Campania: una regione proiettata verso il futuro

Per il terzo anno consecutivo il Pil della Campania è cresciuto più della media nazionale: il 2003 registra, infatti, un + 0,9% per la regione contro un + 0,3% dell’intero Paese.

Questo è uno dei tanti dati che compongono la “Breve panoramica su alcune tematiche socio economiche della Regione Campania”, realizzata da Eurispes Campania e che verrà presentata giovedì 15 luglio alle ore 10,30 a Caserta (Real Sito del Belvedere di S. Leucio di Caserta, presso l’Aula Magna dell’Ateneo Jean Monnet) in occasione dell’inaugurazione della sede regionale di Eurispes Campania. Alla manifestazione parteciperanno il Presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara e il presidente dell’Eurispes Campania Giuseppe Staro.

Di seguito riportiamo alcuni dei più importanti aspetti dello studio relativo alla Campania che disegnano la regione sotto vari aspetti: economio, politico e socio-culturale.

Popolazione e qualità sociale

La dinamica demografica regionale. La Campania è tra le regioni più popolate d’Italia, nonostante i consistenti flussi emigratori che hanno caratterizzato il territorio tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo. La Campania si posiziona infatti, al censimento 2001, al secondo posto dopo la Lombardia per numero di abitanti. Un dato particolarmente significativo è sicuramente quello relativo alla crescita demografica nell’ultimo decennio 1991-2001, la più bassa nell’ultimo secolo e mezzo, con un incremento di appena l’1,3%. Nella provincia di Napoli risiedono 3.059.196 abitanti, pari al 53,6% della popolazione campana. Segue la provincia di Salerno, con 1.073.643 abitanti, pari al 18,8% del complesso mentre la provincia meno popolata è quella di Benevento che conta 287.042 abitanti, pari appena al 5% della popolazione campana.

Riguardo, invece, alla distribuzione della popolazione residente per classi di età, la provincia con maggiore presenza di bambini (0-14 anni) e giovani (15-24 anni) è quella di Napoli (rispettivamente 627.064 abitanti e 479.350 abitanti), seguita dalla provincia di Salerno (194.605 abitanti e 153.305 abitanti), mentre quella con un minor numero di bambini e giovani è la provincia di Benevento (48.692 abitanti e 38.686 abitanti). Rivolgendo l’attenzione al fenomeno delle immigrazioni in Italia, si osserva che la Campania ha registrato un decremento del 7,8% nel numero di soggiornanti stranieri, scesi dai 63.681 del 2001 ai 58.641 del 2002.

Cresce l’offerta didattico-formativa sul territorio. Per quanto concerne il settore dell’istruzione, la Campania occupa, a livello nazionale, la prima posizione per numero di istituti (1.372).

Osservando i dati relativi alla distribuzione degli istituti scolastici sul territorio, si osserva che la maggior parte delle scuole (il 37,5%) ha sede nella provincia di Napoli (1.800); seguono Salerno (1.190), Caserta (731), Avellino (548) e, infine, Benevento (376).

A fronte di una forte presenza di immigrati nella regione, l’incidenza degli stranieri nel complesso degli alunni si attesta allo 0,3%, contro lo 0,6% del Mezzogiorno e il 2,3% del dato nazionale; gli alunni stranieri sono presenti in misura maggiore ad Avellino e a Caserta, dove hanno un peso percentuale sul complesso degli alunni dello 0,5%.

