{"id":33013,"date":"2025-05-26T13:08:56","date_gmt":"2025-05-26T11:08:56","guid":{"rendered":"https:\/\/eurispes.eu\/?p=33013"},"modified":"2025-05-26T13:21:39","modified_gmt":"2025-05-26T11:21:39","slug":"risultati-dello-studio-immobili-pubblici-patrimonio-da-valorizzare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/eurispes.eu\/en\/risultati-dello-studio-immobili-pubblici-patrimonio-da-valorizzare\/","title":{"rendered":"Risultati dello studio &#8220;Immobili pubblici:  Patrimonio da valorizzare&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Numerose sono state le iniziative avviate negli ultimi trent\u2019anni per trasformare gli immobili pubblici da elemento passivo a un asset strategico. Nel tempo, questa visione si \u00e8 concretizzata in una serie di interventi normativi: dalla dismissione diretta come misura straordinaria, alla cartolarizzazione finanziaria, fino all\u2019adozione di strumenti pi\u00f9 avanzati per la gestione attiva del patrimonio, basati su logiche di valorizzazione, partnership pubblico-privato e rigenerazione urbana. Da un punto di vista tecnico negli anni, il patrimonio pubblico a partire dagli anni 90 \u00e8 stato oggetto di mappature, censimenti, classificazioni e trasferimenti giuridici tra Enti, con l\u2019introduzione di nuovi attori come l\u2019Agenzia del Demanio (Decreto legge 300\/99), Invimit (Decreto ministeriale del 19.03.2012), oltre all\u2019adozione di strumenti giuridici innovativi: fondi immobiliari, concessioni di valorizzazione, societ\u00e0 veicolo (SPV), conferimenti patrimoniali a titolo gratuito e programmi unitari di valorizzazione territoriale (PUVaT).<\/p>\n<h2>Dopo aver effettuato la registrazione al nostro sito, lo studio in versione integrale \u00e8 visualizzabile al seguento link <a href=\"https:\/\/eurispes.eu\/ricerca-rapporto\/immobili-pubblici-patrimonio-da-valorizzare-2025\/\">https:\/\/eurispes.eu\/ricerca-rapporto\/immobili-pubblici-patrimonio-da-valorizzare-2025\/<\/a><\/h2>\n<p>Nonostante i diversi tentativi delle differenti Legislazioni, i risultati sono stati eterogenei e spesso discontinui, a causa di ostacoli strutturali: incertezze normative, carenza di competenze tecniche, debolezza della governance locale, ma anche resistenze culturali e amministrative rispetto alla gestione manageriale del patrimonio. Se guardiamo alle traiettorie macroeconomiche delle principali grandezze della finanza pubblica italiana dagli anni Novanta a oggi, si evince che la strategia di valorizzazione del patrimonio immobiliare non ha prodotto effetti strutturali complessivamente limitati e discontinui sul riequilibrio dei saldi pubblici. Anzi, al contrario, i principali indicatori mostrano una tendenza persistente e, in alcuni casi, accentuata al deterioramento.<\/p>\n<p>Nonostante le ripetute operazioni di dismissione negli anni (fondi immobiliari pubblici, cartolarizzazioni, valorizzazioni), l\u2019impatto sul debito pubblico \u00e8 stato pressoch\u00e9 trascurabile, sia in termini assoluti (proventi limitati rispetto allo stock di debito) sia in termini dinamici (assenza di effetti di stabilizzazione di lungo periodo). Il rapporto tra debito pubblico e Prodotto interno lordo (Pil) \u2013 che rappresenta il principale parametro di sostenibilit\u00e0 delle finanze pubbliche, oltre che un riferimento centrale nei vincoli del Patto di stabilit\u00e0 europeo \u2013 ha mostrato un andamento strutturalmente crescente, passando dal 104% nel 1992 (anno di approvazione della legge n.537\/1993, una delle prime misure rilevanti di razionalizzazione della spesa pubblica, con implicazioni anche in materia patrimoniale), fino a superare il 140% nel 2020, in seguito alla crisi pandemica, e attestandosi ancora oggi su valori prossimi o superiori al 137% (dati MEF \u2013 DEF 2023).