Agenda Lazio 2013: una ricetta per il rilancio della Regione

 Scenari per il futuro dell’economia laziale
Lazio: imprese e famiglie penalizzate dalla stretta creditizia. Il rapporto Eurispes 

La crisi del governo Monti  ha bloccato la riforma delle province che era in discussione al Senato. L’impatto sul Lazio del ridisegno amministrativo delle città avrebbe peggiorato la situazione economica della Regione. Se ne è discusso lo scorso 11 dicembre, a Roma, durante la presentazione del Rapporto Agenda Lazio 2013, al Tempio di Adriano. La ricerca, realizzata da Eurispes assieme all’Associazione Ex Consiglieri Regionali del Lazio e Unioncamere Lazio, segnala alcuni punti sui quali la politica regionale sarà chiamata a fornire risposte per la crescita e lo sviluppo della Regione.

Il possibile impatto della riforma delle Province nel Lazio. Unire due debolezze non fa una forza. Almeno dal punto di vista economico, la riforma delle Province, avrebbe provocato nel Lazio un aumento del divario tra città più sviluppate e aree con maggiori criticità. La Regione, già schiacciata dal gigantismo romano, avrebbe visto da una parte le province più dinamiche, Frosinone e Latina. Dall’altra, Rieti e Viterbo, riunite in un’unica realtà, avrebbero rischiato di impantanarsi nella scarsa crescita che le ha caratterizzate finora. Da un punto di vista quantitativo Viterbo è l’unica provincia nella quale il numero di imprese è calato negli ultimi 10 anni (nel 2001 rappresentava il 7,07% del totale imprese regionali, nel 2011 la quota si è ridotta al 6,32%). Rieti è quella in cui sono localizzate il minor numero di imprese registrate, solo 15.232 unità, che rappresentano appena il 2,5% del tessuto produttivo regionale.Sebbene la riforma delle province sia stata accantonata, il problema potrebbe ripresentarsi nella prossima legislatura qualora venisse ripreso lo stesso progetto.


Abbruzzese, Bernardi, Cremonesi e Fara

Commercio con l’estero: il principale volano dell’economia. L’aumento del volume del commercio con l’estero potrebbe rappresentare la leva più efficace per contrastare la crisi economica e per continuare a proiettare il sistema economico laziale oltre i suoi confini tradizionali. A proposito del grado di apertura al commercio con l’estero, le province di Latina e Frosinone presentano valori più elevati, sia della media regionale, sia nel confronto nazionale, sperimentando nel biennio 2010-2011 una crescita magggiore anche di quella della provincia capitolina, da sempre penalizzata da una terziarizzazione diffusa della propria economia.

«La presenza sui mercati esteri – afferma Giancarlo Cremonesi, Presidente Unioncamere Lazio e CCIAA Roma – rappresenta una boccata d’ossigeno per le nostre aziende. Per la nostra regione, da sempre caratterizzata da un forte mercato domestico molto romano-centrico, l’internazionalizzazione è una scelta obbligata. Per questo Unioncamere Lazio sta rafforzando il proprio impegno su questo fronte e, contestualmente, la Camera di Commercio di Roma ha recentemente costituito l’Agenzia per l’internazionalizzazione, società consortile che opera per affiancare le PMI in un’ottica aggregativa con l’obiettivo di stimolarle ad avviare forme di presenza più stabile e radicata all’estero».

I Contratti di Rete e l’innovazione tecnologica. Il Contratto di Rete consente, soprattutto alle micro-imprese presenti nella regione, di uscire da una dimensione aziendale estremamente ridotta, totalmente inadeguata alle sfide dei mercati globali. Le uniche province che hanno sottoscritto un contratto di rete sono proprio quelle che presentano una maggiore apertura al commercio estero: a Roma le imprese che hanno sottoscritto un contratto di rete sono 24 (34 imprese coinvolte), a Latina 4 (15 imprese coinvolte) e a Frosinone 3 (5 imprese coinvolte). Al contrario, nelle altre due province, Viterbo e Rieti, nessuna azienda ha ancora ritenuto opportuna la collaborazione con altre imprese, attraverso la sottoscrizione di questa tipologia di contratto.


Mario Abbruzzese

Altro strumento indispensabile per aprire le micro-imprese del territorio laziale ai mercati internazionali è l’innovazione tecnologica, soprattutto legata alla banda larga. «Recenti studi – spiega il Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara – calcolano che ogni 10% di penetrazione di Banda larga, può determinare una crescita del Pil dell’1%, senza contare le ricadute occupazionali; in questo caso a ogni 1.000 nuovi utenti di banda larga corrispondono 80 nuovi posti di lavoro. Inoltre – conclude Fara – maggiori investimenti nel settore avrebbero un impatto particolarmente positivo vista la natura del nostro tessuto produttivo».

