{"id":2679,"date":"2014-10-16T11:35:14","date_gmt":"2014-10-16T09:35:14","guid":{"rendered":"https:\/\/eurispes.eu\/agromafie-capitolo-1-le-nuove-forme-di-italian-sounding\/"},"modified":"2014-10-16T11:35:14","modified_gmt":"2014-10-16T09:35:14","slug":"agromafie-capitolo-1-le-nuove-forme-di-italian-sounding","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/eurispes.eu\/en\/agromafie-capitolo-1-le-nuove-forme-di-italian-sounding\/","title":{"rendered":"Agromafie &#8211; Capitolo 1 | Le nuove forme di Italian Sounding"},"content":{"rendered":"<p style=\"margin: 0cm; margin-bottom: .0001pt; text-align: center;\" align=\"center\"><strong style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 26.0pt; font-family: 'Helvetica Neue'; font-variant: small-caps;\">Agromafie<br \/><\/span><\/strong><span style=\"font-size: 20.0pt; font-family: 'Helvetica Neue'; font-variant: small-caps;\">2\u00b0 Rapporto sui crimini agroalimentari in Italia<br \/><\/span><strong style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-family: 'Helvetica Neue'; font-variant: small-caps;\">Documento di Sintesi<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"arancione\" style=\"margin: 0cm; margin-bottom: .0001pt; text-align: center;\" align=\"center\">Capitolo 1 | Le nuove forme di Italian Sounding<strong style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-family: 'Helvetica Neue'; font-variant: small-caps;\"><\/p>\n<p><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;\"><span style=\"font-family: 'Helvetica Neue';\">La forma pi\u00f9 classica di Italian sounding consiste nella commercializzazione di prodotti non italiani con l\u2019utilizzo di nomi, parole, immagini che richiamano l\u2019Italia, inducendo quindi ingannevolmente a credere che si tratti di prodotti italiani. \u00c8 una forma di falso Made in Italy molto diffusa in \u00e0mbito internazionale nel settore agroalimentare, nel quale il nostro Paese pu\u00f2 vantare una grande variet\u00e0 di eccellenze. Oggi occorre per\u00f2 non trascurare la diffusione, accanto a questa pratica totalmente illecita, di <strong style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">una forma pi\u00f9 raffinata di Italian sounding<\/strong>, legale, seppur, nei fatti, ingannevole. Se in passato era frequente la pratica di acquistare all\u2019estero le materie prime per alimenti poi trasformati e lavorati in Italia e venduti come Made in Italy, in questi anni si \u00e8 invece diffusa in misura crescente la <strong style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">tendenza a rilevare note aziende agroalimentari italiane<\/strong>. In questo caso il nome non soltanto suona italiano, ma viene unanimemente associato all\u2019azienda che dal momento della sua nascita, per anni, ha messo sul mercato il prodotto. Il fenomeno si \u00e8 notevolmente intensificato nel nuovo Millennio e mostra ulteriori segni di crescita negli ultimi tre anni. Quasi tutti i settori alimentari sono stati coinvolti, dalle bevande alcoliche ai dolci, dai salumi ai latticini. Gli acquirenti sono soprattutto aziende francesi, svizzere, spagnole e statunitensi. La Francia si \u00e8 concentrata sul settore caseario, la Spagna sull\u2019olio, i colossi multinazionali svizzeri e statunitensi hanno diversificato gli investimenti orientandosi su tipologie eterogenee di prodotti. <\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;\"><strong><span style=\"font-family: 'Helvetica Neue';\">Il marchio Made in Italy a rischio.<\/span><\/strong><span style=\"font-family: 'Helvetica Neue';\"> L\u2019assorbimento di una fetta tanto importante del comparto agroalimentare nazionale da parte di aziende estere comporta lo svuotare di sostanza il marchio del Made in Italy, poich\u00e9 sono sempre di pi\u00f9 le realt\u00e0 industriali, grandi e piccole, ormai italiane solo di nome. In molti casi il cambio di gestione determina una <strong style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">perdita della qualit\u00e0, come conseguenza della delocalizzazione produttiva e della scelta di materie prime non locali<\/strong>. Piuttosto che la valorizzazione della diversit\u00e0 \u2013 che rappresenta uno dei valori del Made in Italy autentico \u2013 si favorisce l\u2019omologazione. Questa particolare forma lecita di Italian sounding finisce anche per infrangere il patto di fiducia con i consumatori, tradendone di fatto