<\/p>\n<p>Il saldo netto da finanziare in rapporto al Pil, ovvero il disavanzo complessivo del bilancio dello Stato, non ha beneficiato in modo significativo delle entrate straordinarie derivanti dalla valorizzazione patrimoniale. Le entrate da alienazioni, per quanto formalmente registrate nel bilancio dello Stato o degli Enti locali, sono state per lo pi\u00f9 episodiche e condizionate da fattori di mercato. La valorizzazione patrimoniale dunque non ha inciso in modo permanente sui flussi strutturali del bilancio pubblico.<\/p>\n<p>Infine il saldo primario, ovvero la differenza tra entrate e spese al netto degli interessi sul debito, considerato dagli economisti il vero indicatore di \u201csforzo fiscale\u201d di uno Stato, ha storicamente registrato avanzi primari positivi per diversi anni (soprattutto tra il 1995 e il 2007), ma negli ultimi dieci anni tale capacit\u00e0 si \u00e8 progressivamente indebolita. Le operazioni patrimoniali, in questo quadro, non hanno generato flussi primari aggiuntivi, n\u00e9 in forma di risparmi strutturali (ad esempio, razionalizzazione dei costi di locazione), n\u00e9 in forma di nuove entrate ricorrenti.<\/p>\n<p>La lezione emersa dagli ultimi trent\u2019anni \u00e8 chiara: la valorizzazione del patrimonio pubblico pu\u00f2 contribuire alla finanza pubblica, ma non pu\u00f2 sostituirsi a una strategia fiscale coerente e strutturale. L\u2019illusione che il patrimonio possa da solo riequilibrare i conti si \u00e8 scontrata con la realt\u00e0 di un sistema pubblico complesso, in cui la creazione di valore richiede tempo, competenze, investimenti e \u2013 soprattutto \u2013 una visione politica e amministrativa di lungo periodo.<\/p>\n<p>Tuttavia, le riforme pi\u00f9 recenti segnano una fase pi\u00f9 matura del processo: la valorizzazione degli immobili pubblici non \u00e8 pi\u00f9 solo strumento di riequilibrio finanziario, ma anche leva per la trasformazione urbana, la sostenibilit\u00e0 ambientale e l\u2019inclusione sociale. L\u2019obiettivo del Legislatore dovr\u00e0 essere quello di trasformare il patrimonio in un vol\u00e0no per la crescita sostenibile, la coesione territoriale e la transizione ecologica. In quest\u2019ottica, ogni operazione di valorizzazione non dovr\u00e0 pi\u00f9 essere vista solo come un\u2019opportunit\u00e0 economica, ma come un intervento che pu\u00f2 contribuire al benessere collettivo, alla rigenerazione delle citt\u00e0, al contenimento del consumo di suolo e al raggiungimento degli obiettivi ambientali nazionali ed europei.<\/p>\n<p>A testimonianza dell\u2019evoluzione di questo nuovo paradigma di valorizzazione dei beni immobili, il Ministero dell\u2019Economia e Finanza (MEF) ha promosso, nel novembre 2024, l\u2019insediamento della \u201cCabina di regia per la valorizzazione e la dismissione del patrimonio immobiliare pubblico\u201d, prevista dall\u2019art. 28-quinquies del Dl 75\/2023, convertito con modificazioni dalla legge 112\/2023. \u00a0La composizione della Cabina prevede la partecipazione dei rappresentanti delle Amministrazioni Centrali maggiormente coinvolte nella gestione patrimoniale.<\/p>\n<p>La lettura integrata tra dimensione numerica e dimensione spaziale conferma che il patrimonio immobiliare pubblico italiano \u00e8 altamente eterogeneo, territorialmente disperso e fortemente sbilanciato sul segmento residenziale in termini di numerosit\u00e0, ma su quello istituzionale in termini di superficie e valore d\u2019uso. Ne deriva la necessit\u00e0 di adottare una strategia differenziata e multi-livello, che tenga conto della funzione prevalente degli immobili, della loro obsolescenza tecnica e funzionale, del contesto territoriale e delle potenzialit\u00e0 di valorizzazione. In tale prospettiva, una pianificazione patrimoniale consapevole pu\u00f2 trasformare l\u2019attuale patrimonio da passivit\u00e0 in leva di sviluppo territoriale, sostenibilit\u00e0 e modernizzazione dell\u2019Amministrazione pubblica.