Volontariato in pandemia. Le risposte delle organizzazioni e degli enti del Terzo Settore

La Sede Regionale dell’Eurispes, il Centro Servizi per il Volontariato “Sardegna Solidale”, con il contributo dell’Assessorato Regionale alla Programmazione e Bilancio, hanno inteso, con questa ricerca, analizzare la difficile e delicata situazione determinatasi, nelle Associazioni di Volontariato, a seguito della diffusione del Covid-19.

L’emergenza sanitaria, dovuta alla pandemia da Coronavirus, ha cambiato le abitudini, le attività, le percezioni e ogni aspetto del vivere quotidiano, non soltanto durante il periodo del lockdown; tali mutamenti sono andati ben oltre la durata delle disposizioni governative e, inevitabilmente, hanno trasformato i nostri stili di vita in un modo unico e, per certi versi, irripetibile.

Dato il perdurare della pandemia e delle conseguenti misure di distanziamento, molte Associazioni hanno lottato, innanzitutto, per la loro stessa sopravvivenza, altre hanno dovuto modificare parte delle loro attività, altre ancora non hanno potuto proseguire il loro lavoro: le sedi sono state chiuse al pubblico e le loro attività, in taluni casi, sono state riorganizzate in breve tempo per fornire, dove possibile, i loro servizi a distanza.

Lo scopo della ricerca, quindi, è stato quello di rilevare esigenze e criticità che le Associazioni di Volontariato e gli Enti del Terzo Settore hanno riscontrato durante la pandemia, per poter individuare possibili risorse e percorsi alternativi che permettano loro di continuare a svolgere l’importante attività che ricoprono nel tessuto sociale.

L’indagine ha preso in considerazione un campione rappresentativo delle Associazioni collegate al CSV Sardegna Solidale, suddivise proporzionalmente per area geografica sul territorio sardo. Il questionario, in forma digitale, è stato reso accessibile attraverso un link messo a disposizione dell’Istituto. Sono stati compilati e analizzati 96 questionari.

Dall’analisi dei risultati è emerso, innanzitutto, che la grande maggioranza delle Associazioni, l’84,4%, ha continuato la propria attività anche durante il periodo dell’emergenza dovuto alla pandemia da Covid-19. Le Associazioni che invece hanno dovuto interrompere il loro operato, lo hanno fatto, perlopiù, come conseguenza del rispetto delle disposizioni governative. Soltanto nel 3% dei casi, infatti, la sospensione dell’attività è stata determinata dalla mancanza di condizioni e/o dispositivi di sicurezza adeguati.

Le difficoltà riscontrate dalle Associazioni nello svolgimento delle loro attività, vanno dall’insufficienza del numero dei volontari, alla carenza di risorse economiche; tuttavia, le problematiche individuate in questa indagine non hanno presentato percentuali rilevanti in proposito.

Tra le necessità divenute prioritarie, a cui i volontari hanno dovuto far fronte, è emersa quella relativa alla distribuzione e, in generale, ai servizi di consegna di alimenti alle categorie sociali deboli e alle persone fragili. Il 38,5% degli intervistati ha dichiarato, infatti, che la propria attività di volontariato si è svolta soprattutto a favore della distribuzione di alimenti a fasce deboli della popolazione e il 32,3% si è adoperato per consegnare beni di prima necessità anche in collaborazione con gli Enti locali.

Le attività svolte durante l’emergenza sanitaria hanno riguardato soprattutto gli anziani, che sono stati da subito individuati come appartenenti alla fascia più debole della popolazione. I volontari, nel 22,9% dei casi, hanno sostenuto i cittadini in quarantena o le persone sole, nel 13,5% le persone con patologie a rischio e nell’11,5% dei casi le famiglie con persone disabili o con problemi psichici.

Dall’indagine è emerso anche un altro aspetto molto importante ai fini della ricerca, ossia che spesso e nella maggior parte dei casi, gli operatori, nel complesso e variegato mondo del volontariato, si imbattono in bisogni e necessità che vanno oltre le attività che comunemente vengono svolte. Nel 20% dei casi, ciò succede soltanto raramente, ma nel 16,7% avviene sempre.

Nell’opinione della maggioranza dei volontari, inoltre, si rileva un dato confortante, il 53,1% è del parere che l’attività dell’Associazione, in futuro, è destinata a crescere ulteriormente; il 32,3% pensa che resterà invariata, mentre poco meno del 15%, crede che diminuirà.

È interessante notare che, la grande maggioranza degli intervistati, l’81,2%, quindi 8 su 10, riterrebbe utile l’inserimento di nuovi volontari, idoneamente formati, all’interno della propria Associazione. Assume, dunque, grande rilevanza la necessità di creare una nuova compagine di persone con competenze specifiche, che possa far fronte alla condizione creatasi in seguito all’emergenza socio-sanitaria. Considerato che i volontari, così come è emerso dall’indagine, si occupano prevalentemente delle necessità delle fasce più deboli della popolazione, hanno cioè contatti frequenti e diretti con persone non autonome, anziani o persone sole, la loro la formazione professionale sarebbe fondamentale e necessaria.

I volontari apportano, infatti, un contributo essenziale per favorire il benessere psico-sociale di chi, per i più disparati motivi, si trova in una condizione di disagio. Essi sono, per certi versi, coloro che ricollocano, all’interno del tessuto sociale, persone che altrimenti rischierebbero di esserne relegate ai margini.

Si rileva, dunque, l’esigenza di prevedere, dove mancano, o implementare, quando necessario, corsi di formazione per le persone che desiderano affacciarsi al mondo del volontariato, corsi mirati, in particolare, rivolti agli operatori che entreranno in contatto con le fasce deboli, e quindi particolarmente sensibili, del tessuto sociale.

La ricerca è visualizzabile cliccando qui

 

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