Animali domestici: quasi il 42% degli italiani ne possiede uno

Più di 14 milioni i quadrupedi ospitati nelle case del nostro Paese
Cani e gatti: mezza Italia non potrebbe rinunciarci
L’omissione di soccorso di un animale ferito in strada è equiparata a quella di un essere umano. I dati Eurispes sul rapporto uomo-animale


Un aggiornamento si impone nell’affrontare l’argomento “animali”. Risale all’estate 2010 la modifica al Codice della Strada che obbliga al soccorso degli animali vittime di incidenti, ma da pochi giorni il cambiamento è rafforzato con la pubblicazione del decreto attuativo sulla Gazzetta Ufficiale n. 289: l’omissione di soccorso nei confronti di un animale ferito in un incidente della strada è, per legge, equiparata a quella nei confronti di un essere umano. Allo stesso modo, sono autorizzati per legge l’utilizzo della sirena e del lampeggiante tanto per le ambulanze veterinarie in emergenza quanto per i mezzi di vigilanza zoofila. Così come all’intervento delle Guardie Zoofile è stato riconosciuto lo stesso carattere d’urgenza di quello di Carabinieri e Polizia. In caso di incidente stradale, dunque, è obbligo fermarsi se si è investito qualunque animale, un cane o un capriolo, un cavallo o un gabbiano”. Anche quella delle ambulanze veterinarie non è una novità, dal momento che risulta nel codice della strada in base alla legge 120/2010. Non solo: il decreto attuativo prevede che anche i privati possano utilizzare i loro mezzi di trasporto per il soccorso di animali in difficoltà e farsi largo tra le altre vetture a suon di colpi di clacson. Quello che in pratica si fa tutt’oggi quando si porta una persona in ospedale, con urgenza. La questione non è più solo appannaggio del mondo animalista e ambientalista: già da tempo è diventata una questione etica che riguarda tutti, perché è un indicatore, anch’essa, del senso civico e della corretta convivenza.

Da sempre l’Eurispes si è interessato al tema, dedicando ad esso ampio spazio nel suo annuale Rapporto Italia e cercando di comprenderlo attraverso le sue varie sfaccettature: disparità di trattamento degli animali, rapporto animale-uomo, modifica di abitudini alimentari e stili di vita. Risale al 1977 la Dichiarazione dei diritti dell’animale, il cui primo articolo recita: “Tutti gli animali nascono uguali davanti alla vita e hanno gli stessi diritti all’esistenza”. Si badi bene: nell’accezione di “animale” è compreso anche l’uomo. Per capire le dimensioni cha hanno assunto le organizzazioni che si occupano della tutela degli animali, si considerino queste cifre che ha stimato l’Eurispes nel corso degli anni: nel 1999 erano state censite 633 organizzazioni di volontariato, cifra che ha subito una costante crescita. I gruppi animalisti si possono dividere in due macro-tipologie: quelli maggiormente attenti alla salvaguardia di alcune specie (è il caso della Lipu, ad esempio) e quelli che operano su un piano più “politico”, attraverso la sensibilizzazione dell’opinione pubblica e la pressione sul sistema politico (ne sono un esempio la Lav e gli Animalisti Italiani). Queste le aree tematiche più rilevanti: gli abbandoni degli animali domestici, dei maltrattamenti e del randagismo (con l’annesso problema degli incidenti stradali); gli aspetti relativi agli animali da macello e al trattamento loro riservato (in questo ambito si inserisce la scelta vegetariana); il controverso mercato delle pellicce; la vivisezione e l’uso di animali in esperimenti scientifici. Il tema continua ad essere oggetto di interesse e ricerca da parte dell’Eurispes. Al 2011, in Italia, i possessori di animali domestici che hanno dai 18 anni in su superano i 21 milioni. Per quanto riguarda in particolare i due animali domestici più diffusi nelle famiglie italiane, si stima che oltre 10.170.000 italiani (dai 18 anni in su) abbiano in casa uno o più cani, mentre superano i 7 milioni i possessori di gatti.