<\/p>\n<p>\u00c8 necessario strutturare un approccio fondato su logiche settoriali, che consideri in modo distinto almeno tre grandi aree funzionali del patrimonio.<\/p>\n<p>Gli <strong>immobili strumentali all\u2019erogazione di servizi pubblici essenziali<\/strong> costituiscono il nocciolo operativo e funzionale dell\u2019infrastruttura pubblica nazionale, rappresentando quegli asset che, per la loro destinazione d\u2019uso diretta, risultano imprescindibili per l\u2019erogazione continua, regolare e universalistica di servizi fondamentali quali l\u2019istruzione, l\u2019amministrazione pubblica, la sanit\u00e0 territoriale, lo sport, la sicurezza, la giustizia e l\u2019inclusione sociale.<\/p>\n<p>La gestione degli immobili strumentali deve essere ispirata a criteri di economicit\u00e0 e funzionalit\u00e0, nonch\u00e9 alla massimizzazione del rendimento d\u2019uso, in un\u2019ottica non commerciale ma di piena valorizzazione del capitale pubblico. In tale direzione, sono fondamentali: la razionalizzazione dei volumi occupati, tramite processi di accorpamento, rilocalizzazione o condivisione di spazi tra uffici o enti diversi (logiche \u201chub pubblici\u201d e \u201cpoli amministrativi integrati\u201d); l\u2019adozione di modelli organizzativi flessibili, come lo smart working, il desk sharing e la digitalizzazione front-end\/back-office, che modificano radicalmente la domanda di spazi; l\u2019introduzione di indicatori di performance tecnico-gestionale, quali il costo annuo per mq, il tasso di utilizzo effettivo, il fabbisogno manutentivo previsionale, la resilienza energetica e la compatibilit\u00e0 ambientale.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo \u00e8 ridurre i costi fissi, aumentare la qualit\u00e0 ambientale e migliorare l\u2019accessibilit\u00e0 e la trasparenza dei servizi, anche attraverso la digitalizzazione delle postazioni di lavoro e degli sportelli al cittadino.<\/p>\n<p>L\u2019obsolescenza di una larga parte degli immobili strumentali richiede interventi strutturali su larga scala, che non si limitino alla manutenzione straordinaria. Tali interventi richiedono una programmazione integrata e multi-fonte, capace di combinare risorse nazionali, europee e comunali con strumenti di supporto tecnico-finanziario messi a disposizione da soggetti pubblici (Cassa Depositi e Prestiti -CDP-, Agenzia del Demanio, Invitalia, Consip). Il patrimonio strumentale, se valorizzato nel modo giusto, pu\u00f2 davvero diventare un motore per la trasformazione digitale e amministrativa dello Stato, aiutando a creare un\u2019Amministrazione pubblica pi\u00f9 vicina, accessibile e sostenibile. Avere infrastrutture adeguate \u00e8 fondamentale per innovare nei servizi, ridurre la burocrazia, semplificare i processi e promuovere la coesione territoriale.<\/p>\n<p>In questo contesto, il patrimonio strumentale non \u00e8 solo un semplice spazio fisico, ma un bene pubblico cruciale, la cui efficienza influisce direttamente sulla qualit\u00e0 della vita collettiva e sulla capacit\u00e0 dello Stato di raggiungere i suoi obiettivi costituzionali. Come sottolineato nel documento Piano Struttura di Bilancio di Medio Termine \u2013 Italia 2025-2029, il Governo italiano ha in programma di sviluppare nei prossimi anni diversi progetti focalizzati principalmente sulla riconversione a fini sociali di social housing, studentati e asili nido.<\/p>\n<p>In particolare, per quanto riguarda il social housing il quadro normativo \u00e8 frammentato e poco coordinato, composto una molteplicit\u00e0 di definizioni e strumenti regionali e locali, spesso non coordinati tra loro. L\u2019associazione frequente con l\u2019edilizia popolare (ex IACP\/ERP) contribuisce a una percezione distorta, che ne oscura le caratteristiche distintive: canone calmierato, criteri di accesso legati a fasce intermedie di reddito, mix funzionale, servizi condivisi, coinvolgimento del privato nella progettazione e nella gestione.