 4,5%. In riferimento alle singole province, la lettura dei dati conferma un andamento piuttosto differenziato tra le due province a Nord di Roma e le due a Sud; mentre Viterbo e Rieti tra il 2002 e il 2011 perdono rispettivamente 27,1 e 80,7 punti base sul valore delle esportazioni (valori attualizzati), le altre province registrano andamenti positivi: Roma, Latina e Frosinone, infatti, guadagnano rispettivamente 21,4, 26,1 e 50,4 punti base (valori attualizzati).

La grande ritirata del sistema bancario. L’insistere della crisi economica sta avendo effetti sul territorio della Regione Lazio: da un lato, è possibile osservare le tipiche dinamiche della stretta creditizia, meglio nota come “credit crunch”, attraverso una riduzione della propensione al prestito del circuito bancario, a causa soprattutto dell’indice della Provincia di Roma, in costante calo dal 2003; dall’altro, aumenta l’ammontare del credito al consumo delle famiglie, dato in linea con il resto del territorio nazionale. Sul fronte della rete di distribuzione, negli ultimi dieci anni la presenza del numero di sportelli bancari sul territorio laziale è cresciuta, sia in rapporto al numero dei comuni serviti, sia ogni mille abitanti, un andamento in linea con il dato nazionale. Tra il 2001 e il 2011 il numero di sportelli bancari sul territorio della regione è aumentato del 21,1% (erano 2.286 nel 2001, sono 2.768 nel 2011), a fronte di una crescita del 14,8% registrata in Italia, nello stesso arco di tempo. Riguardo al valore dei depositi totali, il dato a livello nazionale sembrerebbe in costante crescita raddoppiando quasi il suo valore, ma, osservando al contrario i valori attualizzati, si scopre che dal 2009 tale grandezza si è andata riducendo; per quanto riguarda invece la Regione Lazio, nel periodo considerato, i due valori presentano andamenti analoghi e in flessione tra il 2010 e il 2011. Anche il calcolo dei depositi pro capite conferma la flessione dell’ultimo biennio.

L’economia della bellezza, dell’esperienza e della sostenibilità. L’importanza che l’innovazione, la sostenibilità, la cultura, il turismo e la green economy ricoprono all’interno di un nuovo modello di sviluppo è fondamentale – ancor più per il Lazio – per tornare alla crescita e allo sviluppo della regione. Il Lazio, infatti, con 4 siti Unesco, 283 musei, 1.064 biblioteche e ben 4.489 beni architettonici vincolati, rappresenta una tra le realtà di punta del panorama culturale italiano, capace di attrarre milioni di turisti, sia a livello nazionale, sia internazionale; un patrimonio ancora troppo poco valorizzato, e sottovalutato in termini di ricchezza prodotta e ricadute occupazionali che, anche in questo caso, risente molto di una forte connotazione romano-centrica. Se in Italia si contano 424 musei, monumenti e aree archeologiche, 88 sono situati nella regione Lazio, un valore pari al 20% del patrimonio nazionale, e di questi ben 60 sono riconducibili alla sola Provincia di Roma. Numeri notevolmente inferiori nelle altre province, con Viterbo a 18 e la Provincia di Rieti dove addirittura non risultano beni museali, architettonici o monumentali di proprietà dello Stato.

Nonostante le difficoltà legate alla crisi economica, negli ultimi due anni, il settore della cultura continua a generare ricchezza, facendo registrare incrementi interessanti, sia in termini di visitatori, sia in riferimento agli introiti realizzati. È importante sottolineare che, mentre in Italia, tra il 2010 e il 2011, l’incremento del numero di visitatori, è stato pari al 7,5%, nella regione la crescita è stata del 13,7%.

Il turismo. La Regione Lazio, con 25.663.343 di visitatori l’anno,rappresenta circa un decimo delle presenze registrate negli esercizi alberghieri a livello nazionale. Questo dato è determinato, ovviamente, dall’altissima incidenza della città di Roma che, da sola, registra 22.607.737 presenze totali (5.218.027 italiani e 17.389.710 stranieri), distanziando considerevolmente Latina, seconda provincia per merito, che registra solamente 1.282.525 presenze.

L’innovazione. È ormai accertata la stretta relazione che esiste tra la riduzione del digital divide, attraverso l’ammodernamento delle proprie infrastrutture digitali, e la crescita economica e produttiva di un territorio; recenti studi calcolano che ogni 10% di penetrazione di Banda larga, può determinare una crescita del Pil dell’1%, senza contare le ricadute occupazionali; in questo caso a ogni 1.000 nuovi utenti di banda larga corrispondono 80 nuovi posti di lavoro. Inoltre, maggiori investimenti nel settore, nel nostro Paese avrebbero un impatto positivo maggiore, vista la natura strutturale del nostro tessuto produttivo; numerosi studi scientifici dimostrano, infatti, che sono proprio le Piccole e Medie Imprese i soggetti che, più di altri, possono beneficiare delle ricadute significative che questa tipologia di investimento determinerebbe, consentendo loro di aprirsi ai nuovi mercati migliorandone la competitività.

Proprio al fine di ammodernare la propria realtà produttiva e sociale, la Regione Lazio, da tempo sta lavorando all’implementazione della propria dotazione infrastrutturale in riferimento alla Banda larga. Grazie al finanziamento del Ministero dello Sviluppo Economico, la regione ha predisposto nel 2012 la posatura di 504,8 km complessivi di Banda larga, di cui più della metà distribuiti tra le province di Frosinone (26,3%) e Rieti (25,1%).

Sostenibilità e green economy. L’economia verde potrebbe rappresentare un passaggio fondamentale ai fini del miglioramento della qualità della vita. Da non sottovalutare, inoltre, le ricadute in termini di ricchezza complessiva; l’economia verde, rappresenterebbe un impulso per la creazione di nuova occupazione, con ricadute importanti circa la sostenibilità dei sistemi produttivi. Si è scelto di riportare nella tabella che segue, il “Merito ecologico”, uno dei parametri più utilizzati per la valutazione del lavoro svolto dalle istituzioni sul tema della qualità della vita, che troviamo scomposti per singoli indicatori e che fanno riferimento alla sola Regione Lazio. Considerate le venti posizioni della classifica (da rapportare ad ogni indicatore), la Regione Lazio emerge positivamente solo negli indicatori inerenti l’utilizzo di mezzi pubblici, dove si colloca al 2° posto, e per quanto concerne la superficie agricola biologica, al 3° posto.

 

Fonte: www.eurispes.eu

 

 

 

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