8° Rapporto Nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’adolescenza

I figli padroni: l’avvento delle new generation
L’Eurispes e il Telefono Azzurro presentano l’8° Rapporto Nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza.

L’ottava edizione del Rapportocoincide con importanti tappe nella storia di entrambe le Associazioni: il venticinquennale dell’Eurispes e il ventennale di Telefono Azzurro.

Questo Rapporto vuole rappresentare un momento di riflessione sul percorso fin qui fatto ed offrire, ancora una volta, scenari possibili su ciò che deve ancora arrivare.

Anche quest’anno l’8° Rapporto è composto da 40 schede tematiche di approfondimento e dalle due grandi indagini svolte all’interno del mondo scolastico che hanno interessato in particolare 52 scuole di ogni ordine e grado.

L’Identikit del bambino è stato tracciato attraverso un questionario somministrato a bambini con un’età compresa tra i 7 e gli 11 anni, frequentanti la terza, quarta e quinta classe delle elementari e la prima classe della scuola media. L’Identikit dell’adolescente, invece, ha raccolto gli orientamenti dei ragazzi dai 12 ai 19 anni, frequentanti la seconda e la terza media o una delle cinque classi degli istituti superiori. I questionari analizzati sono stati 1.680 per quanto riguarda l’infanzia e 1.950 per l’adolescenza.

«Li abbiamo definiti padroni. E i nostri figli, le nuove generazioni, sono effettivamente, oggi più che mai, padroni di questo tempo. Lo sono – dichiara il Prof. Gian Maria Fara, Presidente dell’Eurispes – da un punto di vista che potremmo definire positivo per quanto riguarda l’utilizzo e le capacità legate alle nuove tecnologie. Infatti la conoscenza non passa più di padre in figlio, al contrario, accade sempre più spesso che siano proprio i figli ad insegnare ai padri come orientarsi nei meandri della Rete e ad informarli sull’evoluzione delle apparecchiature informatiche e sulle nuove modalità di comunicazione. In negativo, invece, accanto alla necessità di proteggere le giovani generazioni dai nuovi rischi dell’inarrestabile processo di globalizzazione, emerge con chiarezza la presenza di una nutrita schiera di figli-padroni: aggressivi con il gruppo dei pari, con i professori e con gli stessi genitori. Una realtà così diffusa da far nascere la necessità da parte degli adulti non solo di tutelare, ma anche, e sempre più spesso, di tutelarsi.

Attraverso le analisi tracciate nel corso di questi venticinque anni – prosegue il Prof. Fara – l’Eurispes aveva paventato già da tempo l’avvento della now generation, una generazione del tutto e subito, qui e ora. Una gioventù che, a causa della velocità delle trasformazioni sociali e tecno-economiche, enfatizza l’immediatezza ed il presente, poiché il futuro è pervaso da un senso di nebulosità e di incertezza. Oggi e domani infatti non hanno più la distanza di un giorno, ma sono 24 ore di tempo nelle quali i mutamenti possono avvenire in maniera del tutto radicale quanto repentina.

La genitorialità – conclude il Presidente dell’Eurispes – si sfalda ed è spesso permeata da un permissivismo sconcertante rispetto alle richieste dei bambini e dei giovani. Ecco allora che accanto a quella dei figli padroni si colloca la figura del genitore incapace di stabilire delle regole e di farle rispettare. Quello che occorrerebbe invece è che proprio gli adulti ricominciassero a rieducare i giovani in quest’epoca di iper-informatizzazione, rimettendosi in discussione e riappropriandosi del loro ruolo in maniera critica e, perché no, arricchendo e ampliando le proprie conoscenze per superare il gap che, sempre di più, li allontana dai propri figli».

«Dall’identikit dei bambini e degli adolescenti – dichiara il Prof. Ernesto Caffo, Presidente di S.O.S. il Telefono Azzurro ONLUS – contenuto in questo Rapporto, emerge chiaramente come le giovani generazioni siano ricche in termini di affetti, di competenze e di opportunità, ma ancora alla ricerca di un reale dialogo con gli adulti. La comunicazione tra le generazioni risente, infatti, di un divario sempre più ampio nei linguaggi usati e nelle conoscenze. Gli stessi genitori, fonte di affetto e certo punto di riferimento, sono sempre più fragili, esposti a condizioni di vita stressanti, crescenti incertezze e solitudine. Aumentano le fonti di stress, mentre si riducono il tempo a disposizione e le occasioni di ascolto.

Il rischio – come emerge dal Rapporto – è che gli adulti si limitino ad esercitare un controllo sugli “orari di rientro” e sulle “vacanze da soli”, e siano sempre meno presenti nelle scelte importanti della vita come quelle relazionali, scolastiche e lavorative. E’ necessario, invece che questo dialogo trovi sempre nuove opportunità, soprattutto perché – come Telefono Azzurro sostiene da venti anni – i ragazzi devono essere attivamente coinvolti nelle riflessioni e nelle scelte che li riguardano.

Infine, non è più accettabile – prosegue il Prof. Caffo – parlare di infanzia solo di fronte ai casi di cronaca. Telefono Azzurro continua a credere che possa e debba essere colmato il divario esistente tra ricerca e politiche sociali, tra dati e azioni. Il fenomeno dei bambini scomparsi, quello degli abusi sessuali, della violenza domestica e del bullismo, per citare solo alcuni esempi, necessitano di un concreto investimento di risorse.

La speranza ogni anno più forte, è che i dati presentati in questo Rapporto non restino solo numeri. Che le considerazioni – Presidente di S.O.S. il Telefono Azzurro ONLUS – in esso contenute trovino interlocutori politici attenti, sensibili, capaci di tradurli in azioni concrete, a partire dai prossimi giorni».