le aspettative. \u00c8 un paradosso tutto italiano. Da un lato si mobilitano energie per diffondere anche nei cittadini meno attenti la consapevolezza del valore aggiunto offerto dal marchio nazionale e si utilizza il Made in Italy come volano di un settore, quello alimentare, sempre pi\u00f9 centrale in tempi di crisi. Dall\u2019altro lato una parte tanto consistente di quelle imprese che del Made in Italy stesso erano rappresentative porta ormai bandiera straniera. Va ricordato che alcuni dei marchi italiani assorbiti da aziende straniere hanno potuto beneficiare di un processo di efficace riorganizzazione, rilancio e rafforzamento finanziario. Alcune realt\u00e0 che rischiavano la chiusura sono riuscite a sopravvivere e, con un gruppo multinazionale forte alle spalle, a reggere il confronto con il nuovo mercato globalizzato. In generale, per\u00f2, almeno <strong style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">nel settore agroalimentare, l\u2019acquisizione da parte di aziende straniere coincide con lo svuotamento della componente realmente italiana del marchio<\/strong> e, talvolta, con l\u2019assorbimento della concorrenza italiana o con una concorrenza irresistibile nei confronti delle altre imprese italiane dello stesso settore merceologico. Esiste inoltre la possibilit\u00e0 che i gruppi stranieri proprietari di aziende agroalimentari un tempo italiane si spingano a chiudere gli stabilimenti italiani e a trasferire l\u2019intera produzione all\u2019estero, dove i costi sono pi\u00f9 contenuti. In questo caso si devono considerare i risvolti occupazionali del passaggio di propriet\u00e0, per la perdita di posti di lavoro in un settore cardine qual \u00e8 quello dei prodotti alimentari fortemente connotati come italiani. Senza considerare i danni ambientali derivanti dal venir meno degli investimenti per il mantenimento del territorio.<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;\"><span style=\"font-family: 'Helvetica Neue';\">In questo meccanismo distruttivo basato sul classico Italian sounding e sulle sue forme pi\u00f9 raffinate e legali, ma anche sull\u2019agropirateria nelle sue diverse declinazioni, <strong style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">l\u2019Italia \u00e8 al tempo stesso vittima e colpevole<\/strong>. Sono molte le aziende costrette, per sopravvivere, ad adeguarsi a regole imposte dai grandi gruppi: produrre a costi bassissimi per restare sul mercato, il che \u00e8 possibile solo ricorrendo a materie prime scadenti, sacrificando quindi la qualit\u00e0. I danni che ne derivano sono molteplici: la privazione del marchio, l\u2019abbassamento progressivo della qualit\u00e0 dei prodotti, l\u2019imposizione di standard produttivi bassi alle aziende locali, che dovrebbero essere custodi delle produzioni tipiche e si trovano invece costrette a fare scelte che le mantengano competitive. Chi perde maggiormente in questo meccanismo sono da un lato i produttori locali, costretti ad abbassare qualit\u00e0 e prezzi, impoverendosi, dall\u2019altro lato, ovviamente, i consumatori, cui arrivano prodotti sempre pi\u00f9 scadenti. Nella dinamica che si sta cos\u00ec affermando gli alimenti falsi e di bassa qualit\u00e0 non sono soltanto quelli prodotti all\u2019estero, ma anche quelli provenienti dalle aziende italiane. <\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;\"><a name=\"141c1046212e343b__Toc369258683\"><\/a><strong><span style=\"font-family: 'Helvetica Neue';\">L\u2019Italia controlla, l\u2019Europa apre le frontiere.<\/span><\/strong><span style=\"font-family: 'Helvetica Neue';\">L\u2019Unione europea si configura come una delle aree di libero scambio pi\u00f9 grandi del mondo, con un bacino di circa mezzo miliardo di utenti\/consumatori. La libera circolazione delle merci impone agli Stati Membri un certo grado di corresponsabilit\u00e0 in merito a questioni estremamente sensibili, soprattutto nell\u2019ambito della tutela del consumatore. Tale aspetto \u00e8 particolarmente rilevante per quanto concerne il settore agroalimentare, dove i concetti di sicurezza e controllo della qualit\u00e0 diventano assolutamente centrali. La disparit\u00e0 tra le singole normative nazionali, la <strong style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">poca chiarezza della legislazione comunitaria, la discrepanza nei controlli alle frontiere esterne<\/strong>, rappresentano