Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Gelosia, separazione e abbandono spingono gli uomini alla violenza

Quando la violenza è psicologica:
in 8 casi su 10 la vittima dello stalker è una donna


Si celebra oggi, 25 novembre, la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, inaugurata dall’Onu nel 1999. Le stime delle agenzie internazionali indicano che nel mondo ogni 60 minuti viene uccisa una donna.

 

In Italia la violenza domestica è la prima causa di morte per le donne tra i 16 e i 44 anni.

Secondo i dati dell’Eurispes tra il 2009 e il 2010 si sono verificati in Italia 235 omicidi in famiglia, con una media di un assassinio ogni tre giorni. Nella maggior parte di casi ad uccidere è stato un uomo (85,7% nel 2009 e 84,9% nel 2010) e la vittima una donna. Per quasi 6 autori su 10 il movente è stata la gelosia, la non rassegnazione alla separazione o un abbandono.

 

Le donne sono insomma le vittime sacrificali, forse perché più deboli o peggio perché non più disposte ad accettare soprusi e angherie.

 

Sono state il 70,5% sul totale le donne uccise nel 2009 e il 62,8% quelle che hanno perso la vita (per mano di un omicida uomo nell’84,9% dei casi) nel 2010, tra le mura “domestiche”. Tra queste, la maggior parte erano mogli o conviventi (20,3% nel 2010).

Una violenza, quella sulle donne, che non si traduce solamente nel gesto estremo e feroce dell’omicidio, ma anche attraverso forme di violenza psicologia e atteggiamenti persecutori.

Dal 23 febbraio 2009 anche in Italia esiste una legge per combattere quelle forme di violenza quotidiane che cambiano fortemente la vita delle vittime del reato di stalking, per il quale è prevista la reclusione da sei mesi a quattro anni. Lo stalking è entrato a far parte del nostro ordinamento con il decreto legge del febbraio 2009 poi convertito in legge, che ha introdotto all’art. 612 bis C.p. il reato di “atti persecutori”, espressione con cui si è tradotto il termine inglese to stalk, con il quale si fa riferimento a quelle condotte persecutorie e di interferenza nella vita privata di una persona.

In otto casi su dieci la vittima dello stalker è una donna. Il numero di persone arrestate/denunciate per stalking, tra il 23 febbraio 2009 e il 30 settembre 2010, ammonta a 10.385. Nello stesso periodo, il numero degli ammonimenti del questore è stato pari a 1.891 mentre i divieti di avvicinamento sono stati 2.629. L’incidenza maggiore si è avuta in Lombardia (335 ammonimenti e 369 divieti di avvicinamento). 

Sempre più spesso si parla di cyberstalking ossia l’uso di Internet, della posta elettronica, o di altri dispositivi di comunicazione elettronica per molestare un’altra persona. 

APPROFONDIMENTI

Rapporto Italia 2011 – Odi et amo: il tormento degli “assassini domestici”

Anche se ancora non esistono dati sul fenomeno, la Cassazione ha stabilito che la “condotta persecutoria e assillante” perpetrata attraverso i Social Network costituisce molestia ed è punibile in base all’art. 612 bis c.p. 

La violenza sulle donne è un fenomeno molto complesso, il cui studio inevitabilmente deve muoversi su molteplici dimensioni. La capillare diffusione dei centri antiviolenza insieme alle numerose campagne di informazione e sensibilizzazione intorno a questo tema possono essere considerati una delle cause principali della maggiore visibilità del fenomeno, associata ai profondi mutamenti culturali avvenuti nell’ambito dei rapporti di genere. Il percorso di cambiamento deve, però, essere ancora alimentato, poiché la quota di sommerso del fenomeno è tuttora altissima e scarsamente quantificabile. Basti pensare, ad esempio, che le denunce per violenza sessuale rappresentano la punta di un iceberg: sono solo una piccola quota della totalità delle violenze compiute realmente in Italia.

Le attività di sensibilizzazione e sostegno devono essere affiancate, a livello nazionale, da una maggiore attenzione nei confronti del fenomeno della violenza contro le donne, che si traduca nella costruzione di nuovi strumenti di misurazione e monitoraggio, non solo delle stesse violenze, ma anche dei percorsi della giustizia.

LO STALKER OGGI LA PAGA CARA

«Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita. La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa. La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità di cui all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero con armi o da persona travisata. Il delitto è punito a querela della persona offesa». Decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11 “Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori”.

 

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