Ai bambini non manca l’affetto dei propri genitori, i quali dimostrano nella maggior parte dei casi di essere un punto di riferimento e un modello di comportamento per i figli. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, sono soprattutto i padri a viziarli. Desta preoccupazione invece la grande autonomia e libertà rilevate nella fruizione delle tecnologie in generale e nella larga disponibilità di denaro dei più piccoli, anche solo per effettuare la ricarica dei cellulari.

Il rapporto con i genitori. L’82,9% dei bambini dai 7 agli 11 anni può contare sulla presenza della propria madre, mentre il 14,6% manifesta una parziale insoddisfazione. L’85,5% dei bambini sente inoltre di ricevere affetto dalla propria madre mentre manifesta una sensazione contraria il 5,1% dei minori. La mamma in genere fa notare quando sbagliano (82,1%), viene vista come modello di comportamento (69,6%), ma in alcuni casi pone limiti alla libertà (44,4%). Solo il 17,5% dei bambini si considera viziato dalla mamma. In generale i bambini non si sentono trascurati dalla propria madre, ma la cura della casa (25,3%) viene indicata come causa di mancanza d’attenzione. Il 18,5% dei bimbi si sente messo da parte per il proprio fratello o sorella ed il 16,8% per il lavoro della madre. Ben il 76,1% dei bambini vorrebbe che la propria madre rimanesse esattamente com’è. Il 41% desidererebbe che dedicasse più tempo a se stessa. Non manca chi la vorrebbe meno autoritaria (19,3%) e più moderna (18,6%).

Se la maggioranza dei più piccoli (il 60,1%) può contare su una presenza costante del padre, il 14,1% sperimenta una condizione di chiara privazione, mentre il 24,6% sente questa presenza incostante. L’81,6% dei padri comunica affetto ai figli, ma il 72,6% degli intervistati riferisce che il padre fa loro notare quando sbagliano. Il 63,4% dei piccoli vede nella figura paterna un modello di comportamento, mentre solo il 38,6% dei minori pensa che limiti la loro libertà ed il 21,4% pensa che li vizi. Pochi ritengono, invece, di sentirsi trascurati (6,7%). È soprattutto il lavoro del padre all’origine della sensazione di essere trascurati (il 35,5%). Tre quarti dei piccoli (74,8%) vorrebbero che il proprio padre restasse esattamente com’è. Un terzo (33,3%) vorrebbe che dedicasse più tempo a se stesso. Solo il 19,8% dei bambini vorrebbe il padre meno autoritario (19,8%) e più moderno (18,5%).

I figli dei genitori separati. Il 7,4% dei bambini intervistati afferma di avere genitori separati, ma è alta la percentuale di chi ha preferito non rispondere (14,4%). I bambini, la cui famiglia è unita, sono molto più certi di avere la madre al proprio fianco quando ne hanno bisogno (84,3%) rispetto ai figli di genitori separati (72,8%). Per quanto riguarda la reazione alla separazione, il 65,4% dei bambini ha preferito non rispondere. È interessante notare come la percentuale di bambini che sono riusciti ad accettare questa difficile situazione solo in un secondo momento (12,8%), è maggiore rispetto a quella di bambini che dichiarano di averla accettata sin da subito (9,8%) o di non essersi ancora abituati (4,9). La separazione dei genitori è stata vissuta prevalentemente con tristezza (15,8%), seguono la rabbia (3,5%), l’abbandono e la confusione (entrambi 3,3%). Solo pochi bambini hanno provato sollievo (2,2%) e indifferenza (1,1%). Per il 18,5% dei piccoli il rapporto con il genitore che non vive più in casa non è cambiato, mentre i 13,1% pensa esattamente il contrario. Se il 13% dei bambini lamenta di vedere troppo poco il genitore non affidatario, sono molti quelli che cercano di usare al meglio, rispetto al passato, il tempo che passa con lui (17,4%). Il 12,8% dei bambini afferma di non provare alcun risentimento nei confronti del genitore che non vive più in casa, ma fa riflettere il numero altissimo di bambini che non hanno risposto (80,2%).

A quali tecnologie non possono proprio rinunciare i bambini di oggi? E quanto ne fruiscono? Tre bambini su dieci (29,6%), affermano di non poter rinunciare alla televisione, mentre il 20,2% preferisce la Playstation. Il cellulare è invece indispensabile per l’11,8% dei bambini, mentre il 4,7% non può fare a meno di Internet, strumento che comunque raccoglie meno consensi rispetto al pc (9,9%), all’Ipod (6%) e addirittura al Dvd (4,8%). Per la Playstation il divario tra bambini e bambine è enorme: i primi non vi rinuncerebbero nel 32,7% dei casi, mentre le femmine solo nel 7,6% dei casi. Solo il 4,4% dei bambini non guarda mai la Tv. Ne fruiscono almeno per un’ora nell’arco della giornata il 33,2% dei piccoli. Il 44,6% rimane davanti alla televisione per un lasso di tempo che va da 1 a 2 ore (29,9%) e da 2 a 4 ore (14,7%), mentre il 9% supera le 4 ore. Quattro bambini su dieci, il 39%, giocano fino a due ore con la Playstastion. Utilizzano per almeno due ore il lettore Mp3 (32,2%), il cellulare ed Internet (22,1%). Sul versante della fruizione da 2 a 4 ore e più il primato spetta alla Tv (23,7%), seguita dalla Playstation (14,3%), dal computer (10%), dal Dvd (7,8%) e da Internet (6%).