fattori che incidono non solo sulla \u201csalute\u201d del cittadino, ma anche sugli orientamenti economico-produttivi di un mercato volatile e soggetto ad una concorrenza estera sempre pi\u00f9 pressante. Un nodo cruciale \u00e8 rappresentato dalla labile linea di separazione tra prodotti \u201ccommestibili\u201d e prodotti \u201cdi qualit\u00e0\u201d, la cui demarcazione non sembra essere possibile se non attraverso valutazioni di tipo soggettivo, influenzate pi\u00f9 da fattori culturali che da parametri scientifici. La protezione dei prodotti genuini \u00e8 una priorit\u00e0 soprattutto per alcuni Stati Membri, principalmente del Sud dell\u2019Europa, che operano per difendersi da una concorrenza spesso ai limiti della legalit\u00e0. In questo senso, <strong style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">la questione dell\u2019etichettatura dei prodotti diventa centrale<\/strong>; tuttavia, l\u2019Unione europea non sembra aver raggiunto un grado di raccordo soddisfacente in merito. <strong style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">L\u2019infiltrazione criminale nel settore agroalimentare trae linfa dalle mancanze della normativa comunitaria<\/strong>, in quanto i produttori sono continuamente in cerca di soluzioni, anche illegali, per abbattere i costi e rimanere competitivi sul mercato.<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;\"><strong><span style=\"font-family: 'Helvetica Neue';\">Le cifre delle importazioni alimentari.<\/span><\/strong><span style=\"font-family: 'Helvetica Neue';\"> Secondo i dati Eurostat, nel 2012 le importazioni di cibo e bevande all\u2019interno dell\u2019Unione europea hanno sfiorato i 370 miliardi di euro, di cui il 25% utilizzati per prodotti provenienti da paesi terzi. Per quanto concerne l\u2019Italia, il settore ha raggiunto nel 2012 un valore superiore ai 30 miliardi di euro, in leggero calo rispetto all\u2019anno precedente ma comunque pari a circa il 2% del Pil. In termini comparativi, il nostro Paese continua a importare meno rispetto agli Stati Membri pi\u00f9 grandi, come Regno Unito e Germania, posizionandosi immediatamente dietro alla Francia. Il peso delle importazioni dai paesi extracomunitari \u00e8 pari nel 2012 al 25% degli scambi totali (+5% rispetto al 1999) e in linea con i valori medi registrati in Europa. In valore assoluto, tuttavia, gli italiani continuano a prediligere ampiamente i beni alimentari prodotti all\u2019interno della Comunit\u00e0, come dimostrano i 25 miliardi spesi nel 2012 rispetto agli 8 miliardi utilizzati per prodotti di paesi terzi. Ad arrivare sulle nostre tavole, dunque, sono prevalentemente alimenti prodotti all\u2019interno dell\u2019Unione europea. Tra i primi 15 partner commerciali nel settore agroalimentare figurano solamente tre paesi extracomunitari: Brasile, Argentina e Stati Uniti, rispettivamente in settima, nona e quindicesima posizione. Ai primi posti rimangono Francia, Germania e Spagna, i cui prodotti sono tradizionalmente integrati nel sistema alimentare italiano. La posizione di partner quali i Paesi Bassi, il Belgio e la Danimarca si spiega con la presenza in questi paesi di grandi aree portuali e importanti multinazionali del cibo, che importano beni intermedi e applicano l\u2019ultima trasformazione al prodotto finale, esportandolo in tutta Europa. Dall\u2019estero arrivano prevalentemente preparati a base di carne (14,5%), frutta e verdura (13,6%), pesce (12,8%). Pur tenendo in considerazione la discrepanza tra partner intra-Ue ed extra-Ue, emerge che dai paesi terzi gli italiani acquistano soprattutto pesce, frutta e verdura, oltre alle spezie e al caff\u00e8, mentre i \u201cvicini\u201d europei forniscono maggiormente carne e prodotti lattiero-caseari. <\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;\"><strong><span style=\"font-family: 'Helvetica Neue';\">Legislatori e controllori. <\/span><\/strong><span style=\"font-family: 'Helvetica Neue';\">Sul piano della struttura organizzativa, il legislatore europeo ha optato per un sistema a \u201cragnatela\u201d al cui centro si pone l\u2019Autorit\u00e0 Europea per la Sicurezza Alimentare (Efsa), istituzione che accentra le funzioni di valutatore scientifico dei prodotti e di gestore del network delle autorit\u00e0 nazionali competenti. L\u2019agenzia lavora in stretto contatto con la Commissione Europea e in particolare con la Direzione