Economia e lavoro

Economia in Campania: segnali di ripresa. La realtà socio-economica della Campania rivela negli ultimi anni una serie di segnali positivi con un aumento del Pil che per il terzo anno consecutivo appare superiore a quello della media nazionale. Infatti, il Pil nel 2003 registra un aumento dello 0,9% a fronte dello 0,3% nazionale, confermando la tendenza positiva dell’anno precedente che aveva segnato un incremento del 3,2%, contro lo 0,4% nazionale. Anche per l’occupazione si rileva una leggera crescita. Nel 2003 l’aumento di persone occupate è risultato pari allo 0,6% (pari a circa 10mila unità) contro il 2,2% e il 3,2% del 2001 e 2002. Le persone che hanno cercato attivamente lavoro nel 2003 solo diminuite del 5% (circa 22mila unità) e il tasso di disoccupazione è sceso al 20,2%, con una riduzione dello 0,9% rispetto al 2002 e del 4,4% rispetto al massimo raggiunto nel 1997.

La mappa delle imprese. La struttura economica in Campania presenta una maggiore incidenza delle imprese operanti nel commercio: si tratta di 187.914 aziende registrate con un saldo attivo percentuale tra iscrizioni e cessazioni pari all’1,37% nel 2003, decisamente superiore a quello registrato a livello nazionale nello stesso periodo di riferimento. A livello industriale, il settore produttivo più consistente nella regione resta quello manifatturiero, con un saldo negativo percentuale nel 2003, pari a -0,34%, corrispondente ad un decremento di 200 imprese, decisamente inferiore al saldo negativo nazionale pari a -1,03%.

Per quanto concerne la forma giuridica delle imprese campane, è noto come la maggior parte di esse siano imprese individuali, più del 59% del totale delle imprese registrate, con un massimo nella provincia di Benevento, dove queste ultime rappresentano il 77,52% del totale delle imperse, seguite dal 73,62% nella provincia di Avellino; mentre questa percentuale scende nelle province di Caserta (67,68%), Salerno (67,69%) e Napoli (48,18%), dove si registrano quote più elevate di imprese di capitale e di persona. Nella sola provincia di Napoli, che raggruppa circa il 49% delle imprese campane, le società di persona sono circa il 28% e quelle di capitale il 19,4%.

La crescita dell’occupazione in Campania: i primi segnali di un’inversione di tendenza. Dal 1999 al 2002, il tasso di attività totale della popolazione ha registrato in Campania un progressivo incremento con 0,2 punti percentuali costanti per i primi tre anni e un più significativo aumento nel 2002, pari allo 0,7%. Tale tendenza, dovuta anche al decremento delle persone in cerca di lavoro (circa 22mila unità in meno), è stata confermata dai dati recenti del 2003. Si può inoltre osservare che a livello nazionale, la Campania occupa la terza posizione, al pari dell’Emilia Romagna, per incremento del tasso di attività (tra il 2001 e 2002) solo dopo la Lombardia e le Marche, che registrato entrambe un incremento pari all’1%. Per tutte le altre regioni italiane l’incremento è stato inferiore allo 0,7.

Una risorsa per l’occupazione: l’imprenditoria femminile. L’ultimo bando, previsto dalla legge 215/92 sull’imprenditoria femminile in Campania, ha consentito il finanziamento di ben 831 aziende a prevalente partecipazione femminile, di cui la maggior parte nel settore dei servizi (78,82%) contro il 19,61% del settore manifatturiero. La maggior parte delle imprese finanziate sono localizzate nella provincia di Napoli (45,85%) che registra anche la percentuale più alta di quelle operanti nei servizi (82,41%). Nelle province di Avellino e Benevento, il numero di imprese ammesse al finanziamento è molto più basso e quasi il 28% delle iniziative sono state presentate nel settore manifatturiero.

Ancora troppi infortuni in Campania. La Campania registra un decremento di circa il 10% tra il 2001 e il 2002, sia nel settore agricoltura che dell’industria e servizi. A livello provinciale si conferma lo stesso andamento osservato a livello regionale, con una riduzione degli infortuni denunciati all’Inail tra il 2001 e il 2002 in tutti e tre i settori e in tutte le province. In particolare, nel 2002 nella provincia di Napoli si registra la percentuale più bassa di infortuni denunciati sul numero di addetti (2,7 infortuni denunciati su 100 addetti), mentre è nella provincia di Benevento che si osserva la quota più elevata (pari al 6,7%).