Fuori controllo? I bambini davanti alla Tv. Il 55,8% dei bambini sono seguiti nell’utilizzo della Tv da un adulto che dice loro quando e per quanto tempo possono guardarla. Eppure quasi quattro bambini su dieci, il 38,2%, ne fruisce in maniera libera. Il 14,9% dei bambini affermano di guardarla quando e per quanto tempo desiderano, mentre il 23,3% sostiene di essere autonomo rispetto alla scelta e alla durata dei tempi di esposizione.

Anche Internet è per i più piccoli. Nel complesso il 34% dei bambini sostiene di collegarsi alla Rete soprattutto da casa propria, ma anche da casa di parenti o conoscenti o da scuola o addirittura da Internet point. I bambini utilizzano Internet per cercare informazioni di loro interesse (42,5%), materiale utile per lo studio (34,8%), per giocare con i videogiochi (41,5%) o per scaricare musica, video e giochi (33%). Comunicare tramite chat (13,8%) o attraverso la posta elettronica (9,9%) sono comprensibilmente meno utilizzate. Il 45,1% afferma che c’è qualcuno che indica loro quando e per quanto tempo collegarsi ad Internet, mentre il 21,1% afferma di essere autonomo. Il 32,9% dei bambini afferma di non dover rispondere a nessuno rispetto all’utilizzo di Internet contro il 34% che sostiene di non avere nessuno che chieda loro dove e come navigano. Ma come si comportano i bambini se qualcuno conosciuto sul web li infastidisce o li molesta? Il 46,8% dei piccoli non risponde alla domanda. Ad ogni modo, il 21,2% si limiterebbe a dire alla persona di non dare più fastidio, mentre il 10% assumerebbe un “silenzio strategico” o eviterebbe i luoghi virtuali di possibile incontro (10,6%). Fa riflettere il 2,5% fiducioso che non possa succedere nulla e l’1,8% che continua a parlare perché incuriosito.

Il cellulare sempre più diffuso: tra messaggi, videofilmati e scuola. Un bambino su due,il 56,3%, è in possesso di un telefonino. Più diffusi i telefonini normali (43,2%), mentre il 7,1% dei piccoli ha un video-telefonino, l’1,6% un cellulare Umts e solo lo 0,2% uno smart-phone. Il 4,2% possiede più di un telefonino, mentre il 37,3% dei bambini non possiede alcun cellulare. Il telefonino viene utilizzato prevalentemente per comunicare (72,9%), ma anche per fare fotografie (56,1%) o filmati (44,5%). Il 55,3% usa il cellulare per chiamare ed essere chiamato dai propri amici, il 51% per mandare e ricevere sms e il 29,6% per scambiare mms.

Solo il 10,2% degli bambini afferma di aver inserito on line dei filmati girati con il proprio telefonino, mentre il 16% sostiene di non averlo mai fatto perché non conosce la procedura tecnica. Il 7,9% risponde di non aver messo sul Web filmati perché non gli è mai capitato. Il 15,2% dei bambini ha messo on line un filmato per farlo vedere ai propri amici, mentre l’11,5% perché si è trattato di un bel video. In pochi hanno indicato come motivazione il desiderio di far circolare e diventare famoso il video in Rete (2,4%) o per emulazione (0,6%). Si registra, purtroppo, l’1,2% che afferma di aver messo on line video realizzati con il proprio telefonino per prendere in giro i ragazzi ripresi nel filmato.

Mediamente i bambini effettuano da 1 a 2 chiamate al giorno (37%). Il 2,9% ed il 4,5% fanno e ricevono chiamate comprese tra le 11 e le 30 al giorno, mentre il 2,5% e il 3% effettuano e ricevono più di 30 telefonate al giorno. La maggior parte dei piccoli (29,7%) manda al massimo due sms al giorno (il 23,2% non manda sms tutti i giorni). Il 12,9% invia tra i 3 e i 10 sms al giorno, il 3,2% manda da 11 a 30 sms, mentre il 3,9% oltre 30. Anche il numero di sms ricevuti non è elevato; riceve tra 3 e 10 sms al giorno il 18,9% dei bambini; il 5,6% ne riceve tra i 10 e i 30, il 4,2% ne riceve oltre 30. Il cellulare è usato prevalentemente per stare in compagnia (25,4%), per passare il tempo (19,2%) e per le comunicazioni “pratiche”(18,5%). Il 26% dei piccoli non ha limiti di spesa per il cellulare, il 23% riceve una quota fissa destinata alla ricarica, mentre il 12,4% utilizza la propria paghetta o i risparmi.

Il cellulare anche a scuola? Il 53,5% afferma che dovrebbe essere proibito portarlo nelle aule scolastiche, mentre il 18,6% è convinto che dovrebbe essere spento durante le lezioni. Solo il 5,5% non vorrebbe alcuna limitazione.