Generale Salute e Consumatori, organo preposto all\u2019iniziativa legislativa in materia di tutela del consumatore. Esistono, per\u00f2, notevoli lacune, in particolare per quanto concerne l\u2019amalgama tra le normative nazionali e quelle comunitarie. I livelli di protezione possono essere significativamente differenti da paese a paese, che peraltro conferiscono un diverso grado d\u2019importanza alla qualit\u00e0 dei beni prodotti. Sul piano politico, coesistono in Europa due pulsioni: la volont\u00e0 di allargare il libero mercato e quella di proteggere le produzioni locali. La lacuna principale riguarda dunque l\u2019assenza di princ\u00ecpi fondamentali che <span style=\"letter-spacing: -.2pt;\">possano garantire un equilibrio, essendo la normativa fortemente sbilanciata verso l\u2019incentivo alla concorrenza, senza tener conto delle esternalit\u00e0 negative che alcuni paesi, in primis l\u2019Italia, si trovano ad affrontare.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;\"><strong><span style=\"font-family: 'Helvetica Neue';\">La protezione del mercato: i vincoli su qualit\u00e0 e prodotti intermedi. <\/span><\/strong><span style=\"font-family: 'Helvetica Neue';\">L\u2019Unione europea, nonostante numerosi tentativi legislativi iniziati a partire dagli anni Settanta, non \u00e8 ancora riuscita a determinare regole certe per questa materia. I termini \u201cqualit\u00e0\u201d e \u201cprovenienza\u201d rimangono concetti confusi, citati all\u2019interno di regolamenti e direttive senza una vera e propria attribuzione di significato univoco. La scelta di non intervenire con decisione non \u00e8 certo casuale, ma va inquadrata nel pi\u00f9 ampio spettro delle norme a difesa della concorrenza e in particolare del libero scambio delle merci. L\u2019attribuzione di uno status \u201cspeciale\u201d per alcuni prodotti locali, infatti, \u00e8 considerata come un pericolo nei confronti del libero mercato, poich\u00e9 chi \u00e8 in grado di produrre un bene qualitativamente accettabile deve avere la libert\u00e0 di immetterlo sul mercato alle stesse condizioni, indipendentemente dal luogo di origine. Unica eccezione all\u2019impostazione non vincolante perseguita dalla legislazione comunitaria \u00e8 la normativa in materia di prodotti geograficamente protetti. Secondo la normativa vigente, infatti, l\u2019apposizione dei marchi Dop ed Igp richiede la certificazione della provenienza di tutte le materie prime impiegate, nonch\u00e9 la localizzazione del processo produttivo. Il risultato della latitanza legislativa, e quindi politica, \u00e8 la lenta agonia dei prodotti di qualit\u00e0 e del Made in Italy, che soccombono di fronte al cambiamento dei metodi di produzione, in primis per quanto concerne la globalizzazione dell\u2019approvvigionamento delle materie prime. Le istituzioni in tal senso si muovono con un ritardo ultra-decennale, mancando di considerare i profondi cambiamenti nella filiera produttiva territoriale. <\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;\"><strong style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-family: 'Helvetica Neue';\">La criminalit\u00e0 tra le pieghe della legislazione in materia agroalimentare.<\/span><\/strong><span style=\"font-family: 'Helvetica Neue';\"> I vuoti normativi lasciati dalla legislazione nazionale e comunitaria costituiscono senza dubbio uno dei fattori principali in grado di favorire la presenza della criminalit\u00e0 organizzata tra le pieghe del ciclo produttivo agroalimentare. In primo luogo, <strong style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">l\u2019assenza di regolamenti chiari in materia di origine<\/strong>, soprattutto nell\u2019ambito dei beni primari, incentiva i produttori a trovare soluzioni di approvvigionamento a basso prezzo, salvo poi sfruttare l\u2019apposizione di un marchio di riconoscimento \u201citaliano\u201d. In tal senso, <strong style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">la presenza della criminalit\u00e0 nei principali centri di scambio<\/strong>, in primis i porti, viene sfruttata per accaparrarsi le materie prime al prezzo pi\u00f9 economico, utilizzando le conoscenze criminali per individuare i paesi con minori controlli e costi limitatissimi, spesso derivanti dall\u2019impiego di manodopera malpagata. <strong style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Il know-how in mano alla