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda invece la domanda di alloggi universitari, la trasformazione di edifici dismessi in residenze per studenti rappresenta un\u2019opportunit\u00e0 importante per soddisfare la crescente richiesta di spazi abitativi da parte degli studenti. Questo approccio non solo valorizza il patrimonio immobiliare esistente, ma promuove anche la rigenerazione urbana.<\/p>\n<p>Le iniziative istituzionali e le semplificazioni normative sono state introdotte per incentivare questi interventi, contribuendo a ridurre il divario tra domanda e offerta nel settore dell\u2019housing universitario in Italia. Attualmente, il nostro Paese offre circa 85.000 posti letto per studenti universitari, con un numero sempre crescente di strutture moderne gestite da operatori specializzati. Secondo il Rapporto \u201cLo student housing da mercato di nicchia a comparto maturo\u201d di Scenari Immobiliari e Re.Uni, si prevede che entro il 2027 l\u2019offerta superer\u00e0 le 100.000 unit\u00e0, con la maggior parte delle nuove aperture attese nel 2026.<\/p>\n<p>Nonostante questi progressi, il tasso di copertura rimane al di sotto della media europea, evidenziando la necessit\u00e0 di ulteriori interventi per colmare il divario tra domanda e offerta. In Europa, la disponibilit\u00e0 di alloggi per studenti, noti come Purpose-Built Student Accommodation (PBSA), varia notevolmente da un paese all\u2019altro. Secondo il Rapporto \u201cEuropean PBSA: Investing in the Future\u201d di Jones Lang LaSalle, una delle principali societ\u00e0 internazionali di servizi professionali nel settore immobiliare, la media europea del tasso di copertura degli alloggi per studenti si attesta intorno al 25%. Tuttavia, questo valore presenta notevoli differenze: nel Regno Unito, ad esempio, il tasso di copertura arriva al 33%, mentre in Italia si ferma al 4%.<\/p>\n<p>Queste discrepanze evidenziano la necessit\u00e0 di ulteriori investimenti nel settore degli alloggi per studenti in paesi come l\u2019Italia, dove la domanda supera di gran lunga l\u2019offerta attuale. Inoltre, la crescita del numero di studenti internazionali in Europa accentua ulteriormente la pressione sulla disponibilit\u00e0 di alloggi adeguati.<\/p>\n<p>In risposta a questa esigenza, il Ministero dell\u2019Universit\u00e0 e della Ricerca (MUR) ha promosso un bando, finanziato con risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), per la creazione di almeno 60.000 nuovi posti letto per studenti universitari entro il 30 giugno 2026. Il bando prevede un contributo di circa 20.000 euro per ciascun nuovo posto letto, destinato a coprire parte dei costi di gestione nei primi tre anni di esercizio delle strutture.<\/p>\n<p>Inoltre, per facilitare la trasformazione di immobili dismessi in residenze universitarie, il decreto legge 2 marzo 2024, n. 19 \u00a0ha facilitato il cambio di destinazione d\u2019uso degli immobili esistenti in residenze universitarie mediante Segnalazione Certificata di Inizio Attivit\u00e0 (SCIA), anche in deroga alle prescrizioni degli strumenti urbanistici locali. Inoltre, gli interventi di ristrutturazione edilizia possono prevedere aumenti di volumetria fino al 35% di quella originaria, e gli alloggi per studenti finanziati dal PNRR non sono soggetti all\u2019obbligo di reperire ulteriori aree standard n\u00e9 alla dotazione minima di parcheggi prevista dalla normativa vigente.