L’Europa che vorremmo

ELEZIONI EUROPEE 2019

L’EUROPA CHE VORREMMO

Sintesi

 L’Unione Europea deve rimettersi in cammino per dare certezze ai cittadini e non solo proclami scontati; è necessario passare dalle dichiarazioni retoriche all’attuazione concreta delle politiche e dei principi contenuti nel Trattato, per ridurre un divario divenuto ormai insostenibile. Le persone, con i loro diritti fondamentali da tutelare e salvaguardare, non solo l’economia o il mercato, devono tornare ad essere il centro dei suoi interessi ed il fulcro della sua azione. Perciò serve, nell’immediato, una Unione che, senza ulteriori indugi:

  1. realizzi una convergenza economica e sociale, attuando concretamente le politiche necessarie, senza altre finzioni o rinvii, visto che da anni ha il più basso tasso di crescita rispetto al mondo sviluppato; serve un grande piano per gli investimenti e il rilancio della domanda, ben al di là di quando fatto sinora, a favore dello sviluppo, della coesione sociale, dell’occupazione, della ricerca, dell’innovazione, dell’istruzione e della sanità; una realizzazione accelerata del Pilastro sociale europeo, attraverso un maggior coinvolgimento delle parti sociali alle scelte della Commissione;
  2. completi le riforme dell’Eurozona già avviate: l’unione bancaria, il mercato unico dei capitali, il fondo unico di risoluzione, il fondo comune di stabilizzazione per favorire condizioni più eque tra paesi, cittadini e imprese ed una integrazione progressiva, attraverso la convergenza fiscale, finanziaria, di bilancio e la condivisione dei rischi, premessa per un bilancio comune ed il superamento dei limiti attuali dell’Eurozona;

Serve inoltre una Unione che ritrovi un’idea stessa di Europa ed assuma l’obiettivo di:

  1. realizzare una Unione democratica, su base “costituzionale”, con istituzioni responsabili direttamente di fronte al “popolo ed al Parlamento europeo”, basata su un nuovo modello di democrazia partecipativa, che tenda ad una democrazia sociale, che valorizzi i corpi intermedi attraverso una articolazione ed una condivisione del potere decisionale, in modo che possa affrontare e risolvere i propri problemi e costituire un “modello” anche per gli altri paesi del mondo;
  2. passare, se necessario, attraverso una democratizzazione dell’Eurozona, realizzando un’Unione economica e di bilancio, un’Unione sociale, basata su valori condivisi e sulla cultura, per giungere ad una Unione capace di gestire altre politiche di interesse comune – beni pubblici europei – come la politica estera, difesa e sicurezza, ricerca e innovazione, commercio estero, migrazioni ed ambiente, lasciando il resto agli Stati;
  3. arrivare così ad una Unione Politica, che sia in grado di partecipare al “governo” dei nuovi assetti politici internazionali e delle grandi trasformazioni in atto in campo economico e sociale, invece di subirle, come, ad esempio, nel caso dell’Internet of Things in mano ai nuovi protagonisti dell’economia globale. Ciò va fatto nell’interesse dei propri cittadini, che nessuno “Stato nazionale” è più in grado di gestire e di tutelare da solo, raccogliendo la sfida per un Progetto esistenziale dell’UE e per superare il suo “vulnus” democratico;

A questo fine occorre impegnare l’Italia, insieme ai paesi che condividono tale obiettivo, attraverso un “Patto”, che la renda protagonista di tale cambiamento, per definire, insieme, nuove regole e nuove istituzioni mirate ad accrescere i vantaggi complessivi e a migliorare la loro distribuzione, indicando tempi e strumenti di attuazione.

Occorre fare di tutto, inoltre, per favorire le condizioni affinché l’iniziativa di riforma e di cambiamento dell’Unione venga condotta dai parlamentari che saranno eletti quest’anno, indipendentemente dalle diverse culture politiche di appartenenza.

 

Social Network