Disparità di trattamento degli animali

Cani, gatti, pesci (da acquario) e canarini rimangono i preferiti dagli italiani; non è da sottovalutare, però, la moda, dilagante anche nel nostro Paese, della fauna esotica. Il Rapporto Eurispes 2002 aveva calcolato che il commercio mondiale di questi animali aveva raggiunto la considerevole cifra di 7.700 miliardi l’anno. Questo numero è stato poi confermato anche dal Rapporto Zoomafia 2007 della LAV, nel quale si legge, inoltre, che l’Italia è tra i Paesi più attivi nel commercio internazionale di specie animali (ed anche vegetali). Altro problema: l’abbandono degli animali domestici. A fronte dei 6.900.000 cani e dei 7.400.000 gatti amorevolmente allevati tra le mura domestiche, in Italia vivono anche 580.000 cani e 2.020.000 gatti “on the road”, cioè randagi. Anche questi dati sono stati recentemente confermati: secondo le stime fornite dal ministero della Salute, nelle strade italiane si troverebbero circa 700.000 cani e ben 22.000 colonie feline, corrispondenti a pressappoco due milioni di gatti. Consapevoli del costo sociale del fenomeno, i gruppi ambientalisti e le stesse Amministrazioni pubbliche concentrano i propri sforzi e predispongono politiche per la pianificazione e la prevenzione delle situazioni di disagio. Non va dimenticato, infatti,  che si pongono con forza preoccupazioni igienico-sanitarie, di sicurezza per gli animali domestici e sulle strade. Inoltre: un ulteriore dato lascia perplessi, quello relativo al combattimento tra animali, che continua a trovare il sostegno del 2,4% della popolazione italiana. Pur trattandosi di un comportamento messo al bando dai più, persiste ancora una percentuale di cittadini che trova abbastanza (1,9%) o molto (0,5%) divertente assistere a tali “spettacoli”. Incrociando questo dato con la zona geografica di appartenenza, emerge che la pratica dei combattimenti tra animali è considerata molto o abbastanza tollerabile dal 3,6 degli abitanti delle regioni meridionali e dal 5,7% di coloro che vivono nelle Isole. Al contrario, è assolutamente condannata dagli abitanti del Centro che lo tollerano solo nello 0,6% dei casi.

Rapporto animale-uomo

Dai dati Eurispes emerge che: l’87% nutre sentimenti positivi nei confronti degli animali; per il 51,3% si tratta di un vero e proprio affetto, mentre il 35,9% dichiara di attribuire a tutte le specie viventi un doveroso rispetto. La quota restante, il 12,8%, si schiera, invece, su posizioni meno entusiastiche. Sono il 7% coloro che affermano di essere totalmente indifferenti e il 3% coloro che addirittura evitano di instaurare qualsiasi tipo di rapporto con il mondo animale per paura o per fastidio (2,7%). Se incrociamo questo dato con l’appartenenza di genere, notiamo che a provare affetto sono soprattutto le donne, le quali, probabilmente per la naturale propensione alla cura dell’altro, umano o animale. Il 38,7% degli uomini dichiara, invece, di aver rispetto per tutti gli animali. Parallelamente sono soprattutto le donne italiane a manifestare indifferenza (7,7%), paura (4,1%) o fastidio (3,1%). Quali sono gli animali maggiormente accolti nelle case degli italiani? Innanzitutto sono il 41,7% gli italiani che hanno in casa un animale domestico. In molti casi si tratta di una sola presenza (29,8%), ma non mancano situazioni in cui sono presenti due animali (30,9%) o tre (13%). Incrociando ancora una volta questi dati con il genere sessuale vediamo che: il 44,2% delle donne ha adottato uno o più animali domestici (contro il 39,% degli uomini). Se, invece, incrociamo queste cifre con l’appartenenza geografica si evidenzia che la tendenza ad avere un animale in casa è maggiore nelle regioni del Nord-Ovest (44,5%) e del Centro (44,4%), mentre appare più contenuta nel Nord-Est (37,6%) e nelle isole (38,3%). Quella degli animali è una vera e propria passione: il 48,4% degli italiani ha dichiarato di non poterne fare a meno. Accanto ai cinofili, sono molti (33,4%) coloro che posseggono un gatto.

