{"id":2632,"date":"2013-12-11T10:44:07","date_gmt":"2013-12-11T09:44:07","guid":{"rendered":"https:\/\/eurispes.eu\/sintesi-outlet-italia-cronaca-di-un-paese-in-svendita-eurispes-uil-pa\/"},"modified":"2018-09-19T07:35:11","modified_gmt":"2018-09-19T05:35:11","slug":"sintesi-outlet-italia-cronaca-di-un-paese-in-svendita-eurispes-uil-pa","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/eurispes.eu\/en\/sintesi-outlet-italia-cronaca-di-un-paese-in-svendita-eurispes-uil-pa\/","title":{"rendered":"Sintesi Outlet Italia. Cronaca di un Paese in (s)vendita | Eurispes UIL-PA"},"content":{"rendered":"<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><span style=\"mso-bidi-font-size: 11.0pt; font-variant: small-caps; mso-no-proof: yes;\"><br \/><\/span><span style=\"mso-bidi-font-size: 11.0pt; font-variant: small-caps;\"><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 14.0pt; font-family: 'Copperplate Gothic Light';\">Eurispes<\/span><\/b><span style=\"font-size: 14.0pt; font-family: 'Copperplate Gothic Light';\"> e <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">UIL-PA<\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 34.0pt; font-family: 'Copperplate Gothic Bold'; color: #d70000;\">Outlet Italia<br \/><\/span><\/b><span style=\"font-size: 18.0pt; font-family: 'Abadi MT Condensed Extra Bold'; color: gray; mso-themecolor: background1; mso-themeshade: 128;\">Cronaca di un Paese in (s)vendit<b>a<\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 14.0pt; font-family: 'Abadi MT Condensed Light'; color: gray; mso-themecolor: background1; mso-themeshade: 128;\">SINTESI PER LA STAMPA<\/span><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><span style=\"font-family: 'Abadi MT Condensed Light'; color: gray; mso-themecolor: background1; mso-themeshade: 128;\">Roma, mercoled\u00ec 11 dicembre 2013<br \/>Camera di Commercio di Roma | Aula del Consiglio <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica; font-variant: small-caps;\">Eccellenze italiane in mano straniera: nuova occasione o inizio del declino?<\/span><\/b><\/p>\n<p class=\"atestoparagraforidotto0\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">La vicenda di Telecom Italia, in attesa di essere acquisita dalla spagnola Telefonica, \u00e8 solo la punta dell\u2019iceberg di una tendenza tutta italiana, che ha attraversato la nostra storia degli ultimi vent\u2019anni, un fenomeno che va visto e vede protagoniste in negativo le piccole e grandi imprese del <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Made in Italy<\/i>. Di fatto le multinazionali straniere acquistano marchi italiani di prestigio e di grande valore, affidando ad altri la realizzazione di prodotti di alta qualit\u00e0 con conseguenti benefici in termini di ricavi e di utili di bilancio. <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">In particolare, sono 437 i passaggi di propriet\u00e0 dall\u2019Italia all\u2019estero registrati dal 2008 al 2012, secondo le rilevazioni di Kpmg, mentre i gruppi stranieri hanno speso circa 55 miliardi di euro per ottenere i marchi italiani. <\/b>Tuttavia, la situazione a livello generale appare preoccupante. Infatti, se negli anni i protagonisti degli acquisti in Italia sono stati Francia, Stati Uniti, Germania, Regno Unito, in tempi recenti sono in crescita le operazioni di acquisizione da parte di paesi non occidentali come India e Cina, anche Giappone, Corea, Qatar, Turchia e Thailandia.