Plastica e riciclo: un’altra via è possibile

La ricerca Eurispes-PolieCo sui rifiuti e sulle opportunità del riciclo
LItalia delle discariche agli ultimi posti in Europa
Ogni anno 26milioni di tonnellate di rifiuti vengono esportati clandestinamente. Gli impianti italiani di riciclaggio restano senza materiali. Il nostro Paese rischia di perdere finanziamenti comunitari

Roma potrebbe essere invasa dai rifiuti come fu per Napoli se non individuerà una discarica alternativa a Malagrotta. A lanciare l’allarme, il ministro per l’Ambiente Corrado Clini. Quello della capitale è un caso emblematico: non ci si può più affidare solo alle discariche o alla termovalorizzazione che non solo non risolvono il problema ma creano profondi conflitti sociali sulla loro localizzazione. Occorre cambiare filosofia e seguire il solco dell’Europa più avanzata dove viene privilegiato il riciclo. Anche la raccolta differenziata presenta limiti e criticità crescenti.  E’ il tema affrontato martedì 20 novembre, durante il convegno organizzato dall’Eurispes, dalla Federazione Green Economy e dal consorzio PolieCo.
 

Un momento del convegno

L’Italia tra gli ultimi in Europa. Secondo la Banca Mondiale, entro i prossimi 15 anni nel mondo raddoppierà la produzione di rifuti. Questo sia a causa della crescita della popolazione sia per l’industrializzazione sempre più avanzata dei paesi emergenti. L’Italia, seguendo la politica delle discariche o dell’incenerimento, non riesce ad interpretare un ruolo virtuoso, tanto da essere stata inserita dalla Commissione Europea agli ultimi posti della classifca sulla gestione dei rifuti (20° su 27). Il nostro Paese, in compagnia di Bulgaria, Cipro, Estonia, Lettonia, Romania e Slovacchia registra gravi carenze nelle politiche di prevenzione dei rifuti e non incentiva le alternative al conferimento in discarica. Un atteggiamento miope che potrebbe provocare la perdita degli ingenti fnanziamenti che verranno erogati da Bruxelles, tra il 2014 e il 2020, solo a quegli stati membri che privilegiano il riutilizzo e il riciclaggio rispetto all’incenerimento o alla discarica.

 

Il riciclo come volano per l’economia. «Il riciclo è la via concreta per una reale green economy, concetto che purtroppo, spesso è stato usato impropriamente», afferma Enrico Bobbio, Presidente del Consorzio PolieCo. «Recuperare i materiali, infatti, consente una crescita occupazionale superiore di quasi 10 volte a quella prodotta dalle discariche o dall’incenerimento », aggiunge Bobbio.

Secondo la Commissione Europea, se i 27 paesi dell’Unione si adeguassero alle normative comunitarie si potrebbero risparmiare 72 miliardi di euro l’anno. Il settore della gestione rifuti e del riciclaggio incrementerebbe il proprio fatturato di 42 miliardi di euro l’anno, creando 400.000 posti di lavoro entro 2020. «I rifuti sono una risorsa e non vanno visti come un fardello di cui liberarsi» spiega il Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara. «L’Italia, non attuando una corretta gestione del ciclo, esporta ricchezza. Invia in Cina masse di materiale da riciclo con costi enormi e poi riacquista dalla stessa Cina oggetti prodotti con quello stesso materiale senza alcuna garanzia di qualità. Il riciclo in casa nostra è la via maestra – prosegue Fara per rilanciare l’economia, prevenire lo spreco di materiali, ridurre il consumo di materie prime e di energia».

Il traffco illecito delle Ecomafe. L’Asia, in particolare la Cina ed Hong Kong, si è affermata negli anni più recenti come catalizzatore dei fussi di rifuti plastici provenienti dai paesi dell’Europa, che tornano sotto forma di prodotti lavorati. Se a questo si aggiunge che circa un 1/5 dei manufatti mondiali vengono realizzati in Cina, si può facilmente comprendere come quello dei rifuti sia uno dei fussi fondamentali per alimentare la produzione cinese, in grado di sostituire materie prime che sarebbero più costose.
Ogni anno in Italia una quantità enorme di rifuti, circa 26 milioni di tonnellate, viene diretta al mercato dell’esportazione clandestina. Spedire illegalmente un container di 15 tonnellate di rifuti verso l’Oriente costa solo 65mila euro, contro i 60mila necessari allo smaltimento legale. Nello stesso tempo gli impianti di riciclaggio italiani sono sottoutilizzati: per lavorare a regime avrebbero bisogno di almeno il 25% di materiale plastico in più.

