Seconda edizione del Premio di Ricerca intitolato al Prof. Franco Ferrarotti, maestro della sociologia italiana

PREMIO DI RICERCA FRANCO FERRAROTTI

per ricerche originali nelle discipline della sociologia,

dell’economia e delle scienze politiche

 

Fondazione EURISPES

Istituto di Studi Politici Economici e Sociali

Seconda edizione del Premio di Ricerca intitolato al maestro della sociologia italiana

 

Franco Ferrarotti è stato tra i fondatori del pensiero sociologico contemporaneo italiano.

Primo titolare di una cattedra universitaria di Sociologia in Italia, ha saputo coniugare rigore scientifico e impegno civile, lasciando un’eredità intellettuale profonda e generosa.

La sua voce, critica e appassionata, ha formato generazioni di studiosi e continua ancora a ispirare il dibattito pubblico, ben oltre i confini accademici.

La Fondazione Eurispes – Istituto di Studi Politici Economici e Sociali, in collaborazione con la Sapienza, Università di Roma, Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale, intende ricordarne la figura umana e professionale, portandola come esempio
ai giovani ricercatori e studiosi italiani.

Franco Ferrarotti fu Presidente del Comitato Scientifico Eurispes e contribuì alla sua affermazione nel panorama della ricerca sociale in Italia e all’estero.

 

Il Premio è individuale e sarà attribuito a un progetto di ricerca originale che affronti tematiche caratterizzanti l’opera scientifica e culturale del Professor Ferrarotti, seguendone l’originale impostazione metodologica, sinteticamente richiamata in Allegato.

Il vincitore otterrà un premio in denaro dell’importo di 5.000 (cinquemila) euro al lordo delle ritenute di legge omnicomprensivi, funzionali all’esecuzione del progetto medesimo, nei termini fissati nelle Modalità di Partecipazione qui allegate.

 

La Commissione giudicatrice è composta da:

Gian Maria Fara, Presidente Fondazione Eurispes

Laura Ferrarotti, Sapienza Università di Roma

Susy Montante, Direttore Fondazione Eurispes

Alberto Mattiacci, Presidente Comitato Scientifico Eurispes, Sapienza Università di Roma

Giovanna Gianturco, Sapienza Università di Roma

Marco Ricceri, Segretario generale Fondazione Eurispes

 

Il vincitore riceverà comunicazione dell’assegnazione del Premio entro il mese di marzo 2027.

 

Modalità di partecipazione

Sono ammessi al Premio giovani ricercatori di età non superiore ai 45 anni compiuti al momento della presentazione del progetto, coi seguenti profili: dottori di ricerca, dottorandi di ricerca in corso (con e senza borsa), titolari di assegni/borse di ricerca presso Dipartimenti universitari, centri di ricerca pubblici e privati, think tank italiani e stranieri.

Non sono ammessi professori di ruolo aggregati, di seconda e di prima fascia.

Non sono altresì ammessi candidati che siano risultanti vincitori di precedenti edizioni del Premio Ferrarotti.

La domanda di partecipazione si compone dei seguenti documenti (esclusivamente in formato digitale):

  1. Certificato di laurea magistrale in corsi caratterizzati dalle discipline scientifiche della Politica, dell’Economia e della Sociologia;
  2. Progetto di ricerca in italiano e in inglese;
  3. Abstract del progetto di ricerca in italiano e in inglese;
  4. Lettera di presentazione di un superiore/coordinatore;
  5. Dichiarazione di accettazione della eventuale pubblicazione del Rapporto di ricerca a cura di Eurispes;
  6. Curriculum vitae et studiorum.

La domanda dev’essere inoltrata esclusivamente in formato digitale, al seguente indirizzo:

istituto@eurispes.eu

entro e non oltre il 25 febbraio 2027. Farà fede ai fini della partecipazione la mail di conferma ricezione della candidatura.

Le modalità di discussione interna alla Commissione per l’assegnazione del Premio sono autonomamente decise dalla Commissione stessa. Il giudizio della Commissione è inappellabile e insindacabile.

Il vincitore del Premio riceverà, contestualmente alla comunicazione di vincita, le relative istruzioni formali, restando inteso che la ricerca dovrà essere conclusa e il relativo Rapporto consegnato alla Fondazione Eurispes entro e non oltre i termini comunicati all’atto della comunicazione della vincita.

 

Allegato

Franco Ferrarotti

Franco Ferrarotti (1926-2024), universalmente riconosciuto come padre fondatore della sociologia italiana, è stato una figura emblematica e un intellettuale europeo poliedrico e engagé. Professore emerito e titolare della prima cattedra di Sociologia in Italia, istituita nel 1961, ha esercitato una profonda influenza sulle generazioni successive di studiosi e ha contribuito in modo decisivo alla legittimazione della sociologia italiana a livello internazionale.

La sua prolifica carriera abbracciò numerose esperienze: traduttore, collaboratore editoriale per Einaudi, consulente industriale di Adriano Olivetti – un’esperienza fondamentale che alimentò il suo rifiuto del potere e la sua attenzione ai valori umani –, diplomatico in qualità di responsabile del settore Facteurs sociaux presso l’Oece (oggi Ocse) a Parigi, e deputato nella III legislatura repubblicana (1959-1963), durante la quale promosse progetti di legge su lavoro, istruzione e ricerca.