Il turismo e la cultura. L’importanza che la cultura e il turismo ricoprono all’interno di un nuovo modello di sviluppo è fondamentale – ancor più per il Lazio – per tornare alla crescita e allo sviluppo della regione. La Regione, infatti, con 4 siti Unesco, 283 musei, 1.064 biblioteche e ben 4.489 beni architettonici vincolati, rappresenta una tra le realtà di punta del panorama culturale italiano, capace di attrarre milioni di turisti, sia a livello nazionale, sia internazionale. Se in Italia si contano 424 musei statali, monumenti e aree archeologiche, 88 sono situati nella regione Lazio, un valore pari al 20% del patrimonio nazionale, e di questi ben 60 sono riconducibili alla sola Provincia di Roma. Numeri notevolmente inferiori nelle altre province, con Viterbo a 18 e la Provincia di Rieti dove addirittura non risultano beni museali, architettonici o monumentali di proprietà dello Stato.

Giancarlo Cremonesi e Gian Maria Fara

«Nonostante le difficoltà legate alla crisi economica – osserva Enzo Bernardi, Presidente dell’Associazione ex Consiglieri Lazio – negli ultimi due anni, il settore della cultura continua a generare ricchezza, facendo registrare incrementi interessanti, sia in termini di visitatori, sia in riferimento agli introiti realizzati. Senza un’adeguata valorizzazione del turismo – spiega Bernardi – il Lazio non produrrà mai abbastanza posti di lavoro». È importante sottolineare che, mentre in Italia, tra il 2010 e il 2011, l’incremento del numero di visitatori, è stato pari al 7,5%, nella regione la crescita è stata del 13,7%.

«La consiliatura che si sta chiudendo – secondo il Presidente del Consiglio regionale del Lazio, Mario Abbruzzese – ha lavorato in questi due anni e mezzo approvando provvedimenti legislativi che abbracciano proprio i settori strategici individuati dal Rapporto: mi riferisco al Piano annuale e Triennale sul Turismo, all’Open Data, al Piano Casa, alle nuove normative in materia di energie rinnovabili e a quelle rivolte allo sviluppo di tutto il comparto agricolo. Un percorso, dunque, già intrapreso, che mi auguro possa continuare anche nella prossima legislatura».

La ritirata del sistema bancario. Anche nel Lazio è possibile osservare le tipiche dinamiche della stretta creditizia, meglio nota come “credit crunch”, attraverso una riduzione della propensione al prestito del circuito bancario, a causa soprattutto dell’indice della Provincia di Roma, in costante calo dal 2003; nello stesso tempo, aumenta l’ammontare del credito al consumo delle famiglie, dato in linea con il resto del territorio nazionale. Il Rapporto dimostra che le famiglie non ricevendo più adeguate risposte dalle banche potrebbero aver fatto fronte alle esigenze di prestito trovando rifugio in altri istituti finanziari. Nello stesso tempo, tra il 2001 e il 2011 il numero di sportelli bancari sul territorio della regione è aumentato del 21,1% (erano 2.286 nel 2001, sono 2.768 nel 2011), a fronte di una crescita del 14,8% registrata in Italia, negli ultimi 10 anni.

IL QUADRO DEMOGRAFICO DEL LAZIO

La Regione Lazio ricopre un ruolo unico  non solo per il peso economico, politico e istituzionale che deriva dall’ospitare la capitale; la regione, in riferimento al profilo demografico, si conferma la terza con il più alto numero di residenti, dopo la Lombardia e la Campania. Secondo i dati provvisori relativi all’ultimo Censimento effettuato dall’Istat nel 2011, sul territorio risiedono 5.551.135 cittadini, pari al 9,3% della popolazione italiana: erano 5.116.344 nel 2001. Proprio nel confronto con le altre regioni demograficamente rilevanti, negli ultimi dieci anni il Lazio è il territorio che ha registrato gli incrementi più importanti, sia in termini assoluti, sia nei valori percentuali: +8,5% tra il 2001 e il 2011, a fronte di un incremento del 4,6% in Italia.

Nell’evoluzione demografica dei singoli territori, è interessante osservare nel complesso, uno spostamento demografico significativo teso a consolidare le regioni ricche del Centro-­‐Nord e a deprimere ulteriormente quelle del Mezzogiorno. Negli ultimi dieci anni, infatti, gli incrementi maggiori si sono registrati in Trentino-­‐Alto Adige (10,3%) e in Emilia-­‐Romagna (9,7%); al contrario, in Basilicata, in Calabria e in Molise si registrano decrementi rispettivamente del 3,3%, del 3% e del 2,1%.

 

 

APPROFONDIMENTI

Sintesi Agenda Lazio 2013

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