Saverio Romano (Eurispes): «Fenomeno migratorio tema centrale della politica: la Ue ha le sue responsabilità. Occorre investire su welfare, formazione, scuola e politiche attive del lavoro»

«Temi come quello dell’inclusione sociale, dell’aumento delle povertà, della marginalizzazione sociale e della necessità di un nuovo sistema di welfare, da estendere a nuove categorie di soggetti, quello di un Meridione che segna il passo e che non tiene il ritmo delle altre regioni del Paese, fanno parte a pieno titolo dell’agenda di Eurispes, delle sue ricerche e dei suoi studi che prendono spunto dai dati offerti dalla realtà e che si confrontano con quelli relativi ad altre situazioni geografiche e politiche, con l’obiettivo di proporre soluzioni e di indicare le migliori pratiche da seguire».

Così, Saverio Romano, Responsabile Dipartimento Mezzogiorno Eurispes, in uno dei passaggi del suo intervento al convegno “Migrazione e sviluppo del territorio” tenutosi presso Palazzo Comitini, a Palermo, e organizzato dal Centro Studi Arnao.

«Da un punto di vista politico, la centralità della questione migratoria emerge dal fatto che proprio su questo tema si é giocata la partita del consenso tra i due fronti, sovranista e europeista, nelle varie competizioni elettorali nazionali che si sono avute negli ultimi anni. Ebbene, é lecito affermare che la paura e le tensioni alimentate dalle formazioni sovraniste sul tema delle cosiddette migrazioni selvagge, sul pericolo di una invasione di extracomunitari, sul rischio della perdita delle nostre identità culturali, sulla sicurezza e sulla criminalità, la dice tutta sul ruolo che ha rivestito l’argomento, La ricetta che secondo Eurispes dovrebbe essere seguita e che é stata illustrata in occasione dei vari workshop, é quella degli investimenti nel welfare, nel sistema della formazione e della scuola, nelle politiche attive del lavoro, per ridurre i divari e colmare le lacune, per avviare in modo costruttivo e con la prospettiva del lungo termine gli interventi di una vera integrazione sociale e culturale. L’Unione europea ha le sue responsabilità e oggi ne paga il prezzo in termini di sfiducia nelle sue istituzioni: gli egoismi hanno prevalso sulla solidarietà, non é stata promossa alcuna vera politica comune sul tema migratorio e le risorse impiegate hanno solo cercato di smussare l’emergenza. Se oggi dobbiamo fare i conti con i proclami semplicistici e propagandistici dei vari leader sovranisti, coi i razzismi crescenti, con la xenofobia e i muri che si vogliono innalzare, grandi responsabilità le ha l’Unione europea che deve cambiare, rafforzandosi politicamente e nei suoi meccanismi democratici, avvicinandosi alle diverse esigenze dei territori per affrontare e risolvere la questione migratoria, fenomeno epocale con cui dovremo fare i conti nei prossimi decenni».

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