Il commercio in Campania: esportazioni in ribasso nel 2003. La situazione della bilancia commerciale della Campania è piuttosto critica se si esaminano le variazioni registrate nelle esportazioni e nelle importazioni estere tra il 2002 e 2003. Complessivamente le esportazioni della regione segnano un calo percentuale di -14,4%, con un picco della provincia di Benevento che segna una riduzione percentuale del 32,7%, seguita dalla provincia di Caserta, con il 24,5%. La riduzione delle esportazioni si presenta meno critica nella provincia di Salerno, con un valore di -3,5%. Solo le esportazioni di questa provincia appaiono dunque in linea con la riduzione media nazionale assestatasi, tra il 2002 e 2003, a – 4%.

Anche le importazioni in Campania registrano un segno negativo, con una lieve flessione dell’1,5%. A differenza delle esportazioni, questo dato è in linea con il dato nazionale pari a -1,6%. La maggiore riduzione del volume delle importazione si osserva nella provincia di Avellino (-13,1%) a cui fa seguito il calo registrato nella provincia di Napoli (-2,5%).

Ricerca e sviluppo tecnologico

La struttura del sistema di ricerca in Campania. La Campania è la terza regione italiana in quanto a consistenza del settore della ricerca scientifica pubblica con oltre 7.000 addetti, sul territorio sono presenti circa 90 Centri di Ricerca e 7 Atenei. Gli addetti nelle università sono 5.500, 1.500 negli Enti Pubblici di Ricerca (EPR), circa 200 presenti negli altri Centri di Ricerca legati ai Ministeri e allo Stato, mentre nelle imprese private e pubbliche si dedicano alle attività di ricerca scientifica 2.600 addetti. Dal punto di vista territoriale i Centri di Ricerca sono allocati nella regione secondo la seguente distribuzione: 73 nel capoluogo, 7 a Salerno, 4 a Caserta, 2 ad Avellino ed 1 a Benevento.

Indicatori per la R&S in Campania. Rispetto alle altre Regioni dell’Obiettivo 1 la Regione Campania sta da tempo investendo, in misura notevole, in Ricerca e Innovazione, raggiungendo il 6% del totale fondi POR (arriva al 10% con la premialità).

Nel triennio 1999-2001, in Campania la spesa per R&S della Pubblica amministrazione, in percentuale rispetto al Pil, risulta essere di poco superiore alla media nazionale (0,66 contro 0,54), molto vicina ai valori della Sicilia e Toscana e distante solamente alla Regione Lazio che supera l’1,40 del Pil.

Turismo e beni culturali

Il turismo in Campania: andamento altalenante. I dati relativi al turismo in Campania nel 2002 comparati con quelli registrati nel 2001, evidenziano un calo delle presenze alberghiere complessive. L’andamento del settore in Campania risulta eterogeneo nelle diverse province e, all’interno di queste, nei differenti comprensori turistici.

La domanda turistica alberghiera, relativa al periodo gennaio-ottobre 2002 nella provincia di Napoli presenta complessivamente una diminuzione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (-3,9%) quasi interamente imputabile ai turisti stranieri.

L’affluenza turistica nella provincia di Salerno appare complessivamente soddisfacente, con un lieve aumento delle presenze alberghiere italiane (+1,1%), che ha compensato la leggera diminuzione dei turisti stranieri (-1,0%), determinando un incremento totale dello 0,5%.

Su scala regionale e in termini percentuali, la provincia di Caserta è stata la più interessata dal calo dei flussi turistici, sia italiani (-8,0) che stranieri (-10,8), con una perdita del 9,1%.

