Gioco pubblico: la Basilicata ritocca la legge con il contributo dell’Osservatorio dell’Eurispes

COMUNICATO STAMPA

Gioco pubblico: la Basilicata ritocca la legge anche grazie al contributo scientifico dell’Osservatorio dell’Eurispes

Il Consiglio Regionale della Basilicata, nella seduta del 10 febbraio scorso, ha modificato la Legge Regionale n.31, approvata nel 2014, per il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico.

A fare da spartiacque sono state le audizioni tenutesi presso la Quarta Commissione Consiliare (Politica sociale), finalizzate allo svolgimento dei necessari approfondimenti sul tema.

Infatti, è all’indomani degli interventi degli enti e dei soggetti espressione delle differenti realtà sociali e professionali – alle quali ha contribuito anche l’Osservatorio su Giochi, Legalità e Patologie dell’Eurispes – che si è di fatto aperta una nuova fase di riflessione sull’efficacia delle misure già adottate e su quelle da adottare per il contrasto delle dipendenze da gioco d’azzardo.

In questo solco di “ripensamento” e “miglioramento” si colloca anche la Legge Regionale n. 28 approvata a dicembre 2019, che, al fine di rafforzare le misure di prevenzione, rispetto a quanto già previsto nel testo del 2014, ha istituito la giornata lucana per la lotta alla dipendenza da gioco d’azzardo, nella consapevolezza dell’importanza primaria di ogni azione di sensibilizzazione sul tema dei rischi connessi al gioco d’azzardo, specie delle fasce giovanili della popolazione.

In un’ottica che valorizza il profilo culturale e della conoscenza, in occasione della giornata dedicata al tema (il 2 dicembre di ogni anno), sono state previste iniziative volte alla diffusione della cultura della legalità e alla consapevolezza dei danni e dei rischi, attraverso campagne di informazione, convegni, studi, dibattiti ed il coinvolgimento del Dipartimento Regionale delle Politiche della Persona.

Il legislatore regionale ha, pertanto, compiuto un passo avanti rispetto all’impianto della legge approvata cinque anni prima ed ispirata alla tutela prioritaria della salute delle persone e famiglie nella condizione di dipendenza da gioco. In sostanza, ci si è resi conto che non è possibile prescindere da uno sguardo d’insieme, attento e responsabile, proiettato anche sugli effetti delle misure già adottate, specie se questi possono interferire con la tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza ed impattare in misura assai rilevante sui livelli occupazionali.

Nella relazione illustrativa alla proposta di modifica della legge si riporta che «dalle audizioni sono emersi chiaramente i rischi connessi ad una eccessiva restrizione dell’offerta pubblica di gioco, in ragione del presidio di legalità rappresentato dalla rete dei concessionari dello Stato e alla luce dell’interesse della criminalità organizzata a penetrare nei territori attraverso canali di raccolta non autorizzati ed in grado di soddisfare la domanda di gioco pur sempre presente».

A partire da questa presa di coscienza, il testo approvato rimodula alcuni articoli della legge vigente, attingendo dai risultati dei dati forniti dall’Istituto Superiore di Sanità, valorizzati dagli studi dell’Osservatorio dell’Eurispes, diretto dagli avvocati Chiara Sambaldi e Andrea Strata, in merito alle tipologie di giochi con vincita in denaro preferite dalla popolazione ed alle propensioni dei giocatori. Quelli cosiddetti “patologici” risultano, infatti, ricercare luoghi lontani da casa che garantiscano maggior privacy, occultando in qualche misura la propria condizione di difficoltà.

Ne deriva che la misura del cosiddetto “distanziometro”, contenuta anche nella Legge della Basilicata, che impone distanze minime da luoghi definiti sensibili degli esercizi che offrono gioco pubblico, non risulta mitigare la pulsione al gioco dei giocatori “problematici” e “patologici” facendo emergere, piuttosto, criticità rispetto alla tutela di altri interessi pubblici meritevoli di altrettanta attenzione e considerazione.