Più contenute le percentuali di coloro che hanno altri animali quali i pesci (4,9%), le tartarughe (4,7%), i volatili (4,1%), i roditori (conigli: 2,1%, criceti: 1,6%) e i rettili (0,8%). Consideriamo ora le motivazioni addotte al desiderio di avere uno o più animali in casa. Molto spesso chi decide di adottare un cucciolo finisce per considerarlo, a tutti gli effetti, un membro del nucleo familiare, trasferendo su di esso bisogni e aspettative personali. Bisogno, anzitutto, di colmare la solitudine (41,7%) e di avere qualcuno di cui prendersi cura (18,5%), mentre sono ridotte le percentuali di coloro che prendono un animale per difesa (5,3%) o per esprimere il bisogno di essere obbediti (0,9%). Sono gli uomini a considerare gli animali domestici come degli amici con i quali trascorrere il tempo libero, mentre le donne tendono a vedere in essi un essere bisognoso di attenzioni e amore. Oltre queste divergenze di vedute, vale comunque per entrambi i sessi (uomini: 31,5%, donne: 31,2%) l’assunto di base secondo il quale possedere un animale vuol dire avere un amico. E per essi gli italiani, soprattutto uomini, sono disposti a spendere anche cifre considerevoli, alla luce, anche, dello stile  “glamour” (T-shirt, collari fatti di strass, cappottini,…) che ha “investito” anche il mondo animale. Nonostante la crisi economica abbia costretto a diminuire le spese per i propri animali, il 34,2%, ad esempio, continua a spendere molto per la toletta. Comportamenti che possono degenerare in vero e proprio antropomorfismo, tanto che è sempre più urgente intervenire sul rapporto uomo-animale, affinché esso possa essere equilibrato e consapevole nel rispetto delle specifiche individualità: «abbandonare un cane è una pratica aberrante, costringerlo a non essere un cane non è certo meglio» (Rapporto Italia 2000 – Eurispes).

Nel 2003, infine, un Accordo tra il Ministero della Salute, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano ha riconosciuto, tra le altre cose, anche la pet-therapy come attività utile all’uomo: in questo modo favorisce la crescita della cultura del rispetto della dignità degli animali da compagnia stabilendone, per la prima volta in Italia, il ruolo terapeutico che possono avere nella vita delle persone disabili. In Italia la pet-therapy fece il suo ingresso negli anni Ottanta. Nonostante l’incredulità e lo scetticismo iniziale, l’interesse verso questo nuovo tipo di applicazione è diventato sempre più forte. Sempre a proposito di pet-therapy un’indagine di Eurispes e Telefono Azzurro è risultato che il 61,5% di bambini vive con un pet. Si tratta di una percentuale piuttosto elevata che, probabilmente, delinea una inedita tipologia familiare che potremmo definire pet family, una nuova composizione del nucleo familiare che prevede al suo interno la presenza dei genitori, del bambino e di uno o più animali domestici. Quali sono le ragioni di quest’ampia diffusione? Probabilmente in alcuni casi l’animale domestico.

 