Bullismo: la prepotenza anche tra i più piccoli? Contro atti di prevaricazione il 36,1% chiede aiuto ad un adulto, il 22,3% si rivolge al prepotente, mentre il 19,8% aiuta la vittima. L’8,4% dei bambini, invece, assume il ruolo di spettatore silenzioso. Il 4,4% dei bambini mostra invece un atteggiamento tipico del bullo gregario: infatti il 3,3% dice di unirsi alle prepotenze mentre lo 0,8% trova divertenti gli atteggiamenti prepotenti. Le bambine sono più reattive (83,1% contro il 73,2% dei maschi) nell’attuare strategie attive, mentre i bambini ammettono con più frequenza (5,4% contro l’1,3% delle coetanee) di unirsi alle prepotenze del bullo e ad assumere il ruolo di spettatori passivi: il 9,3% contro il 7,6% del campione femminile. E le vittime? Un bambino su quattro ammette di avere ricevuto: provocazioni e prese in giro (27,5%), brutti scherzi (25,2%) e offese immotivate (23,2%). Il 12,6% subisce una continua esclusione dal gruppo e l’8,7% è vittima di furti di oggetti e cibo. Il 7,5% subisce ingiustamente delle percosse mentre solo il 2,7% è vittima di furti di denaro. I maschi sono più spesso vittime di minacce (15% contro l’8,1% delle coetanee) e percosse (10,1% contro il 4,9% delle bimbe). I bambini ricevono con maggiore frequenza prese in giro (29,9% vs 25,1%), offese immotivate ripetute (25,9% vs 21%) e brutti scherzi (27,6% vs 22,7%). Le bambine, invece, sono con più frequenza vittime di esclusione dal gruppo: lo dichiara il 13,2% delle bambine contro l’11,9% dei bambini. Ma quali sono i luoghi della prevaricazione? La scuola (36,2%) è secondo i bimbi il luogo dove si verificano più spesso atti di prevaricazione. Il 22,6%, invece, ha indicato la strada o la piazza e il 6,6% i locali e i bar. Meno frequenti gli atti di bullismo in palestra (2,1%) e in autobus (1,7%).

La maggioranza dei piccoli (39,9%) ritiene che i bulli agiscano da prepotenti per sentirsi più grandi e più forti. Il 19,5% pensa che si vogliano far notare, mentre solo il 6,1% è dell’opinione che il bullo voglia semplicemente scherzare. Inoltre il 34% dei bambini ritiene che i bulli siano dei prepotenti, il 19,9% immaturi e il 19% maleducati, mentre l’11% li giudica cattivi.

Il cyberbullismo: la prevaricazione viaggia sulla Rete. Oltre l’80% dei bambini ha dichiarato di non aver mai compiuto atti di cyberbullismo, contro il 3,2% che dichiara di averlo fatto sotto forma di invio di materiale offensivo, diffondendo informazioni false su un’altra persona (3,4%) o escludendo una persona dai gruppi on line (2,7%). Sono soprattutto i bambini a compiere atti di cyberbullismo: il 4% (a fronte del 2,4% delle bambine) ha inviato materiale offensivo tramite telefonino e computer; il 5% (contro l’1,8% delle coetanee) ha diffuso informazioni false su un’altra persona e il 3% (contro il 2,4% del campione femminile) ha escluso intenzionalmente una persona dai gruppi on line. È il cellulare lo strumento più utilizzato (71,4%). Il 14% dice di compiere atti di prepotenza nei giochi di ruolo on line, il 5,5% usa le e-mail e il 4,8% le chat.

Ma quanti cadono vittima del cyberbullo? L’11,5% dei bimbi (circa 4 su 100) ammette di essere stato vittima del fenomeno sotto forma di ricezione di materiale minaccioso (3,8%), di informazioni false sul proprio conto (4,5%), di esclusione intenzionale dai gruppi sulla Rete (3,2%). Oltre la metà dei bimbi intervistati (57%), vittime del fenomeno, afferma, di non conoscere l’identità del bullo. Il 10,5% ha ammesso, invece, che il prepotente è un amico e il 9,5% un compagno di scuola. L’8,8% dei bambini ha dichiarato, infine, che a compiere atti di prepotenza, tramite Internet e cellulare, è una persona poco conosciuta.

Educare al futuro. I bambini sembrano essere disposti ad adottare accorgimenti utili a favorire il risparmio idrico ed energetico ad esempio non lasciando scorrere l’acqua mentre si insaponano o si lavano i denti (74,6%) o usando lampadine a basso consumo (69,6%). Sono coscienti deirischi del cambiamento climatico, tanto da esserne, nella maggior parte dei casi, molto (41,3%) o abbastanza preoccupati (24,1%). I bambini inoltre sono informati sul tema della raccolta differenziata: l’80,4% sa di che cosa si tratta. Poco più della metà dei bambini dichiara di praticare la separazione domestica dei rifiuti (58,1%) a fronte di un 29,9% di bambini che non lo fa.

Lavoro minorile: la percezione del fenomeno nei bambini. Il 49,4% dichiara di averne sentito parlare. Tuttavia, una percentuale piuttosto elevata (30,4%) ritiene che si tratti di qualcosa che è relativa esclusivamente agli Stati che hanno una condizione economica sfavorevole. Il 19,5% dei bambini conosce ragazzi con meno di 14 anni che lavorano contro il 72% che non ne conosce.

Anche gli adolescenti hanno grande libertà e autonomia, sentono di essere limitati solo rispetto alla possibilità di compiere dei viaggi da soli. I genitori trasmettono sicuramente molto affetto e la loro indiscussa presenza a questi ragazzi, che, di contro, sono consapevoli di essere in molti casi viziati. Anche quest’anno è stata rilevata la diffusione del fenomeno del bullismo che purtroppo si amplia e si trasforma attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie sino a divenire cyberbullismo. Si segnala inoltre l’aumento di comportamenti a rischio legati al consumo di alcol e alle abitudini sessuali dei giovani.

