La grande mutazione: il P.C.I. – di Antonio Pilieri
di Antonio Pilieri
Vallecchi Editore, 1991 – 100 pagine
I processi di trasformazione in atto nel PCI sollecitano interrogativi di fondo e non possono ridursi a mutamenti avvenuti nei paesi dell’est europeo. Sono processi che vanno collocati all’interno di un percorso storico preciso e nei mutamenti della stessa società italiana.
Un’attenta lettura di documenti ed eventi mostra come si debba pensare a una gestione lenta, faticosa, non esente da contraddizioni, a cominciare già dagli anni Trenta, quando Togliatti, pur stretto nelle logiche dittatoriali e staliniste, avvertiva l’esigenza di fornire ai dirigenti del P.C.I. clandestino una formazione partitica in stretto confronto con linee di sviluppo nazionali. In una linea di continuità, Berlinguer portò avanti le formule dell’eurocomunismo e del compromesso storico.
Il processo di progressivo accostamento ai grandi principi della democrazia occidentale non subisce interruzione e punta a trovare una linea che superi i vecchi concetti di rivoluzione proletaria e di democrazia diretta, accttando un modello riformistico e una democrazia fondata sul principio di rappresentanza. Sono questi i due grandi temi sui quali va dibattendosi il P.C.I. nel tentativo di trovare una composizione di linee che ancora oggi, al suo interno, appaiono divergenti.
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