<\/p>\n<p>Infine, per quanto riguarda gli Asili nido, l\u2019investimento nei servizi educativi per la prima infanzia \u00e8 oggi una delle sfide pi\u00f9 urgenti e strategiche per il futuro del nostro Paese. Assicurare un accesso ampio e di qualit\u00e0 agli asili nido non \u00e8 solo una questione di equit\u00e0 educativa, ma rappresenta anche un potente strumento per l\u2019inclusione sociale, la promozione dell\u2019occupazione femminile e il riequilibrio territoriale. Tuttavia, la situazione in Italia presenta ancora gravi criticit\u00e0.<\/p>\n<p>La copertura nazionale dei servizi educativi per la prima infanzia \u00e8 ben al di sotto degli obiettivi europei: secondo i dati del Ministero dell\u2019Istruzione e del Merito, aggiornati nel contesto del monitoraggio del PNRR, la media nazionale di posti disponibili per i bambini da 0 a 2 anni \u00e8 solo del 15,7%, rispetto al target minimo europeo del 33% stabilito nella \u201cStrategia di Barcellona\u201d e confermato nel Piano d\u2019azione europeo per l\u2019istruzione e la cura della prima infanzia.<\/p>\n<p>Le disparit\u00e0 territoriali sono molto evidenti: nelle regioni del Centro-Nord si registrano valori pi\u00f9 vicini al parametro europeo, con punte del 32% in Emilia-Romagna e Toscana, mentre nel Mezzogiorno il dato scende spesso sotto il 10%, come nel caso di Calabria, Sicilia e Campania. In alcune aree interne o periferiche, l\u2019offerta \u00e8 completamente assente o estremamente frammentata. A confermare questa situazione \u00e8 anche l\u2019Istat, nel Rapporto \u201cAsili nido e altri servizi socio-educativi per la prima infanzia \u2013 anno educativo 2021\/2022\u201d, che mette in luce come oltre un terzo dei Comuni italiani non offra alcun servizio educativo per i bambini sotto i tre anni.<\/p>\n<p>In questo contesto, la riqualificazione e la riconversione del patrimonio immobiliare pubblico inutilizzato in strutture educative per la prima infanzia pu\u00f2 costituire una leva fondamentale di trasformazione. Da un lato, consente di recuperare immobili in disuso, evitando consumo di suolo e contenendo i costi di costruzione; dall\u2019altro, offre l\u2019opportunit\u00e0 di creare luoghi educativi moderni, sostenibili, accessibili e integrati nel tessuto urbano. Laddove ci\u00f2 non sia possibile, risulta comunque imprescindibile l\u2019ammodernamento degli edifici esistenti, molti dei quali risultano oggi inadeguati rispetto agli standard normativi ed educativi richiesti.<\/p>\n<p>Gli <strong>immobili patrimoniali a reddito o potenzialmente tali<\/strong> sono beni che possono produrre redditivit\u00e0 attraverso forme di concessione, locazione, valorizzazione, conferimento a fondi, o cessione, e che quindi devono essere oggetto di una gestione attiva, ispirata a logiche di efficienza economico-finanziaria e accountability pubblica.<\/p>\n<p>Gli immobili a reddito pubblici sono parte di un portafoglio non strumentale che, se correttamente gestito, pu\u00f2 contribuire al miglioramento della sostenibilit\u00e0 finanziaria delle Amministrazioni, ridurre il fabbisogno di spesa corrente e alimentare risorse da destinare a investimenti o alla riqualificazione degli immobili strumentali.<\/p>\n<p>Tuttavia, nella prassi, questi immobili soffrono di numerose criticit\u00e0: assenza di strategie di portafoglio integrate, spesso frammentate tra Enti diversi; mancata o irregolare contrattualizzazione dei rapporti d\u2019uso, con conseguenti mancate entrate; canoni di concessione non aggiornati ai valori di mercato; sottoutilizzo o uso non coerente con le potenzialit\u00e0 locative; mancanza di anagrafi patrimoniali integrate (censimenti, valori, regolarit\u00e0 documentale e amministrativa).<\/p>\n<p>In questo contesto, il passaggio da una gestione conservativa a una gestione attiva implica un cambio di paradigma che richiede l\u2019introduzione di strumenti tecnici e gestionali propri del real estate management pubblico, con l\u2019adozione di approcci sistemici alla valutazione, alla valorizzazione e al monitoraggio delle performance patrimoniali.