Il rapporto con i genitori. Le mamme sono presenti e disponibili per l’88,7% degli adolescenti italiani, il restante 11,3% si divide tra quanti possono contare sulla figura materna a volte sì e a volte no (8,2%), raramente (1,5%) o addirittura mai (1,6%). L’89,1% dei ragazzi riceve molto affetto dalla madre, mentre il 9% ritiene di riceverne poco o per niente. L’84,5% dei ragazzi si sente compreso e più di un terzo dichiara di sentirsi viziato dalla propria madre (il 27,8% abbastanza, l’8,4% molto). Per il 74,9% degli adolescenti la figura materna è un modello di comportamento. La mamma fa notare ai ragazzi quando sbagliano molto (57,3%) e abbastanza (34,3%) spesso. Il 6% dei ragazzi dichiara che la madre limita molto la loro libertà, il 23,1% dichiara che lo fa abbastanza, ma la maggioranza ritiene che lo faccia poco (48%) o per niente (20,3%). Solo il 4,3% dei giovani si sente trascurato dalla propria madre mentre il 75,7% non si sente affatto trascurato. Il 68,2% vorrebbe che la propria madre rimanesse com’è o che dedicasse più tempo a se stessa (66,6%). Il 32,1% la vorrebbe più moderna e meno autoritaria (25,2%). Un ragazzo su 4 (25,5%) si sente trascurato dalla propria madre a causa degli impegni domestici, per la presenza del proprio fratello o sorella (19,8%), o per gli impegni lavorativi (18%).

Anche i padri sembrano essere presenti nella vita dei figli (73,7%). Nel 15,1% dei casi il papà c’è a volte sì e a volte no, nel 7,2% raramente, nel 4% mai. Il 79,2% dei ragazzi sente di ricevere affetto dal proprio padre (il 41,6% molto, il 37,6% abbastanza). Il 72,6% dei giovani indica il padre come modello di comportamento e il 70% afferma di avere padri comprensivi (molto 22,9% e abbastanza 47,1%), ma che comunque fanno notare loro quando sbagliano (il 44,7% lo fa molto e il 35,1% abbastanza). Quasi il 40% dei ragazzi si sente viziato dal padre, mentre il 30% si sente limitato nella propria libertà. Solo un adolescente su 10 (10,7%) si sente trascurato dal proprio padre e questo accade più spesso a causa degli impegni lavorativi (43,4%), ma anche per i suoi hobby (14,7%) e per le sue amicizie (8,4%). Il 63,1% degli adolescenti, infine, vorrebbe che il proprio padre restasse uguale, mentre il 47,4% pensa che dovrebbe dedicare più tempo a se stesso. Il 35,7% vorrebbe, invece, che fosse più moderno e meno autoritario (33,5%).

Il livello di autonomia: i nostri ragazzi sono molto liberi. I giovani sentono di avere grande libertà riguardo alle future scelte lavorative (87%), al modo di vestire (85,3%), alla scelta degli amici (84%), alle scelte scolastiche (81,9%). Seguono, la libertà nella scelta del partner (75,1%) e nelle idee politiche (73%). Il 12,8% di ragazzi che si sente per niente libero di manifestare le proprie idee politiche, insieme al 9% che lo è poco, devono però far riflettere. Più della metà degli adolescenti (57,6%) ha autonomia rispetto agli orari di rientro. L’unico aspetto sul quale sembra esserci scarsa libertà è l’andare in vacanza soli: appena il 35% si sente abbastanza o molto libero, il 39,9% per niente ed il 22,9% poco.

I figli dei genitori separati. L’11,3% degli adolescenti intervistati ha affermato di avere genitori separati o divorziati. Questi ragazzi sentono di avere la disponibilità della madre più frequentemente (sempre 62,8% o quasi sempre 18,2%) rispetto a quella del padre (sempre 30,4% o quasi sempre 25,7%). Per avere un consiglio si rivolgono soprattutto alla madre (33,8%) poi agli amici (30,4%). Solo il 4,1% si rivolge al padre, mentre il 10,8% si rivolge ad entrambi i genitori. I sentimenti rispetto alla separazione dei genitori sono difficili da esternare: il 32,6% dei giovani non ha saputo o voluto esprimersi a tal proposito. Il 28,8% dichiara di aver vissuto difficilmente la situazione all’inizio, ma di essersi poi abituato, mentre il 19,5% afferma di aver immediatamente accettato la situazione. Ad ogni modo, i ragazzi si sono soprattutto sentiti pervasi dalla tristezza (18,6%), il 11,2% ha provato confusione, ma anche rabbia (7,4%) e abbandono (7%). Non mancano quanti si sentono combattuti tra sentimenti di indifferenza (6%), sollievo (3,7%) e rassegnazione (2,8%). Solo lo 0,9% dei ragazzi rivela di aver provato una sensazione di paura, mentre il 37,2% non ha voluto esprimersi. In conseguenza della separazione, il rapporto con il genitore non convivente è molto cambiato per il 21,9% dei ragazzi, al contrario per il 16,3% è rimasto invariato. Le modalità in cui si esprime tale cambiamento si concretizzano soprattutto nella diminuzione della frequentazione con il genitore non affidatario (41,1%). Sono molti inoltre i giovani che accusano una riduzione della confidenza con lo stesso (29,4%) e coloro che provano, addirittura, risentimento nei suoi confronti (26,7%). Il 22,4% dichiara invece di vedere aumentate, nel rapporto con il genitore, le manifestazioni di affetto. Tale percentuale, però, risulta essere inferiore di ben 12 punti rispetto a quella relativa a quanti dichiarano di non riuscire a scambiarsi affetto; infine, il 26,1% degli adolescenti cerca di usare meglio il tempo a disposizione da passare insieme al genitore.