Ferrarotti fu inoltre visiting professor presso prestigiose università di tutto il mondo, tra cui Chicago, Boston, New York, Toronto, Mosca, Varsavia e Tokyo. Nel 1951 fondò, insieme a Nicola Abbagnano, i Quaderni di Sociologia e nel 1967 diede vita alla rivista La Critica Sociologica. Nel 1978 fu nominato Directeur d’études presso la Maison des Sciences de l’Homme di Parigi.

Nel corso degli anni ricevette numerosi premi e riconoscimenti, tra i quali il premio alla carriera dell’Accademia Nazionale dei Lincei (2001) e la nomina a Cavaliere di Gran Croce al merito della Repubblica (2005) dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi.

Ferrarotti fu il principale promotore della sociologia critica in Italia. La sua opera rifiuta l’astrattezza delle teorie prive di riscontro empirico e l’eccessiva rigidità dei metodi quantitativi, privilegiando invece una sociologia vicina all’esperienza vissuta dai soggetti. Egli concepiva la disciplina come la “scienza dell’interconnessione del sociale” e come uno strumento di “auto-ascolto della società”. Il suo approccio metodologico si fondava sul principio della “storicità non storicistica”, ritenuto essenziale per comprendere la complessità di una realtà sociale sempre più sincronica e interdipendente.

Un cardine del pensiero ferrarottiano è l’elaborazione teorico-epistemologica dell’approccio qualitativo, in particolare attraverso il metodo biografico e le storie di vita. Ferrarotti considerava questi ultimi strumenti indispensabili per comprendere la società dal punto di vista dei suoi protagonisti. Inoltre, la ricerca era per lui una “con-ricerca” (o co-ricerca): un incontro umano e uno scambio paritetico tra intervistatore e intervistato, volto a evitare l’“oggettualizzazione” delle persone. Attraverso le storie di vita, mirava a individuare le “invarianti strutturali” presenti nell’idiografico, con l’obiettivo di “dare potere” (empower) ai soggetti coinvolti.

Tra i suoi riferimenti metodologici fondamentali si colloca la “trilogia ideale”, composta da Storia e storie di vita (1981b), La storia e il quotidiano (1986) e Il ricordo e la temporalità (1987), a cui si aggiunge La sociologia alla riscoperta della qualità (1989).

Ferrarotti analizzò con lucidità le trasformazioni dell’età contemporanea. Le sue riflessioni si concentrarono sul dominio della tecnica e dell’innovazione tecnologica, da lui definito un principio guida che “non guida da nessuna parte”. Criticò l’idea che la macchina, priva di passato, potesse progettare il futuro.

Espresse inoltre preoccupazione per l’avvento della “società irretita” (networked society) e per il crescente divario cognitivo tra specialisti e cittadini comuni, con il rischio che una minoranza occulta e irresponsabile finisse per dominare la massa.

Un altro tema centrale fu l’erosione del legame sociale, provocata da un’economia di mercato tanto potente da trasformare la società in una “società di mercato” o in un “conglomerato hobbesiano” di rapporti puramente utilitaristici e calcolabili.

Nei suoi studi affrontò ampiamente questioni come il lavoro, l’industrializzazione, la politica – di cui criticava la visione puramente formale, invocando invece l’uguaglianza e la giustizia sociale come utopia pragmatica – e la marginalità urbana. Su quest’ultima si soffermò in particolare prendendo Roma come caso di studio, per analizzare periferie, baraccopoli e migrazioni, in connessione con i più ampi fenomeni migratori.

Ferrarotti ha inoltre sviluppato anche una profonda riflessione sul sacro e sul fenomeno religioso, individuando nella scomparsa del sacro la causa del “disorientamento etico” e dell’inquietudine esistenziale dell’uomo moderno, che sembra aver smarrito il senso del proprio cammino.

Tra le sue numerose pubblicazioni figurano studi dedicati alla musica e alla società, all’arte, all’Europa, al primo centro-sinistra in Italia, al futurismo e agli effetti delle nuove tecnologie sulla vita delle persone. Ampio spazio occupano inoltre le opere autobiografiche, nelle quali Ferrarotti rievoca gli anni complessi dell’infanzia e della giovinezza in Piemonte, segnati dal fascismo e dalla guerra, così come le prime esperienze all’estero, in Europa e poi negli Stati Uniti subito dopo il secondo conflitto mondiale. In questi scritti trovano posto anche gli incontri con figure di eccezione, tra cui Adriano Olivetti, Cesare Pavese, Felice Balbo e Nicola Abbagnano: testi in cui il vissuto individuale si intreccia costantemente con la realtà sociale più ampia del Paese (Tornando a Casa. Conversazioni con Franco Ferrarotti 1990-2002 (a cura di C. Tognonato), 2003; Le Briciole di Epulone, 2005; Diplomatico per caso, 2006; Nelle fumose stanze, 2007)

L’eredità di Ferrarotti conserva una straordinaria attualità e continua a ispirare la ricerca. Le aree centrali del suo pensiero – dalla sociologia critica al metodo biografico e alla ricerca-azione, dalla sociologia industriale e del lavoro alla riflessione sul rapporto tra politica e società, fino ai temi delle disuguaglianze, delle periferie e delle migrazioni – restano nodi fondamentali del dibattito contemporaneo.

 

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