Il bilancio della provincia di Avellino nel 2002 è complessivamente in linea con quanto verificatosi nell’anno precedente. Si tratta di un dato che presenta, tuttavia, una disomogeneità al suo interno, considerato che deriva dalla combinazione di due fenomeni differenti: un sensibile calo delle presenze alberghiere nel capoluogo (-17,9%), cui ha corrisposto una crescita negli altri comuni della provincia (+2,7%).

L’offerta ricettiva alberghiera ed extralberghiera. La dotazione recettiva della regione Campania, al 31 dicembre 2001, consta di poco più di 1.400 esercizi alberghieri per un totale di circa 90.000 posti letto. Negli ultimi anni vi è stato un aumento di questa tipologia di offerta, accompagnato da un up-grading verso la tipologia delle 3-4-5 stelle. Dal punto di vista della localizzazione, l’offerta è fortemente concentrata nella provincia di Napoli e, in misura minore, in quella di Salerno.

Un’altra grande risorsa: il turismo termale. La Campania rappresenta la quinta regione d’Italia (8,6%), dopo la Toscana (14,6%), l’Emilia Romagna (10,3%), la Lombardia e il Trentino (9,2% rispettivamente).

La Campania, quindi, si colloca fra le regioni italiane più ricche di stazioni termali, con un fatturato stimato (comprensivo dell’indotto), complessivamente, in 310 mln di euro (il 9% circa del volume d’affari nazionale), di cui il 33,4% è assistenziale pubblico mentre il 66,6% è privato; gli occupati sono circa 1.250.

La sola isola di Ischia con i suoi stabilimenti termali fattura circa il 60% dell’intero fatturato campano nel settore termale ed ha inoltre un numero di occupati pari al 55% del totale regionale stimato.

Ambiente e territorio

Ambiente e impatto sociale. Per quanto riguarda le famiglie campane, in merito alla percezione di alcune problematiche ambientali, una buona parte di esse ritiene abbastanza o molto rilevante il problema della cattiva qualità dell’aria (43,7%), dell’inquinamento acustico (43,7%) e della sporcizia delle strade (il 37,8%).
Anche l’interruzione dei servizi di erogazione dell’acqua crea particolare disagio nel 21,9% delle famiglie campane. La diffidenza circa la qualità ambientale e verso il servizio di erogazione dell’acqua, dovuto in parte al generale invecchiamento e alla scarsa manutenzione delle reti idriche e fognarie degli anni Novanta, è la causa del rifiuto, da parte del 40% delle famiglie, di bere acqua del rubinetto.

Migliora la qualità delle coste e la balneabilità. Nonostante i risultati poco entusiasmanti sulla qualità ambientale delle zone costiere, nel 2003 la Campania ha guadagnato 7 bandiere blu, l’8% delle bandiere blu assegnate a tutte le regioni italiane. Il dato posiziona la regione al sesto posto della graduatoria, dopo la Toscana (13%), l’Abruzzo (13%), le Marche (12%), la Liguria (10%) e l’Emilia Romagna (9%).

L’emergenza rifiuti: un problema non ancora risolto. Tra le regioni del Mezzogiorno,la Campania è seconda solo alla Sicilia relativamente alla produzione totale di rifiuti urbani: 2.598.562 tonnellate nel 2000, 2.762.878 nel 2001 e 2.659.996 tonnellate nel 2002. Nell’arco del triennio considerato, la regione si è posizionata al terzo posto, dopo Sicilia e Sardegna, per produzione pro capite di rifiuti urbani (466,6 tonnellate nel 2002).

Dopo un’impennata della produzione pro capite di rifiuti urbani nel 2001 (7,9% in più rispetto al 2000), nel 2002 si è assistito ad un incoraggiante decremento (-3,7%). Nel complesso, l’incremento della produzione pro capite di rifiuti urbani in Campania tra il 2000 e il 2002 (+3,9%) è stato più contenuto rispetto a quello registrato a livello nazionale (+4,3%).

