Dati e rivelazioni dell’indagine sul rapporto tra “Bambini e nuove tecnologie” in 9 Comuni della Gallura appartenenti al Plus

COMUNICATO STAMPA

Dati e rivelazioni dell’indagine sul rapporto tra “Bambini e nuove tecnologie” in 9 Comuni della Gallura appartenenti al Plus

 

È una grande messe di dati e informazioni quella che è emersa dall’indagine di Eurispes sul rapporto tra bambini e digitale. A illustrarne almeno una sintesi significativa ci ha pensato il convegno di venerdì 16 ottobre organizzato dall’Istituto di ricerca a cui hanno partecipato tre qualificate esperte del mondo dell’infanzia: la pedagogista Barbara Pala, referente del Plus, progetto che coinvolge 9 Comuni galluresi e di cui Tempio Pausania è capofila; la sociologa Fulvia Romanino, collaboratrice scientifica di Eurispes; e Benedetta Uda, media educator del Cremit (Centro di ricerca sull’educazione ai media, all’innovazione e alla tecnologia) che fa capo all’Università Cattolica di Milano. Nel convegno coordinato da Giuseppe Pulina, docente di filosofia, giornalista e collaboratore scientifico di Eurispes, il capoluogo gallurese, che ha avuto un ruolo di primo piano nel progetto, è stato rappresentato dall’avvocato Edvige Baldino e dalla professoressa Brunella Manconi. Entrambe hanno sottolineato l’importanza del tema e l’urgenza pedagogica da questo rivestito. Aspetto, questo, su cui si è soffermato nel suo intervento introduttivo il direttore di Eurispes Sardegna, Gerolamo Balata, che ha anche ricordato come l’Istituto sia da tempo in prima linea con i suoi studi e il suo staff nell’analisi del mondo giovanile sardo. 

Nell’ultima indagine, realizzata con il contributo della Regione Sardegna, sono stati coinvolti i genitori di bambini e bambine di età non superiore ai 6 anni, frequentanti pertanto le strutture private o le scuole dell’infanzia dei 9 Comuni interessati dall’indagine (oltre a Tempio Pausania, Aggius, Aglientu, Badesi, Bortigiadas, Calangianus, Luogosanto, Luras e Trinità d’Agultu). In tutto, 285, come il numero dei questionari compilati e analizzati. Non pochi, se si riferisce il numero al totale del campione. Obiettivo dell’indagine erano le pratiche domestiche in relazione alle tecnologie presenti in casa. In altre parole, l’intento che ha orientato la lente di osservazione degli analisti di Eurispes è stata l’esigenza di accertare come e quanto ci si possa dire preoccupati per l’invasività e la pericolosità che le tecnologie digitali possono mostrare quando il loro uso senza filtri s’innesta nel quotidiano dei più piccoli, in modo diretto o indiretto. Dinamica che chiama in causa ruoli e responsabilità più o meno indirette degli adulti.

Barbara Pala ha sottolineato l’importanza degli studi sulle tendenze locali, «importanti – ha dichiarato – per prevenire sintomi di disagio prima che diventino emergenze». Una di queste, indicata dalla pedagogista del Plus, è, ad esempio, la povertà educativa digitale che sta accrescendo disparità e ineguaglianze anche nel mondo delle nuove tecnologie.

L’analisi dei dati dell’indagine, condita da numeri e riflessioni puntuali, è stata fatta da Fulvia Romanino. La sociologa ha fatto presente come lo smartphone sia il dispositivo prevalentemente usato dai genitori intervistati e come la smart TV risulti invece un mezzo molto impiegato per la sua più diretta e facile accessibilità. Sono questi gli interfaccia tra la dimensione digitale e l’operatività curiosa e incontenibile dei più piccoli. Ci sarebbe poi una fascia oraria in cui l’accesso al digitale risulta più facile e più frequente per i bambini: sono le ore del pomeriggio e della sera, quando non sono a scuola e quando, forse, i genitori sono distrattamente impegnati in più occupazioni.

Del digitale, da non intendere come semplice supporto strumentale, ha tessuto un parziale elogio Benedetta Uda, contraria a una sua preconcetta demonizzazione. «Il digitale e le nuove tecnologie – ha dichiarato – possono essere strumenti utili in più campi. Possono, ad esempio, favorire le relazioni intergenerazionali, costruendo ponti tra giovani e anziani, e sono anche fondamentali nella documentazione, di cui la ricerca e l’azione pedagogica non possono fare a meno». Si tratterebbe, insomma, di fare un buon uso delle nuove risorse tecnologiche. Un esempio? «Un digitale gentile che si adatti al bambino e che non chieda a questo di adattarsi a lui. E poi il suo uso integrato nell’esperienza diretta nel quotidiano dei più piccoli». Un modo questo per “normalizzare” e ottimizzare l’uso di tecnologie che sono motivo di preoccupazione per molti genitori. Tra questi, si è scoperto, solo la metà fa uso del parental control per proteggere i più piccoli dalla visione di contenuti televisivi e mediatici inadeguati, mentre (dato che ha colpito tanto i ricercatori quanto l’uditorio del convegno) il 34,7% del campione intervistato ha dichiarato di non averne mai preso in considerazione l’uso. 

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