Rapporto “Xinjiang”. Un modello di analisi come contributo alla riduzione delle tensioni internazionali

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Il Rapporto “Xinjiang. Capire la complessità, costruire la pace” 

Eurispes – Laboratorio BRICS, Istituto Diplomatico Internazionale (IDI), Centro Studi Eurasia-Mediterraneo (CeSEM)

Nota a cura di Marco Ricceri, Segretario generale dell’Eurispes

Conoscere bene i problemi da affrontare prima di esprimere giudizi e assumere la responsabilità di formulare suggerimenti, raccomandazioni e proposte: è con questo spirito che un gruppo di autorevoli ricercatori italiani e stranieri, tra i quali il prof. Fabio Massimo Parenti, membro del Laboratorio BRICS dell’Eurispes, ha fatto ricorso ad un metodo scientifico di analisi per illustrare i termini di una questione internazionale complessa come quella del rispetto dei diritti umani. In questo caso il riferimento è ad una specifica area del mondo: la Regione Autonoma Uigura dello Xinjiang, senza dubbio la regione culturalmente e socialmente più diversificata della Cina.

 

In un periodo nel quale il dibattito e le decisioni nazionali e internazionali rischiano di essere fortemente influenzati dalla scarsa o superficiale conoscenza dei problemi, dalla disinformazione o peggio ancora da notizie false o distorte, il Rapporto Xinjiang. Capire la complessità, costruire la pace propone, in particolare ai responsabili delle decisioni pubbliche, di recuperare un modo di procedere che sia basato su studi sistemici, approfonditi, in grado di fornire elementi conoscitivi verificati. In sostanza, la pubblicazione suggerisce di recuperare un rapporto di positiva collaborazione tra il mondo scientifico, il sistema decisionale politico nel senso più ampio del termine, la pubblica opinione, offrendo un esempio concreto per operare in questa direzione; siamo, con ciò, di fronte ad un modello di approccio ai problemi che riduce i rischi di errore di valutazione e che può essere replicato e applicato a tante altre situazioni nel mondo nelle quali si registrano tante e diffuse tensioni.

 

Il Rapporto Xinjiang. Capire la complessità, costruire la pace è stato promosso su queste basi e con queste finalità dal Laboratorio BRICS di Eurispes, dall’Istituto Diplomatico Internazionale (IDI) e dal Centro Studi Eurasia-Mediterraneo (CeSEM). Come specificato nella presentazione, esso vuole: «(…) fornire alle Istituzioni un rapporto il più possibile oggettivo, indipendente ed affidabile, al fine di contribuire all’innalzamento della qualità del dibattito e, di conseguenza, delle relative decisioni politiche». La complessa situazione dello Xinjang è illustrata nei molteplici aspetti: storico, geografico, economico, politico e sociale, con ciò riprendendo ed ampliando un tipo di analisi sistemica avviato su questa realtà da un gruppo di ricercatori svedesi. Con 47 gruppi etnici (di cui 13 principali) e numerose comunità religiose attive (islamiche, buddiste, taoiste, cristiane, etc.), lo Xinjiang è una realtà segnata da un grande pluralismo sociale e culturale. In questa realtà, la comunità uigura ‒ un gruppo etnico di lingua uralo-altaica (turcofona) e di religione islamica ‒ rappresenta attualmente il 51,1% della popolazione locale, in crescita rispetto al dato del 2010 (45,8%). Di fronte a questa situazione molto articolata, oggetto di un intenso dibattito internazionale e di alcune iniziative specifiche come le sanzioni europee ad alcuni funzionari cinesi ritenuti responsabili di atti antiumanitari, le scelte politiche del governo di Pechino sono state finora le forme di repressione della diversità locale, il terrorismo. Ma qual è la vera realtà di questa regione? Cosa accade effettivamente all’interno di essa? Come contribuire a promuovere iniziative di pace, il dialogo interculturale e interreligioso?

 

Il Rapporto è nato proprio dal bisogno di dare risposte plausibili a queste domande, fornendo elementi conoscitivi in grado di contribuire a costruire forme di convivenza pacifica. Siamo con ciò in piena coerenza con la linea di impegno approvata dagli Stati del G20 svolto nel corso del 2020 sotto la presidenza dell’Arabia Saudita; in particolare, con il documento della Task Force 7 che ha richiamato il valore del contributo che le comunità religiose possono dare allo sviluppo sostenibile e alla costruzione di un nuovo ordine internazionale. «C’è un bisogno urgente di riconoscere e integrare meglio il coinvolgimento significativo degli attori che operano in base alla fede nelle iniziative di sviluppo per mezzo di risposte politiche efficaci. Queste risposte richiedono strategie di coinvolgimento nuove e creative e lo sviluppo di uno sforzo coordinato (…) La creazione di una specifica task force del G20 incentrata sulla religione e la politica faciliterà un impegno sistematico a lungo termine (…) con diversi punti d’azione che forniranno benefici immediati e arricchiranno il processo del G20». (G20, Task Force 7: Religious Networks, Their Impact On Sdgs (Sdg17), and the Challenges for the International Legal Order, Recommendations, Riyadh, 2020).

 

Il Rapporto sullo Xinjiang dell’Eurispes, IDI e CeSEM va proprio in questa direzione indicata dal G20. Nella parte finale è presentata una lista dei primi firmatari che hanno condiviso gli obiettivi del gruppo di ricerca: la necessità di un dibattito nazionale ed internazionale di qualità ed equilibrato, nonché il bisogno di sostenere iniziative di pace centrate sulla comprensione e il rispetto reciproco.

 

ALLEGATO

Testo integrale del Rapporto – Versione integrale Italiano e Inglese

https://eurispes.eu/wp-content/uploads/2021/05/rapporto.it-xinjiang_2021.pdf

Full text of the Report – Full English version

https://eurispes.eu/wp-content/uploads/2021/05/rapporto.en-xinjiang_2021.pdf

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