La Campania si caratterizza per uno scarso ricorso alla raccolta differenziata, di gran lunga inferiore alla media nazionale. È tuttavia possibile apprezzare un significativo incremento della percentuale di rifiuti oggetto di raccolta differenziata tra il 2000 e il 2002, pari al 4,3% nel solo biennio 2000-2001. La raccolta differenziata ha interessato, nel 2002, il 7,3% dei rifiuti urbani della regione, contro l’1,8% del 2000.

Bilancio energetico e le fonti rinnovabili. La produzione di energia elettrica in Campania è concentrata nelle province di Caserta e di Napoli, le quali, insieme, coprono circa l’88,8% dell’intera produzione elettrica regionale. Distinguendo tra fonte fossile e fonti rinnovabili (idrico, eolico e fotovoltaico) si osserva che la percentuale di elettricità “verde” prodotta in Campania è pari a circa il 37,8% dell’intera produzione.

I punti di crisi

La criminalità in Campania. Dal 2001 al 2002 c’è stato un aumento del numero totale di delitti, che sono passati dai 190.878 del 2001 ai 208.794 del 2002, con una variazione percentuale del 9%. Osservando nel dettaglio i dati si può notare come, nei due anni, si sia registrato un aumento dei furti (3%), che sono passati da 114.817 a 118.752, così come le persone denunciate, per le quali si è registrato un incremento del 25% (da 53.008 a 66.287), e arrestate (incremento del 16%, da 13.059 a 15.124).

Viceversa si nota come le Forze di polizia siano diminuite passando dalle 24.251 unità del 2001 alle 23.737 del 2002 (decremento del 2%).

Al contrario è aumentato il numero di delitti per singolo operatore di polizia, che è salito da 7,87 del 2001 a 8,80 del 2002.

Un ultimo indicatore è rappresentato dal quoziente di criminalità per 100.000 abitanti, calcolato sui delitti denunciati ogni 100 abitanti. Anche in quest’ultimo caso si registra un incremento: dal 3,3 del 2001 al 3,7 del 2002.

Una triste realtà della Campania: la Camorra. In riferimento a questo tema, sono stati messi a confronto i dati del 2001 e del 2002 relativi alle associazioni a delinquere e alle associazioni a delinquere di stampo mafioso.

I delitti riconducibili ad associazioni a delinquere denunciati sono stati 103, mentre le persone denunciate sono state 1.080. Confrontando i dati del 2001 con quelli del 2002, si registra un incremento (nel 2001 c’erano stati 78 delitti denunciati e 697 persone denunciate).

I delitti e le persone denunciate per associazione di stampo mafioso nel 2002 sono stati, rispettivamente, 25 e 381; nel 2001 i valori erano più alti, rispettivamente 42 e 519.

La situazione della Campania è stata successivamente messa a confronto con quella delle altre regioni italiane, rivolgendo un’attenzione particolare alla realtà della Calabria, della Puglia e della Sicilia dove è particolarmente forte la presenza della criminalità organizzata.

La Campania risulta al primo posto in Italia per omicidi legati ad associazioni di stampo mafioso (311), (il 46,7% del totale nazionale). Seguono la Calabria, con 144 omicidi (21,6%), la Puglia con 108 omicidi (16,2%) e la Sicilia con 89 omicidi (13,4%).

Un problema difficilmente misurabile: il sommerso. La Campania è, in valori assoluti, la regione con il maggior numero di aziende irregolari dal punto di vista lavorativo. Tuttavia, se osserviamo il dato percentuale delle aziende irregolari sulle aziende visitate, la Campania è al settimo posto tra le regioni italiane (62%).

Valutando più nel dettaglio il fenomeno dell’irregolarità lavorativa, misurato come rapporto tra le unità di lavoro irregolari sul totale delle unità di lavoro, la Campania si colloca al secondo posto in Italia, dopo la Calabria: 25,6% nel 1999, 24,7% nel 2000 e 25,2% nel 2001.

 

 

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