<br \/>Se il <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Made in Italy<\/i> ottiene una buona considerazione dai consumatori dei diversi paesi, la produzione italiana appare in difficolt\u00e0 alla prova del mercato interno e, in taluni casi, globale. La globalizzazione dei mercati, il successo del capitalismo finanziario, la formazione di nuovi oligopoli, ma anche l\u2019esplosione della diffusione e dell\u2019utilizzo di Internet e la proliferazione delle nuove tecnologie dell\u2019informazione hanno progressivamente sgretolato le barriere territoriali e culturali esistenti, originando un unico scenario competitivo che coincide con l\u2019intero globo. Tutto ci\u00f2 riguarda chiaramente non solo l\u2019importazione o l\u2019esportazione delle merci, ma comporta anche una transazione e uno scambio di valori, tradizioni, stili di vita e modelli culturali diversi. Negli ultimi vent\u2019anni la globalizzazione ha vissuto continue espansioni e accelerazioni segnate ad esempio dall\u2019ingresso della Cina nell\u2019Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) e del progressivo sviluppo delle nuove tecnologie. Con conseguenze importanti anche nell\u2019economia italiana. Nella nuova realt\u00e0 economica le imprese sono chiamate a seguire l\u2019internazionalizzazione dell\u2019economia per crescere e poter produrre secondo le esigenze dei mercati, diventando sempre pi\u00f9 competitive. Spesso questa \u00e8 una scelta imprescindibile per la sopravvivenza e per il successo dell\u2019azienda che deve affrontare, in uno scenario competitivo nazionale e globale, molteplici concorrenti che possono mettere in discussione la posizione raggiunta sul mercato.<br \/>Una parola chiave per lo sviluppo delle aziende \u00e8 <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">innovazione<\/b>, che deve essere ricercata nei molteplici aspetti della produzione, nel settore commerciale e nella logistica, e che richiede una formazione continua e l\u2019impegno di specifiche professionalit\u00e0. Infatti, oltre alla capacit\u00e0 di integrarsi in modo consapevole nel sistema economico-sociale e a rispondere alle richieste di trasparenza e responsabilit\u00e0 che provengono dalla societ\u00e0 civile, l\u2019azienda moderna deve essere in grado di rinnovarsi continuamente, differenziare i prodotti e i servizi al fine di anticipare e soddisfare le richieste del mercato e le esigenze del consumatore interno ed esterno al paese. Oggi l\u2019impresa si rinnova seguendo i cambiamenti delle societ\u00e0, adeguandosi alla mobilit\u00e0 e alla variabilit\u00e0, proponendo un modello d\u2019azienda decentralizzato, libero da schemi costrittivi, regole, leggi e ruoli. Le aziende italiane che si presentano nei mercati globali non solo vendono prodotti e servizi, ma trasmettono valori, tradizioni e una produzione artistica e artigianale che da sempre ha sancito l\u2019affermazione e l\u2019attrazione per l\u2019<i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Italian Style<\/i> nel mondo.<br \/>La cultura come valore, la tradizione e la storia della produzione si propongono quali elementi distintivi di un <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Made in Italy<\/i> che ha contribuito allo sviluppo del Paese, creando professionalit\u00e0 e diffondendo benessere, facendo conoscere la cultura italiana nel mondo. Se il passato \u00e8 fonte di orgoglio, oggi diventa sempre pi\u00f9 il volano adatto per affrontare le continue sfide del mercato e cogliere quelle opportunit\u00e0 indispensabili alla crescita dell\u2019Italia. La strada del rinnovamento spinge le aziende a ricercare elementi distintivi nella propria produzione e nella tradizione, valorizzando quella cultura industriale che diventa simbolo di un paese.<br \/>Un chiaro esempio di questo rinnovato interesse \u00e8 l\u2019istituzione degli <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">archivi e dei musei di impresa, una realt\u00e0 che conta circa 600 strutture<\/b> dedicate, luoghi di interesse per turisti e per tutti gli appassionati della produzione industriale del nostro Paese: tra i pi\u00f9 visitati il Museo della Ferrari che, insieme a quello della Ducati, rappresentano il simbolo della passione per i motori e le corse, quello del cioccolato Perugina e della liquirizia Amarelli, oppure quelli del design come Alessi, e della moda come quello dedicato a Salvatore Ferragamo.