criminalit\u00e0 consente inoltre di facilitare lo spostamento all\u2019estero delle attivit\u00e0 produttive<\/strong>, attraverso lo sfruttamento delle reti internazionali e la conoscenza delle condizioni produttive, soprattutto in materia di lavoro. Non \u00e8 certo possibile affermare che ogni delocalizzazione produttiva implichi un rapporto con la criminalit\u00e0 organizzata, ma alla luce dell\u2019ambiguit\u00e0 legislativa il terreno diventa davvero fertile. Attivit\u00e0 criminali sono anche le frodi in materia di etichette, in cui le mafie sono coinvolte in via indiretta. Nei casi pi\u00f9 gravi, come lo scandalo della carne di cavallo, in cui si sospetta fossero stati addirittura utilizzati ex animali da corsa trattati con sostanze dopanti, \u00e8 difficile escludere un coinvolgimento della criminalit\u00e0 nel reperimento della materia prima.<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;\"><strong><span style=\"font-family: 'Helvetica Neue';\">Come operano le agromafie.<\/span><\/strong><span style=\"font-family: 'Helvetica Neue';\"> Dalle denunce della Coldiretti alle cronache dei risultati delle operazioni delle Forze dell\u2019ordine diffuse dalla stampa emerge la gravit\u00e0 del fenomeno delle agromafie che penalizza le imprese e reca danni alla salute dei consumatori. Le tipologie dei reati commessi in questo \u00e0mbito sono molteplici: dai furti di mezzi agricoli alle macellazioni clandestine o al danneggiamento di colture, sino alle truffe commerciali e quelle a danno dell\u2019Unione europea, realizzando un giro d\u2019affari illeciti da Nord a Sud. Le organizzazioni criminali sfruttano consapevolmente le difficolt\u00e0 finanziarie delle imprese agricole, dando origine a fenomeni di estorsione, determinando l\u2019aumento dei prezzi dei beni di consumo, rafforzando il proprio ruolo nel territorio e collocandosi come intermediari tra la produzione e il consumo dei prodotti. <\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;\"><span style=\"font-family: 'Helvetica Neue';\">L\u2019attivit\u00e0 mafiosa esprime una vasta gamma di reati: usura, racket estorsivo, furti di attrezzature e mezzi agricoli, abigeato, macellazioni clandestine, danneggiamento delle colture, contraffazione e agropirateria, abusivismo edilizio, saccheggio del patrimonio boschivo, caporalato, truffe ai danni dell&#8217;Unione europea. <strong style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Eurispes e Coldiretti<\/strong> stimano che il <strong style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">volume d&#8217;affari complessivo dell&#8217;agromafia<\/strong> sia quantificabile in <strong style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">circa 14 miliardi di euro: solo due anni fa questa cifra si attestava intorno ai 12,5 miliardi<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm; margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;\"><strong><span style=\"font-family: 'Helvetica Neue';\">Che cosa si dovrebbe fare.<\/span><\/strong><span style=\"font-family: 'Helvetica Neue';\"> L\u2019Italia ancora oggi non si distingue per un sistema penale in grado di affrontare con strumenti adeguati i reati che, rispetto alla pericolosit\u00e0 di altri crimini, appaiono di gravit\u00e0 minore. Pertanto, per quanto riguarda gli illeciti riscontrati nel settore agroalimentare, solo laddove \u00e8 possibile contestare anche il reato di associazione per delinquere, si procede con misure cautelari di rilievo; mentre per altri reati come quello di sofisticazione, non essendo riferiti alla mafia nel Codice penale, hanno brevissimi tempi di prescrizione. Le organizzazioni criminali, dall\u2019importazione dei prodotti agroalimentari alle successive operazioni di trasformazione, distribuzione e vendita, ampliano la propria attivit\u00e0 anche a causa dell\u2019inadeguatezza del sistema dei controlli che presenta alcune debolezze nelle modalit\u00e0 di intervento delle indagini. Appare quanto mai opportuna l\u2019esigenza di lavorare sulle normative, aumentare le ispezioni, inasprire le sanzioni e le pene, al fine di garantire la trasparenza e la sicurezza in tutti i passaggi della filiera: <strong style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">i controlli rigorosi sono ancora pi\u00f9 necessari sui prodotti importati dai Paesi terzi<\/strong> che attuano metodi di produzione biologica non equivalenti