La Tv viene scalzata dal telefonino. Il 43% dei ragazzi non potrebbe proprio rinunciare al proprio cellulare o al videofonino, ma la televisione (17,6%) resta sempre indispensabile nella vita degli adolescenti. Importanti anche Internet (9,3%), l’Ipod (7,5%), il computer (6,4%), e la Playstation (6%). L’amore per il cellulare è tutto femminile (42,7%), mentre la Playstation è indispensabile per il 13,3% dei ragazzi contro il 6,1% delle ragazze.

Il 28,9% degli adolescenti usa il cellulare più di 4 ore. Lo stesso tempo è dedicato all’uso del pc nel 10,1% dei casi. Il 28,7% trascorre da 2 a 4 ore davanti alla Tv e il 36,8% da 1 a 2 ore. Il 15,5% degli adolescenti trascorre almeno 1 ora giocando alla Playstation, l’11,9% da 1 a 2 ore. Internet viene utilizzato fino ad un’ora (26,4%) o da 1 a 2 ore (18,5%). Il 63,6% dei giovani fruisce liberamente della Tv, il 17,9% è controllato da qualcuno che stabilisce i tempi di esposizione e accetta i consigli ricevuti, mentre il 15,6% pur avendo delle indicazioni dagli adulti, decide autonomamente i tempi di esposizione alla Tv.

I tecnonavigatori: tutti i modi di viaggiare sulla Rete. Il 78,1% dei ragazzi naviga. Il 63,8% si collega da casa propria ed il 4% lo fa utilizzando connessioni wireless. Il 5% si collega da casa di amici, da scuola (3,3%), da casa di parenti (1,3%) o dagli Internet point (0,8%). Internet è utilizzato per la ricerca di informazioni (87,8%) e materiale per lo studio (76,1%). Estremamente diffuso il download dal web di musica, film, giochi o video (71,2%). Il 63% comunica in Rete e tramite la posta elettronica (44,9%). Riscuote successo anche la lettura di Blog (45,8%) e giocare con i videogiochi (30,2%) o partecipare a giochi di ruolo sulla Rete (11,6%). Gli acquisti on-line vengono effettuati dal 17% degli adolescenti soprattutto usando la carta di credito dei propri genitori (13,5%) e la propria carta prepagata (8%). L’8,1% paga in contrassegno quando arriva il pacco a casa, mentre sono state moltissime le mancate risposte (70%).

Il 50,3% dei ragazzi stabilisce in maniera autonoma quanto rimanere collegati. Tuttavia accanto al 26,9% degli adolescenti c’è di solito un adulto a stabilire quando collegarsi e per quanto tempo. Il 18,1% pur avendo qualcuno che stabilisce per loro il tempo di connessione, non segue alcuna indicazione. Il 55,8% sostiene che nessuno chiede loro come viene utilizzato Internet. Sebbene il 10% dei ragazzi affermi di non sapere che cosa sia YouTube, questo canale è uno dei siti più visitati della Rete: il 65,3% degli adolescenti è un frequentatore di You Tube, il 10,5% guarda sempre i filmati proposti, il 20,1% sostiene di farlo spesso e il 34,7% qualche volta.

Che cosa fanno i ragazzi se qualcuno conosciuto in Rete li infastidisce o li molesta? E a chi ne parlano? Frequentare chat e community per conoscere persone è un modo utilizzato dal 36,3% degli adolescenti. Al 12,3% è invece capitato di incontrare dal vivo persone dell’altro sesso conosciute in Rete, mentre al 5,7% è successo di avere avuto una storia. La maggior parte dei ragazzi (28,9%), per troncare ogni contatto con la persona, evita la chat, il forum o il sito dove l’ha conosciuto. Il 23,8% invita invece il “molestatore” a non dare più fastidio, mentre il 17,9% decide di non rispondere se questo vuole stabilire ulteriori contatti. L’1,3% sostiene di essere incuriosito e continua a comunicare, mentre l’1,8% è convinto che non possa accadere nulla.

Always on: connessi sempre e ovunque. Il 97,1% degli adolescenti italiani possiede un telefonino: il 63,8% ha un normale cellulare, il 12,3% un video-telefonino, il 10,5% un telefonino Umts, mentre lo 0,8% un telefonino smart-phone. Il 9,7% degli adolescenti possiede più di un tipo di telefonino. Il cellulare si usa soprattutto per scambiare sms (94,4%), per telefonate con gli amici (94,5%) e con i genitori (92,9%). Ma anche mandare e ricevere squilli col cellulare (86,2%), fare fotografie (85,9%) e filmati (73,4%). Il 61% dei possessori di cellulari invia e riceve mms, il 47,4% li utilizza anche per giocare, mentre in pochi lo usano per vedere programmi televisivi e film (5,9%) o navigare in Rete (8,2%). Il 13,2% infine scarica suonerie e loghi col telefonino.

Videofilmati autoprodotti e messi on line: tra esibizionismo e voglia di protagonismo. Solo il 7,6% degli adolescenti afferma di aver messo on line un filmato girato con il videotelefonino. La stragrande maggioranza si è definita disinteressata a tale prassi (58,2%). Occorre comunque segnalare che il 19,2% dei ragazzi sostiene di non averlo mai fatto perché non gli si è presentata l’occasione e il 12,7% perchè non è a conoscenza delle procedure tecniche necessarie. I filmati sono stati messi on line per esibizionismo e voglia di protagonismo (30,4%), ma anche per mostrarli agli amici (23,2%) o affinché il filmino diventasse famoso nella Rete (7,2%). Nel 4% dei casi si è purtroppo trattato di comportamenti che rientrano nella sfera del cyberbullismo con filmati messi on line al fine di canzonare i compagni ripresi.