È alla luce di questo dato che il percorso avviato dal legislatore regionale ha portato alla revisione della parte della legge dedicata proprio al “distanziometro”. La distanza minima pari a 500 metri, come prevista dal testo originario della legge, avrebbe di fatto reso impossibile l’insediamento di nuove attività con chiusura e distorsione del mercato a vantaggio delle attività preesistenti che sarebbero rimaste prive di concorrenza e a favore del gioco illegale. Così la “distanza minima” è passata da 500 a 250 metri per i Comuni fino a 20.000 abitanti e a 350 metri per i Comuni con oltre 20.000 abitanti.

Sul fronte occupazionale, l’esigenza di tutelare i lavoratori del comparto, impostasi nel dibattito politico con una dignità spesso mortificata in altre sedi, è stata recepita nella previsione di salvaguardia della validità delle autorizzazioni concesse prima della data di entrata in vigore della disposizione, mettendo così al sicuro quasi 5.000 posti di lavoro. Al contempo, nel solco dei princìpi contenuti nell’Intesa siglata in Conferenza Unificata Stato Regioni Enti Locali il 7 settembre 2017, è stata evidenziata la necessità di implementare la responsabilità sociale degli operatori a tutela dell’utenza e per facilitare un accesso equilibrato e controllato ai sevizi di gioco attraverso una formazione mirata e specifica.

Il nuovo intervento legislativo ha anche previsto l’inasprimento delle sanzioni amministrative, una maggior chiarezza nell’individuazione dei luoghi sensibili, e ha gettato le basi per il vaglio di una disciplina omogenea, a livello regionale, in ordine agli orari di funzionamento degli apparecchi da gioco. Infatti, entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge, la Giunta Regionale dovrà approvare una regolamentazione uniforme in materia di orari evitando, così, regole a macchia di leopardo.

La modifica della Legge Regionale va letta in chiave positiva poiché rappresenta il frutto di un diverso approccio culturale, più volte evocato dall’Osservatorio dell’Eurispes, e che valorizza lo spirito di leale collaborazione che dovrebbe informare sempre i rapporti tra Stato, Regioni ed Enti locali.

Tale approccio è stato altresì valorizzato dal Ministero dell’Interno (Dipartimento di Pubblica Sicurezza) che con la Circolare del 6 novembre 2019, ha evidenziato la valenza dell’Intesa raggiunta in seno alla Conferenza Unificata a settembre 2017, confermando il contenuto dell’accordo raggiunto in materia di orari in tale sede: massimo sei ore complessive di interruzione del gioco durante il giorno.

In conclusione, la revisione della legge lucana si è ispirata a quel bilanciamento degli interessi in campo, più volte segnalato come indispensabile quando si tratta di disciplinare fenomeni complessi, come quello del gioco pubblico, che presentano indubbi e conclamati rischi di degenerazione criminale.

La Basilicata si va ad aggiungere alle altre regioni che hanno già ripensato, o stanno ripensando, le proprie leggi per il contrasto dei rischi connessi al gioco d’azzardo, quale frutto di una più attenta ed equilibrata analisi del fenomeno a 360°. Dopo la Puglia, il Piemonte sta valutando correttivi, e la Campania ha appena approvato un Testo Unico sul Gioco che recepisce le stesse istanze che hanno riportato ad equilibrio normative figlie di una risposta frettolosa, emotiva e non ragionata, a quella che è stata definita un’emergenza sociale.

Emergenza che, tuttavia, non sembra rientrare tra le priorità di intervento del legislatore nazionale che tarda ancora a varare una normativa organica che possa indirizzare le iniziative locali, garantendo l’unitarietà dell’ordinamento e quindi la certezza del diritto e delle regole. È questo, invero, il primo passo necessario per un’adeguata azione di contrasto dei tentativi di infiltrazione criminale nel settore.

Dalla tutela della salute pubblica a quella dell’ordine pubblico fino alle entrate erariali che continuano a crescere: secondo il rapporto pubblicato dal Mef, le entrate totali, dirette ed indirette, dai giochi pubblici segnano un +6,4%, assestandosi a 12 miliardi di euro nei primi 11 mesi del 2019.

 

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