<\/p>\n<p>Tra gli strumenti attivabili, si segnalano: la revisione dei rapporti locativi e concessori, mediante aggiornamento dei canoni, recupero delle morosit\u00e0 e regolarizzazione contrattuale; l\u2019alienazione selettiva di beni non strategici, previa valorizzazione urbanistica e tecnica, anche in ottica di housing, innovazione o rigenerazione urbana; il conferimento a fondi immobiliari pubblici o pubblico-privati, capaci di attivare risorse di mercato preservando il controllo pubblico (ad esempio, fondi di CDP Real Asset, Invimit Societ\u00e0 di Gestione del Risparmio -SGR-); l\u2019aggregazione in portafogli patrimoniali a gestione unitaria, con logiche di ottimizzazione fiscale, assicurativa e manutentiva; la promozione di partenariati con il Terzo settore o con imprese sociali, per la gestione di spazi ad alto impatto sociale ma non profittevoli per il mercato (laboratori artigianali, centri culturali, coworking civico, sportelli sociali).<\/p>\n<p>L\u2019approccio valorizzativo deve, inoltre, integrarsi con gli strumenti di programmazione urbanistica e di rigenerazione, attraverso la coerenza con i piani regolatori comunali, i piani urbani integrati e le strategie territoriali finanziate da fondi europei o PNRR.<\/p>\n<p>Il passaggio a una gestione economica attiva del patrimonio a reddito richiede un rafforzamento significativo della capacit\u00e0 amministrativa. In particolare, occorre: istituire unit\u00e0 patrimoniali specializzate all\u2019interno degli Enti locali, con competenze trasversali in campo tecnico, giuridico, urbanistico e finanziario; sviluppare cruscotti direzionali di gestione patrimoniale, basati su indicatori di performance (tasso di redditivit\u00e0, rendita netta, incidenza dei costi di gestione, grado di valorizzazione, rischio di deperimento); garantire trasparenza e tracciabilit\u00e0 delle scelte, anche tramite piattaforme pubbliche di consultazione e reporting (open data patrimoniali, bilancio patrimoniale aggiornato, dashboard digitali); favorire la cooperazione interistituzionale per la gestione di immobili in uso promiscuo, multipropriet\u00e0 pubblica o contesti metropolitani complessi.<\/p>\n<p>In definitiva, gli immobili patrimoniali pubblici devono essere trattati come asset dinamici, da cui estrarre valore economico, sociale e territoriale attraverso una governance moderna, fondata su conoscenza, professionalit\u00e0 e innovazione.<\/p>\n<p>Gli <strong>immobili dismessi, sottoutilizzati o in stato di degrado<\/strong> rappresentano, all\u2019interno del patrimonio immobiliare pubblico, una quota significativa di beni che, pur essendo formalmente in carico alle Amministrazioni, non sono pi\u00f9 funzionalmente attivi, non rispondono a una destinazione coerente, oppure versano in condizioni strutturali e gestionali tali da precluderne l\u2019uso regolare. Si tratta di immobili inutilizzati, in abbandono, vetusti, in stato di degrado avanzato, privi di destinazione urbanistica attuale, o comunque non rispondenti a criteri minimi di sicurezza, accessibilit\u00e0, funzionalit\u00e0 o sostenibilit\u00e0 economica. In molti casi, questi beni sono localizzati in aree interne, piccoli Comuni, periferie urbane o territori a declino demografico e socioeconomico.<\/p>\n<p>In questo contesto, gli immobili abbandonati generano effetti negativi multipli. Nonostante le criticit\u00e0, questa parte di patrimonio pu\u00f2 costituire una riserva strategica di valore latente, attivabile a condizione di individuare usi alternativi compatibili, sostenibili e contestualizzati. In presenza di condizioni favorevoli, gli immobili dismessi possono essere oggetto di processi di rigenerazione urbana, riuso temporaneo, trasformazione funzionale, riconversione sociale o valorizzazione a fini collettivi.