a quelli italiani, prestando maggiore considerazione alle autorizzazioni e ai certificati di conformit\u00e0 degli importatori. Sarebbe poi proficuo valorizzare l\u2019esperienza maturata negli anni da quei magistrati che, avendo lavorato a lungo nel contrasto dei crimini agroalimentari, hanno acquisito un\u2019ampia conoscenza dei nuclei problematici, delle criticit\u00e0 specifiche e delle pi\u00f9 efficaci forme di contrasto. \u00c8 necessario sottoporre costantemente il problema dei crimini alimentari all\u2019opinione pubblica, in modo tale da <strong style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">sensibilizzare ed \u201ceducare\u201d i consumatori a prestare attenzione alla scelta dei prodotti da inserire nel carrello della spesa<\/strong>: si potrebbe favorire la circolazione della conoscenza dei processi produttivi, ponendo l\u2019accento sull\u2019importanza di prendere in considerazione l\u2019origine dei prodotti, le modalit\u00e0 di produzione e di conservazione degli alimenti. La sicurezza alimentare si tutela anche incoraggiando la realizzazione di etichette pi\u00f9 chiare, seguendo un codice unico almeno nel mercato comunitario; si potrebbe poi costruire un filo diretto tra consumatori e Istituzioni, magari attraverso uno sportello dedicato. Sarebbe infine opportuno coinvolgere tutti i soggetti che, a vario titolo, lavorano nella produzione del <em>Made in Italy<\/em> e che possono partecipare attivamente allo sviluppo del settore e, di riflesso, dell\u2019intero Paese.<\/span><\/p>\n<p>Fonte: www.eurispes.eu<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Agromafie2\u00b0 Rapporto sui crimini agroalimentari in ItaliaDocumento di Sintesi Capitolo 1 | Le nuove forme di Italian Sounding La forma pi\u00f9 classica di Italian sounding consiste nella commercializzazione di prodotti [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_searchwp_excluded":"","footnotes":""},"class_list":["post-2679","page","type-page","status-publish","hentry"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.2 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Agromafie - Capitolo 1 | Le nuove forme di Italian Sounding - Eurispes<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/eurispes.eu\/agromafie-capitolo-1-le-nuove-forme-di-italian-sounding\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"en_US\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Agromafie - Capitolo 1 | Le nuove forme di Italian Sounding - Eurispes\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Agromafie2\u00b0 Rapporto sui crimini agroalimentari in ItaliaDocumento di Sintesi Capitolo 1 | Le nuove forme di Italian Sounding La forma pi\u00f9 classica di Italian sounding consiste nella commercializzazione di prodotti [&hellip;]\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/eurispes.eu\/agromafie-capitolo-1-le-nuove-forme-di-italian-sounding\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Eurispes\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/eurispes.eu\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/rapporto-italia38-2026.jpeg\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"1620\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"1080\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/jpeg\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/eurispes.eu\\\/agromafie-capitolo-1-le-nuove-forme-di-italian-sounding\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/eurispes.eu\\\/agromafie-capitolo-1-le-nuove-forme-di-italian-sounding\\\/\",\"name\":\"Agromafie - Capitolo 1 | Le nuove forme di Italian Sounding - Eurispes\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/eurispes.eu\\\/#website\"},\"datePublished\":\"2014-10-16T09:35:14+00:00\",\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/eurispes.eu\\\/agromafie-capitolo-1-le-nuove-forme-di-italian-sounding\\\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"en-US\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/eurispes.eu\\\/agromafie-capitolo-1-le-nuove-forme-di-italian-sounding\\\/\"]}]},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/eurispes.eu\\\/agromafie-capitolo-1-le-nuove-forme-di-italian-sounding\\\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\\\/\\\/eurispes.eu\\\/en\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Agromafie &#8211; 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