<br \/>Un sostegno allo sviluppo di questo investimento culturale \u00e8 legato alla normativa \u201cMisure in materia fiscale\u201d (legge 342\/2000) che ha introdotto il principio di piena deducibilit\u00e0 delle erogazioni liberali a favore di arte e di cultura dal reddito d\u2019impresa, migliorando e agevolando cos\u00ec le opportunit\u00e0 di investimento delle aziende in questo settore. Sono noti gli interventi di conservazione del patrimonio artistico-culturale italiano curati dall\u2019Olivetti, come il restauro dei cavalli della Basilica di San Marco a Venezia, le mostre nei principali musei di Londra, New York, Parigi, Citt\u00e0 del Messico e Milano, occasioni per presentare nello scenario internazionale l\u2019eccellenza del <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Made in Italy<\/i>. Di assoluto richiamo, poi, \u00e8 stato il finanziamento del restauro del cenacolo di Leonardo Da Vinci a Milano. La testimonianza dell\u2019impegno dell\u2019azienda Olivetti nel valore della cultura italiana<sup> <\/sup>mette in luce quanto il sistema produttivo della fabbrica possa trasmettere il valore della competitivit\u00e0 della produzione italiana nel mondo.<br \/>Per quanto l\u2019Italia sia ancora indietro rispetto ad altri paesi come Stati Uniti e Gran Bretagna, negli ultimi tre anni quasi la met\u00e0 delle aziende hanno investito in cultura (mentre il 23% hanno organizzato progetti autonomamente), il 67% considerano rilevante ed efficace l\u2019investimento in cultura; nel complesso si tratta di circa 2.500-3.000 milioni di euro di investimenti stimati (in concreto riguardano mostre, musei, eventi e spettacoli)(fonte Civita).<br \/>L\u2019Italia, in oltre 150 anni di storia, \u00e8 diventata uno dei pi\u00f9 importanti paesi industrializzati al mondo, con un modo distintivo di fare impresa che si riconosce in settori cruciali come quelli dell\u2019energia elettrica, degli idrocarburi, della chimica, della siderurgia, dell\u2019auto e dei pi\u00f9 conosciuti comparti del <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Made in Italy<\/i>. Nell\u2019immaginario collettivo \u00e8 la moda, soprattutto quella delle grandi firme come Valentino, Versace, Armani o Salvatore Ferragamo, a diventare sinonimo del <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Made in Italy<\/i> seguita ad esempio dalla Ferrari, vera e propria icona nel mondo. Nel Secondo Dopoguerra l\u2019Italia si \u00e8 distinta per la quantit\u00e0 di prodotti esportati, un successo dovuto oltre al design, anche all\u2019innovazione e alla qualit\u00e0 dei beni come mobili, casalinghi, alimentari e per i servizi proposti per il turismo. <\/span><\/p>\n<p class=\"RITestodelparagrafo\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">Elementi di distinzione del nostro Paese nello scenario globale<\/span><\/b><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\"> sono quindi il valore del <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Made in Italy<\/i>, la posizione strategica per i flussi nel Mediterraneo e la rete dei distretti industriali che continuano ad essere oggetto di attrazione da parte di investitori esteri. In questo scenario si inserisce il fenomeno delle acquisizioni di rinomate imprese italiane mentre continua l\u2019investimento sull\u2019Italia di numerose multinazionali (<b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"color: red;\">1,2<\/span><\/b> milioni di addetti diretti e <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"color: red;\">1,9<\/span><\/b> milioni nell\u2019indotto e, pur essendo solo lo <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"color: red;\">0,3<\/span><\/b>% delle imprese attive sul territorio nazionale, esprimono il <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"color: red;\">24,4<\/span><\/b>% della spesa).