La famiglia italiana di fronte alla crisi del welfare 2007

Lo spettro della povertà non fa sconti a nessuno: colpisce gli anziani che percepiscono pensioni di appena 500 euro (e sono più di 7 milioni), i giovani precari che passano da un lavoro all’altro e coloro che finora erano considerati privilegiati, perché al riparo da ogni imprevisto economico, il cosiddetto “ceto medio”. La povertà si va progressivamente estendendo e investe anche persone che un tempo godevano di un discreto tenore di vita. La probabilità di impoverimento delle classi medio-basse è aumentata e la linea di demarcazione tra i poveri e i non poveri diventa sempre più indistinta.
Per molte famiglie italiane si è concretizzato il rischio di povertà, nuclei familiari che non ce l’hanno fatta e, per cause simili (erosione del potere d’acquisto, fuoriuscita dal mercato del lavoro, malattia, separazione/divorzio, ecc.), sono sprofondati sotto la soglia di povertà. La perdita del lavoro, la cassa integrazione o il sopraggiungere di una malattia grave rappresentano variabili causali in grado di compromettere seriamente il fragile equilibrio economico-finanziario di una consistente quota di nuclei familiari.
Il quadro attuale delinea la società dei tre terzi della quale l’Eurispes ha parlato fin dai primi anni Novanta, dove un terzo vive all’interno di una zona di sicuro disagio sociale e indigenza economica, un terzo appare assolutamente garantito e la fascia centrale (i ceti medi) vive in una condizione di instabilità e di precarietà.

 

Introduzione

Una ricognizione sulla condizione delle famiglie nel nostro Paese: dal costo dei figli, all’indebitamento dei nuclei familiari, dal crescente ricorso al credito al consumo al fenomeno delle insolvenze dei mutui per la casa, dalle politiche a sostegno delle famiglie ai servizi per l’infanzia

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