Selfie di Donne – Lavoro, chiaroscuri al femminile
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Donne e lavoro: una su cinque ha svolto un doppio lavoro nell’ultimo anno e il 28,4% ha lavorato senza contratto |
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Attraverso l’ascolto di un campione composto da 543 donne[1] su tutto il territorio nazionale e rappresentative della componente femminile italiana per età (dai 18 anni in su) e area geografica di appartenenza, l’Eurispes ha cercato di offrire degli spunti di riflessione sulla condizione delle donne nel nostro Paese circa alcuni argomenti “chiave”: lavoro, consumi, stalking, valori e criticità. Quando c’è da rimboccarsi le maniche, le italiane non si tirano indietro e fanno salti mortali per conciliare scadenze professionali con orari familiari, tanto che una su cinque nell’ultimo anno ha svolto un secondo lavoro per “arrotondare” le entrate; le doppio-lavoriste sono soprattutto le 25-34enni (35,4%) nelle Isole (31,3%) e nel Nord-Est (30,4%). Le donne che si sono rivolte invece a conoscenti per arrotondare lo stipendio svolgendo servizi come assistenza agli anziani, piccoli lavori di sartoria, baby sitting, pulizie e giardinaggio, ecc. sono il 20,3%. Inoltre, il 28,4% delle donne negli ultimi 12 mesi ha lavorato senza contratto (con una prevalenza nelle fasce d’età più giovani dai 18 ai 34 anni) e il 29,3% ha svolto un lavoro meno qualificato rispetto alle sue reali competenze: 3 donne su 10, insomma, sono disposte a mettere nel cassetto qualifiche e curriculum vitae pur di portare a casa, in qualche modo, il proprio contributo economico. Per le italiane il lavoro si declina ancora in minuscolo, sia per il livello di occupazione che esse riescono a raggiungere sia per le caratteristiche del tipo di lavoro. Ancora oggi lo squilibrio tra la popolazione lavorativa femminile e quella maschile permane, anche se il tasso di disoccupazione tocca molto anche gli uomini. Tuttavia, si possono riscontrare lievi segnali di miglioramento: se si considera il trend relativo al decennio 2003-2013 emerge che il mercato del lavoro si è gradualmente modificato nella sua composizione per genere, vedendo crescere in maniera significativa la presenza femminile, l’8% in più tra gli occupati, e calare l’occupazione maschile, passata dal 69,13% del 1993 al 64,81% del 2013 (Fonte: Gender Gap, Report 2015 – JobPricing). Una possibile spiegazione dell’aumento occupazionale femminile sta nel fatto che la donna si trova spesso a “doppiare” i lavori domestici o le incombenze prettamente legate al ruolo della moglie e della madre in famiglia, sia per la tradizionale presenza femminile nei servizi sia per la maggiore disposizione femminile ad accettare lavori caratterizzati da una retribuzione più bassa e con un maggiore tasso di precarietà. Il mercato del lavoro italiano è comunque in evoluzione e, nonostante il permanere di situazioni di criticità, esso si muove verso una sempre maggiore presenza femminile, anche in termini qualitativi. A questo si aggiunga che le donne cercano spazi anche all’estero: secondo l’Istat il 44% tra i cervelli in fuga negli ultimi tre anni è al femminile.
[1] Per alcune domande il dato femminile è stato confrontato con quello del campione maschile formato da 577 uomini. Fonte: www.eurispes.eu
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