 

Ne è un esempio il recente sequestro da parte della Guardia di Finanza di 300mila giocattoli pericolosi importati dalla Cina, sui quali si è riscontrato l’utilizzo di sostanze che causano malformazioni nella crescita dei bambini.

 

 

 

 

Il Consorzio PolieCo si è più volte pronunciato contro le esportazioni illecite dei rifuti plastici all’estero che oltre a penalizzare il sistema industriale del riciclo italiano, alimentano soprattutto nei paesi asiatici impianti che operano senza le necessarie cautele ambientali e di sicurezza sul lavoro.

Analogamente, ha più volte sollecitato gli Organi competenti sulla necessità di contrastare – tanto in Italia, quanto all’estero – ogni forma di attività non lecita di riciclo che trasforma le imprese da impianti a sorta di “tipografe” aduse solo a cambiare i codici dei materiali in ingresso per favorire sistemi illeciti di smaltimento.

LA RICERCA EURISPES: UN APPROCCIO ’KM0’

Nella ricerca realizzata dall’Eurispes, si parte dall’analisi delle normative vigenti, sia in campo nazionale sia europeo, e si passa alla trattazione della tematica inerente al settore delle materie plastiche al fne di identifcare lo scenario relativo alla composizione dei rifuti plastici e, soprattutto, di mettere in risalto una delle maggiori criticità del settore, ossia i danni economici legati all’export incontrollato dei rifuti plastici, la cui raccolta differenziata è fnanziata attraverso le tasse e i contributi pagati dai cittadini europei, mentre i proftti fniscono il più delle volte nelle tasche di riciclatori e trasformatori, soprattutto dei paesi orientali. Al danno fnanziario apportato all’intero sistema di raccolta e gestione dei rifuti in plastica si aggiungono il danno economico, determinato dalla necessità per i produttori europei di attingere a materie prime vergini, anziché a materie prime seconde. Inoltre esiste un danno ambientale originato dal depauperamento delle risorse. A tutto ciò si può porre rimedio e la ricerca dell’Eurispes traccia una nuova prospettiva che verrà tradotta in una proposta legislativa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Secondo i dati pubblicati dal Rapporto “Ecomafa globale” di Legambiente e PolieCo, gli scarti plastici che hanno valicato le frontiere italiane nel 2010 sono stati circa 200.000 tonnellate per un valore di 54 milioni di euro, cui vanno aggiunti circa 22.000 tonnellate di pneumatici fuori uso, per altri 21 milioni di euro. A questi fussi regolari, però, vanno aggiunti quelli irregolari, ben più corposi, ma diffcili da stimare. Nel 2010, 11.400 tonnellate di rifuti sono stati intercettati prima di essere imbarcati su navi in partenza verso porti cinesi, indiani o africani; di questi materiali il 19% quasi 2.166 tonnellate era costituito da materie plastiche.

Il rifuto è una risorsa. Il problema fondamentale da affrontare è quello di individuare un percorso sostenibile, con l’ausilio di opportuni interventi normativi, attraverso il quale il “rifuto” sia concretamente dissociato dal valore negativo che gli viene comunemente attribuito per assumere una connotazione del tutto diversa: quella di potenziale “risorsa”.

 

Gian Maria Fara, Rosario Trefiletti, Enrico Bobbio e Alfonso Pecoraro Scanio

In tema di riciclo, la Direttiva 2008/98/CE e la strategia “Europa 2020” hanno incoraggiato la gestione integrata dei rifuti per avvicinare l’Unione Europea alla cosiddetta. “società del riciclo”. Tale intervento normativo, nel favorire la realizzazione di una rivoluzione culturale a favore dell’ambiente, ha individuato nel riciclo il migliore strumento di separazione e recupero dei materiali. I rifuti devono essere progettati per il riuso ed il riciclo, in modo da tornare allo status di fne vita risorse, ri-entrare nel ciclo produttivo per la realizzazione di nuovi prodotti. Alla base di questa logica c’è quindi una concezione di “economia circolare” in grado di minimizzare gli sprechi ed ottimizzare i rifuti all’interno di un unico fusso continuo: quello delle risorse.

 

APPROFONDIMENTI

Sintesi Plastica e riciclo dei materiali
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(fine)

 

 

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