Dipendenti pubblici e perdita del potere d’acquisto 2004

Nel triennio 2001-2004, il mix perverso costituito da l’aumento incontrollato dei prezzi e gli effetti del fiscal drag hanno contribuito ad una perdita complessiva del 18,4% del potere d’acquisto delle retribuzioni per circa 3 milioni e 400mila lavoratori del pubblico impiego. In primo luogo, secondo l’impostazione metodologica dell’Eurispes, è stato possibile rilevare che la perdita del potere di acquisto dei dipendenti pubblici, per il solo effetto dell’inflazione, dal 2001 al 2004, non è stata – come sostiene l’Istat – del 9,8%, ma del 22,2%. Ad ogni modo sia con i dati Istat che con i dati Eurispes, i pubblici dipendenti hanno visto diminuire il proprio potere d’acquisto. Se l’inflazione è stata negli anni passati superiore a quella calcolata dall’Istituto centrale di Statistica, tale perdita di potere d’acquisto è stata di natura tale da modificare profondamente le abitudini di consumo dei pubblici dipendenti. Tuttavia, la perdita del potere d’acquisto dei dipendenti pubblici ed in genere di ogni percettore di reddito è ben maggiore di quella misurata operando un semplice confronto fra l’aumento della retribuzione e aumento dell’inflazione.
Infatti, all’effetto inflazione, vanno sommati gli effetti prodotti dal meccanismo del fiscal drag dovuti al carattere di progressività del nostro sistema fiscale. Ma qual è la dimensione degli effetti del fiscal drag per quanto riguarda i dipendenti pubblici? Per procedere ad una valutazione complessiva, l’Eurispes ha calcolato un valore medio del fiscal drag prendendo come pesi le retribuzioni del pubblico impiego ed ha ottenuto un coefficiente di 0,525. Ciò ha permesso di calcolare la perdita complessiva di potere d’acquisto dei dipendenti pubblici che, com’è ovvio, pagano le tasse sino all’ultimo centesimo.

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