Modifica di abitudini alimentari e stili di vita

La sensibilizzazione crescente verso gli animali ha comportato alcuni cambiamenti. La maggiore sensibilizzazione dell’opinione pubblica ha comportato una accresciuta attenzione al trattamento degli animali utilizzati per la macellazione. La stessa Unione Europea, in questi ultimi anni, ha mostrato sempre maggior interesse e sensibilità verso le tematiche relative al benessere animale anche per quanto riguarda le macellazioni degli animali. La protezione degli animali durante la macellazione o l’abbattimento è una questione di interesse pubblico che incide sull’atteggiamento del consumatore nei confronti dei prodotti agricoli. Infatti il consumatore, oltre a pretendere una carne prodotta nel pieno rispetto delle norme igienico sanitarie, chiede anche che non siano inflitte inutili sofferenze agli animali da cui provengono le carni. Inoltre, una migliore protezione degli animali durante la macellazione contribuisce a migliorare la qualità della carne e indirettamente produce un impatto positivo sulla sicurezza del lavoro nei macelli. All’interno di tale aspetto si inseriscono anche i cambiamenti delle abitudini culinarie; è il caso di coloro che hanno compiuto una scelta in senso vegetariano, soprattutto nelle regioni del Nord e del Centro. Altro tema particolarmente sentito è quello relativo al mercato delle pellicce, argomento delicato perché connesso a un settore commerciale di una certa rilevanza che, se pure ha subito una importante diminuzione della domanda, continua ad essere strategico per la moda e l’economia italiane. I dati elaborati da Pambianco Strategie di Impresa (società specializzata in ricerche di mercato) confermano questa tendenza, già registrata dall’Eurispes nel 2002: il 2008 e ancor più il 2009 hanno segnato un forte calo della produzione italiana di pellicce, così anche se il 2010 ha registrato un aumento del 18%, non è stato sufficiente a colmare il calo degli anni precedenti. La percentuale di coloro che valutano positivamente l’uso delle pellicce supera appena il 14,1%. Questa maggiore sensibilizzazione ha riguardato anche l’utilizzo degli animali e la loro vivisezione nei laboratori scientifici. Ma, anche se messa al bando dai più (88%), la sperimentazione medica sugli animali è intesa come ammissibile dall’8,2% degli italiani. Infine, ancora qualche considerazione sul rapporto animale-uomo. La pratica della pesca, percepita da molti come alla stregua di uno sport e di un passatempo rilassante, non sembra essere considerata come una pratica da bandire: il 48,1% approva molto (29,2%) o abbastanza (18,9%) questa abitudine. Al contrario la caccia, forse per una più consistente campagna di sensibilizzazione, non riscuote lo stesso successo: coloro che la considerano accettabile sono il 17,8%. Decisamente antisociale, infine, il comportamento di quanti abbandonano i propri animali, fenomeno che si verifica soprattutto nei periodi estivi.

 

APPROFONDIMENTI

GALLERY

LEGGI E ACCORDI PER LA TUTELA DEGLI ANIMALI

  •     Legge 14 agosto 1991 n. 281 vieta la sperimentazione su cani randagi catturati o provenienti da canili o associazioni protezionistiche ed il maltrattamento di gatti che vivono in libertà e punisce chiunque fa commercio di cani o gatti al fine di sperimentazione.
  •   Decreto legislativo 27 gennaio 1992 n. 116 Rappresenta il punto di riferimento legislativo per chiunque intenda effettuare attività di ricerca con utilizzo di animali. Essa persegue lo scopo di proteggere gli animali usati nelle procedure sperimentali, garantire loro il massimo benessere e ridurre quanto più possibile il numero degli esperimenti e il numero degli animali usati negli esperimenti. Gli esperimenti devono essere eseguiti solo su animali provenienti da allevamento.
  •   Legge 12 ottobre 1993 n. 413: “Norme sull’obiezione di coscienza alla sperimentazione animale”. Questa legge salvaguardia il diritto all’obiezione di coscienza per quanti ritengano contrario ai propri principi l’utilizzo degli animali nell’attività scientifica.
  •   Legge 1° agosto 2004 n. 189: ha trasformato i reati contro gli animali in veri e propri delitti con conseguenze legali per chi li compie.
  •   Regolamento Europeo 24 settembre 2009 n. 1099 per la protezione e il benessere degli animali che ha introdotto il concetto di indicatori del benessere animale.
  •   Nel febbraio del 2003, con un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, viene sancito l’Accordo tra il Ministero della Salute, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, in materia di benessere degli animali da compagnia. Con esso il Governo e le Regioni si impegnano a regolamentare il rapporto uomo-animale da compagnia per evitare che gli animali vengano utilizzati in modo improprio e per promuovere iniziative rispettose del loro benessere. Inoltre, l’Accordo riconosce la pet-therapy come attività utile all’uomo: in questo modo favorisce la crescita della cultura del rispetto della dignità degli animali da compagnia stabilendone, per la prima volta in Italia, il ruolo terapeutico che possono avere nella vita delle persone disabili.