Cospirazionismo in Italia: dalla dietrologia alla radicalizzazione no-vax | Studio

Lo studio analizza la genesi, l’evoluzione e i rischi del fenomeno cospirazionista nel nostro Paese, con un focus sulla pandemia da Covid-19. Tra il 2020 e il 2023, sono stati censiti diversi episodi di violenza legati al movimento no-vax; l’87% degli utenti attivi sul tema green pass frequentava spazi digitali contrari alla misura.

Lo studio dell’Eurispes dedicato al cospirazionismo e alle teorie del complotto in Italia ricostruisce le radici storiche del fenomeno, ne analizza le principali correnti – dall’antisemitismo cospirazionista alla teoria della Grande Sostituzione, da QAnon al Great Reset – e ne approfondisce le declinazioni specificamente italiane, dalla dietrologia post-Piazza Fontana alla penetrazione nella cultura popolare, fino alla radicalizzazione del movimento no-vax durante l’emergenza sanitaria.

Un fenomeno strutturale, non marginale

Il cospirazionismo non è un’invenzione dell’epoca digitale, esso affonda le proprie radici in tradizioni storiche di lungo periodo, trovando ciclicamente nuova linfa nei momenti di crisi collettiva. Le piattaforme Social ne hanno, tuttavia, amplificato in modo senza precedenti la capacità di diffusione, proiettando al centro del dibattito pubblico narrazioni un tempo confinate a circuiti marginali.

Il caso italiano presenta specificità che ne fanno un vero e proprio laboratorio analitico: una storia di accadimenti rilevanti irrisolti, i decenni della strategia della tensione, una cultura politica segnata dall’uso sistematico della retorica del complotto e una tradizione di dietrologia che ha permeato trasversalmente il discorso pubblico, rendendo particolarmente labile il confine tra legittimo sospetto critico e cospirazionismo irrazionale.

L’infodemia vaccinale: i numeri del fenomeno

Alcuni tra i dati più significativi raccolti dallo studio:

  • Le ricerche online su teorie cospirazioniste preesistenti sono cresciute tra il 60% e il 288% durante la pandemia rispetto al periodo precedente (Google Trends, 2016-2021);
  • L’annuncio dei vaccini anti-Covid, nell’autunno 2020, ha fatto registrare un incremento del 905% nelle ricerche sui presunti effetti collaterali;
  • A fine novembre 2021, oltre 1,2 milioni di utenti seguivano pagine e canali a tema vaccinale su Facebook e Telegram: il 58% era iscritto a spazi dichiaratamente no-vax (dati Fondazione Mesit);
  • Sul tema del green pass, l’87% dei quasi 877.000 utenti attivi frequentava spazi contrari alla misura, con Telegram come piattaforma di riferimento;
  • Un’analisi su oltre 1.300 chat Telegram italiane e 3,4 milioni di messaggi (2024) ha individuato 11 comunità cospirazioniste attive, più eterogenee rispetto all’ecosistema anglofono dominato da QAnon.

Dalla retorica alla violenza

Lo studio ricostruisce la sequenza degli episodi più gravi verificatisi tra il 2020 e il 2023: dall’attentato incendiario all’hub vaccinale di Brescia (aprile 2021), il primo qualificato dalla magistratura come atto di terrorismo, alle operazioni di polizia contro i canali Telegram “Basta Dittatura” e “Guerrieri ViVi”, fino alle aggressioni a medici e giornalisti nell’estate 2021. La ricerca documenta come gruppi radicalizzati abbiano progressivamente spostato il proprio bersaglio, dopo l’esaurirsi del tema vaccinale, verso pagamenti digitali, cambiamento climatico e reti 5G.

Un rischio per la tenuta democratica

La diffusione del cospirazionismo si ricollega a fenomeni più ampi di erosione della fiducia istituzionale e di convergenza con le attitudini populiste, dato confermato da uno studio su un campione di 1.000 italiani condotto da alcuni studiosi nel febbraio 2023. Tra gli effetti di lungo periodo individuati: il rifiuto fiscale, il ritiro dai sistemi di istruzione pubblica, la bassa adesione alle campagne vaccinali – forme di quella che lo studio definisce “secessione silenziosa” dal patto sociale.

Le strategie di contrasto finora adottate a livello europeo e nazionale – moderazione dei contenuti, deplatforming, fact-checking – si sono rivelate parziali, poiché tendono ad affrontare il cospirazionismo come un problema di disinformazione tecnica piuttosto che come sintomo di una frattura più profonda tra cittadini e Istituzioni. Il livello di pervasività del fenomeno in un Paese costituisce oggi un indicatore della qualità e della tenuta della sua democrazia.

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