Quanto e perché si utilizza il cellulare? Il 47% effettua chiamate 1 o 2 volte al giorno. Il 27,8% effettua chiamate tra le 3 e le 10 volte, il 3,6% tra le 11 e le 30 e il 2,1% supera la soglia delle 30 chiamate quotidiane. Il 43% degli adolescenti riceve da 3 a 10 chiamate, il 29,4% ne riceve 1 o 2 al dì, il 7,6% da 11 a 30 e il 3,5% riceve più di 30 chiamate al giorno. Il linguaggio breve degli sms rimbalza da un cellulare all’altro: se il 22,7% è solito mandare 1 o 2 messaggi al giorno, il 31,2% ne invia tra 3 e 10, il 12,7% da 11 a 30 e quasi un giovane su 4 (21,6%) ne invia più di 30. Il 36,4% dei ragazzi ricarica il cellulare utilizzando i soldi risparmiati, il 25,6% riceve un budget fisso (tra i 5 e i 30 euro/mese). Il 27,7% invece non ha alcun limite al credito, mentre il 2,5% non esita a sottrarre denaro di nascosto ai propri genitori.

Il 90,7% dei ragazzi è a favore di misure che regolamentino l’uso del cellulare in classe. La maggior parte (59,5%) si dichiara favorevole a lasciarlo acceso durante le ore di lezione purché la suoneria sia tenuta spenta. Il 25,7% afferma invece che il telefonino dovrebbe essere proibito durante le lezioni, mentre il 5,5% pensa che non andrebbe affatto portato a scuola.

Cari mamma e papà, non vi ho detto che… Il 26,4% degli adolescenti non ha mai detto ai genitori che scarica musica e film illegalmente, il 14,6% gioca di nascosto con videogiochi violenti e il 10,4% ha installato sul pc un software pirata. Il 26,3% chatta di nascosto anche con sconosciuti e il 15,9% non ha riferito di aver chattato con persone che gli hanno fatto domande a sfondo sessuale. Inoltre il 17,5% dei ragazzi gioca on line con altre persone e il 12% naviga nei siti per adulti. Ammette di aver fatto filmini con il telefonino e di averli messi in Rete il 3,9% del campione, invece, il 50,9% usa il telefonino dove non si dovrebbe e il 20,8% non sopporta le continue chiamate dei genitori. Il 60,2% degli adolescenti guarda programmi contrassegnati dal bollino rosso di nascosto dai genitori. Il 34,7% dichiara di restare davanti alla Tv anche se i genitori non sono d’accordo.

Bullismo: un abuso tra pari. Il 75,5% degli adolescenti utilizza strategie attive contro il bullismo: il 30,2% aiuta la vittima ad uscire dalla situazione o dice al prepotente di smetterla (29,3%). Il 16% si rivolge ad un adulto, mentre il 2,7% rispecchia l’atteggiamento tipico del bullo gregario. L’1,1% afferma di trovare divertente quello che fa il bullo e l’1,6% si unisce alle azioni di prepotenza. Preferiscono il ruolo di spettatori silenziosi il 12,3% degli adolescenti: il 7,6% guarda e fa finta di nulla mentre il 4,7% si allontana per paura di diventare vittima degli abusi del prepotente. Si subiscono prevalentemente provocazioni e prese in giro (35,6%), ma anche offese immotivate ripetute (25,8%) e brutti scherzi (19,1%). Tra gli adolescenti l’11,7% subisce una continua esclusione dal gruppo e il 10,8% è soggetto a minacce. L’8,7% è vittima di furti di oggetti e cibo, mentre il 5,5% è vittima di furti di denaro. Il 5,2% dei ragazzi subisce addirittura percosse. Secondo l’opinione della maggior parte dei ragazzi (43,2%), i bulli mettono in atto tali comportamenti per sentirsi più grandi e forti. Il 28,6% pensa che si vogliano far notare e il 17,1% pensa che lo facciano per il gusto di infierire su chi è più debole. Solo il 2,2% assume una posizione accomodante rispetto al fenomeno affermando che le azioni dei bulli sono dettate dalla voglia di scherzare. Il 14,9% li definisce prepotenti e il 14% insicuri. Il 10,2% invece si mostra comprensivo nei confronti dei bulli ritenendo che sia la solitudine a spingerli a compiere atti di prepotenza, il 4,4% ritiene, invece, che siano maleducati e cattivi (4,1%). I luoghi della prevaricazione indicati dai ragazzi sono soprattutto la scuola (43,4%) e la strada (27,3%). Seguono i bar e i locali (12%) e gli autobus (5,2%).

Cyberbullismo: quando la prepotenza si serve delle nuove tecnologie. Il 5,8% dei ragazzi confessa di aver inviato immagini, video o foto minacciosi, l’8,1% di aver diffuso informazioni false su un’altra persona e il 6,5% di aver escluso intenzionalmente una persona da un gruppo virtuale. Chi compie atti di cyberbullismo afferma di fare uso per questo scopo soprattutto del cellulare (69%), il 16,4% utilizza le chat e il 4,9% fa il prepotente on line nei giochi di ruolo. Ma atti di cyberbullismo vengono compiuti anche tramite la messaggeria istantanea (3,6%), i blogs (2,4%), le e-mail (2,1%) e i forum (1,5%). E quante sarebbero le vittime? La maggior parte dei ragazzi dichiara di non aver mai ricevuto materiale offensivo tramite Internet e telefonino (91,9%), di non essere mai stato escluso intenzionalmente da un gruppo on line (94,9%) e di non aver mai ricevuto o trovato informazioni false sul proprio conto (78,3%). Tra chi ammette di essere stato vittima del fenomeno (raramente, qualche volta, spesso) è significativa la percentuale di coloro che hanno ricevuto informazioni false (19,2%), materiale offensivo sotto forma di messaggi, foto e video (6,5%) o di essere stati esclusi dai gruppi della Rete (2,5%). Il 44,4% degli adolescenti, vittime del fenomeno, afferma di non conoscere l’identità del prepotente e il 22,4% ha ammesso, invece, che si tratta di è una persona che conosce poco. Purtroppo a compiere questi atti sono anche gli amici (11,8%) e i compagni di scuola (8,9%).