<\/p>\n<p>I percorsi attivabili includono: la messa a reddito post-riqualificazione, mediante concessione, locazione o vendita; l\u2019attivazione di partenariati pubblico-privati o con soggetti del Terzo settore, tramite bandi per la concessione di immobili a uso sociale, culturale, ambientale o abitativo (ad esempio, modelli di co-housing, spazi civici, luoghi della cultura); il ricorso a fondi immobiliari o strumenti ad hoc, in particolare per immobili localizzati in aree con potenziale turistico, agricolo o produttivo; la cessione a titolo oneroso o gratuito, a Enti pubblici o privati, sulla base del principio dell\u2019interesse generale o dell\u2019efficienza economica, con priorit\u00e0 per progetti coerenti con le politiche pubbliche locali; la demolizione selettiva con recupero del suolo, in casi di degrado irreversibile e mancanza di fattibilit\u00e0 tecnica o economica della riqualificazione.<\/p>\n<p>Negli ultimi anni, non sono mancati esempi virtuosi di riuso di edifici dismessi, trasformati in asili nido, studentati, alloggi sociali, spazi culturali, sedi amministrative o strutture per l\u2019innovazione.<\/p>\n<p>Tuttavia, tutte queste iniziative sembrano ancora una costellazione disomogenea di interventi locali, senza una visione strategica unitaria e duratura. Fino all\u2019istituzione della Cabina di regia del MEF, a livello centrale, \u00e8 mancato un vero e proprio piano organico per la riconversione del patrimonio immobiliare pubblico, capace di integrare aspetti urbanistici, economici, sociali e ambientali. Questo avrebbe garantito l\u2019efficacia delle operazioni, la sostenibilit\u00e0 nel tempo degli usi previsti e la coerenza con le priorit\u00e0 di welfare territoriale.<\/p>\n<p>In mancanza di una governance chiara, molti immobili pubblici sono rimasti abbandonati (nel 2018, circa 22.000 edifici erano inutilizzati) o sottoutilizzati, nonostante il loro potenziale per soddisfare esigenze concrete e diffuse. Per questo motivo, \u00e8 sempre pi\u00f9 urgente definire un modello di intervento che combini strumenti normativi chiari, banche dati affidabili, un ruolo attivo delle Amministrazioni locali e il coinvolgimento del settore privato, tutto in un\u2019ottica di interesse pubblico. Per questo, \u00e8 necessario adottare una strategia fondata su una valutazione multidimensionale, che consideri: la localizzazione e il contesto urbano (densit\u00e0 abitativa, domanda sociale, mercato locale, accessibilit\u00e0); la consistenza tecnica ed economica dell\u2019immobile (superficie, stato di conservazione, grado di vincolo, potenziale trasformativo); la disponibilit\u00e0 di risorse finanziarie e partner operativi, pubblici o privati; la coerenza con le strategie di sviluppo territoriale, i piani urbanistici comunali, i programmi di finanziamento europei (PNRR, Fondo Sociale Europeo -FSE-, ecc.) o altri strumenti di pianificazione integrata.<\/p>\n<p>Infine, la valorizzazione degli immobili dismessi richiede capacit\u00e0 tecniche elevate e non sempre disponibili presso gli Enti locali proprietari, soprattutto nei piccoli Comuni. Per questo motivo \u00e8 fondamentale prevedere: il supporto operativo di soggetti tecnici nazionali, come Agenzia del Demanio, Cassa Depositi e Prestiti (CDP), Invitalia SGR; l\u2019accesso a piattaforme digitali per la catalogazione, la promozione e la messa a bando degli immobili; la predisposizione di piani triennali di valorizzazione, in sinergia con gli strumenti di bilancio e con le strategie di sviluppo locale; la partecipazione a programmi di finanziamento integrato, capaci di sostenere le spese di progettazione, riqualificazione e gestione innovativa degli spazi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Numerose sono state le iniziative avviate negli ultimi trent\u2019anni per trasformare gli immobili pubblici da elemento passivo a un asset strategico. 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