Dal primo bicchiere alle abitudini del bere: il consumo di alcolici tra i giovani italiani. Quasi la metà degli adolescenti beve alcolici qualche volta (49,3%), l’11,3% lo fa spesso, all’1,8% capita tutti i giorni e solo al 29,8% non succede mai. Bevono soprattutto in occasione di feste o ricorrenze (39,6%), ma anche quando sono in compagnia (30,6%) o semplicemente perché ne hanno voglia (15,2%). Il 93,1% dei ragazzi beve alcolici solo qualche volta in occasione di feste o ricorrenze, quando è in compagnia (70,4%) o durante i pasti (66,7%). La percentuale più alta di chi afferma di bere spesso (32,4%) lo fa senza semplicemente quando ne ha voglia, così come il 10,1% di chi beve tutti i giorni. Il 41,3% dei ragazzi tra i 16 e 19 anni beve soprattutto in occasione di feste e ricorrenze rispetto al 37,1% degli adolescenti tra i 12 e i 15 anni. Il 38,8% dei ragazzi dai 16 anni in su rispetto al 18,1% degli adolescenti tra i 12 e 15 anni afferma di bere quando è in compagnia.

Per il 45,4% degli adolescenti il primo approccio con l’alcol è avvenuto tra gli 11 e i 14 anni, mentre il 17,5% lo ha fatto a meno di 11 anni. Il 21,7% ha bevuto il primo bicchiere dopo i 15 anni, ma solo il 2,9% sostiene di non aver mai bevuto. Il 24,5% dei ragazzi ha bevuto il primo bicchiere prima di compiere 11 anni contro il 13,8% delle ragazze.

Il 67,4% dei giovani sostiene di non aver mai guidato dopo aver bevuto. L’8,2% sostiene di averlo fatto solo raramente, mentre il 7,2% dice di farlo qualche volta o spesso (4,9%). Le ragazze sono più prudenti: l’80,6% dichiara di non aver mai guidato il motorino o l’auto dopo aver bevuto, contro il 42% dei coetanei maschi. Il 59,2% non ha mai viaggiato come passeggero su un’auto o un motorino il cui guidatore aveva bevuto. Al 14,8% è capitato raramente, al 12% qualche volta, mentre il 5% spesso.

La “prima volta”. Il 57,2% degli adolescenti non ha ancora sperimentato la sua “prima volta”. Il 4% afferma di averlo fatto tra gli 11 e i 13 anni. La maggior parte dei ragazzi sperimenta per la prima volta il sesso tra i 15 e i 17 anni (19,3%). I maschi sono più precoci: il 3,5%, infatti, ha avuto il suo primo rapporto tra gli 11 e i 12 anni (di cui il 2,2% a 11 anni); mentre, per le ragazze della stessa fascia d’età solo lo 0,9%. Le ragazze sperimentano il sesso per la maggior parte tra i 15 (8,2%) e i 16 anni (11%). Ma quale ricordo conservano del loro primo rapporto gli adolescenti? Il 39,1% ha un bel ricordo e il 16,1% lo ha abbastanza positivo. Il 4,1% conserva un ricordo abbastanza negativo e solo il 2% un brutto ricordo. Il 40,9% degli adolescenti ha fatto questa esperienza con una persona con cui ha avuto (o ha ancora) una storia importante e il 13,3% l’ha vissuto con una persona con cui ha avuto una storia, seppur breve. Il 6,6% ha avuto il primo rapporto con una conoscenza occasionale. Il 33,5% non ha risposto. Il 31,7% utilizza sempre il preservativo e il 14,3% spesso. Solo il 12,4% dichiara di utilizzarlo qualche volta e il 7,7% mai. L’utilizzo del preservativo appare in diminuzione rispetto al passato: nel 2005, il 45,8% dei ragazzi lo usava sempre (nel 2002 erano ben il 53%) e il 19,4% spesso (nel 2002 erano il 18,1%). Il 40,1% dei ragazzi non ha mai avuto un rapporto occasionale senza protezione, ma non bisogna trascurare quel 13,4% a cui qualche volta è capitato di non farne uso. Il 2,7% afferma di non utilizzarlo abitualmente, mentre l’1,8% non prende mai precauzioni. Nel 2002 il 54% dei ragazzi affermava di non aver mai fatto sesso occasionale a rischio, mentre nel 2005 erano il 47,7%. Addio amore romantico? Gliadolescenti sembrano essere meno sognatori. Infatti, se il 49,1% vede la sessualità come l’espressione dell’amore, il 14,8% lo considera un’esigenza naturale e l’11,3% un’attrazione tra due persone. Quindi il 32,7% dei giovani ha un approccio pragmatico con il sesso. Sono le ragazze ad essere ancorate alla visione romantica del sesso: il 63,2% contro il 22,6% dei maschi.

Lavoro minorile: la conoscenza del fenomeno. Il 62,6% è consapevole che il lavoro minorile riguardi anche i paesi sviluppati contro il 18,3% che pensa sia un fenomeno legato ai paesi in via di sviluppo. Il 25,5% dichiara anche di conoscere coetanei con meno di 14 anni che lavorano.

 

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