<br \/>L\u2019importanza della storia aziendale \u00e8 un aspetto apprezzato anche a livello internazionale come dimostra l\u2019istituzione dell\u2019associazione \u201cLes H\u00e9nokiens\u201d che racchiude al suo interno imprese bi-centenarie che hanno fatto del proprio patrimonio storico-culturale un\u2019arma vincente (fondata nel 1981) e alla quale partecipano diverse aziende italiane come Amarelli (1731), Confetti Mario Pelino (1783), la Ditta Bortolo Nardini (1779), Fratelli Piacenza (1733), Fabbrica d\u2019armi Pietro Beretta (1526) per citarne alcune. \u00c8 un ulteriore modo per evidenziare come la matrice familiare della propriet\u00e0 si salda con i valori imprenditoriali utili nelle scelte strategiche aziendali, facendo emergere il <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">valore aggiunto delle \u201cfamily business\u201d<\/b>.<br \/>Chiaramente non mancano i limiti di una tale gestione, come le difficolt\u00e0 ad accedere al mercato dei capitali riducendo cos\u00ec la stessa crescita, problemi di nepotismo e di inadeguata organizzazione e tensione finanziaria, per segnalare le pi\u00f9 comuni. La fragilit\u00e0 di questo sistema pu\u00f2 essere legata, poi, alle successioni generazionali a volte vissute come un vero e proprio dramma per la preoccupazione di individuare un management adeguato rispetto alle esigenze dell\u2019impresa, ai timori per la probabile poca esperienza delle nuove generazione e alla minore capacit\u00e0 di leadership.<br \/>Di fatto, emerge la fragilit\u00e0 di un capitalismo familiare, dove la personalit\u00e0 del fondatore \u00e8 spesso in grado di svolgere la propria attivit\u00e0 meglio di qualsiasi altro manager, ma il rischio \u00e8 che il successo acquisito sia dovuto al carisma e alle capacit\u00e0 di quella persona e, quindi, non facilmente replicabile. Quindi, la trasmissione dell\u2019azienda ai figli non \u00e8 accompagnata da garanzie di successo, n\u00e9 tantomeno \u00e8 semplice, per quanto vi siano comunque esempi illustri di soluzioni ideali per la continuazione dell\u2019attivit\u00e0 aziendale. <\/span><\/p>\n<p class=\"RITestodelparagrafo\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">Il Bel Paese si distingue nello scenario europeo per l\u2019importante quota di produzione nell\u2019industria manifatturiera sul Pil e per l\u2019investimento sui servizi che caratterizzano il sistema produttivo.<\/span><\/b><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\"> Se l\u2019Italia non eccelle in maniera particolare in \u00e0mbiti come l\u2019elettronica, la chimica, la farmaceutica e il settore aerospaziale, sia pur con picchi di eccellenza (Bracco e Mapei), nel comparto dell\u2019industria manifatturiera e nei servizi (distribuzione e turismo), lo scenario economico italiano si caratterizza per la presenza limitata di grandi gruppi e imprese, e per il contributo dei distretti industriali che ne definiscono la fisionomia. In Italia, nel 2001 i distretti di Pmi erano <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"color: red;\">199<\/span><\/b>, tra i quali si distingue una forte specializzazione per i settori tradizionali del <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Made in Italy<\/i>. Tra questi, sono <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"color: red;\">96<\/span><\/b> i Distretti Industriali italiani attivi nei settori di eccellenza che, secondo la Fondazione Edison, escludendo il comparto alimentare, contano nel 2001 pi\u00f9 di <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"color: red;\">85mila<\/span><\/b> imprese, con una occupazione di circa <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"color: red;\">867mila<\/span><\/b> addetti. L\u2019Italia \u00e8 rinomata nel mondo in quattro macro settori dell\u2019eccellenza manifatturiera, definiti per semplicit\u00e0 con <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"color: red;\">quattro \u201cA\u201d<\/span><\/b>: Alimentari-bevande, Abbigliamento-moda, Arredo-casa, Automazione-meccanica; oppure conosciuti come delle <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"color: red;\">tre \u201cF\u201d<\/span><\/b>, indicanti Food, Fashion And Furniture.<br \/>Da sempre i prodotti tipici dell\u2019area mediterranea attraggono l\u2019interesse di clienti stranieri, dalla frutta alla verdura, passando per la pasta e il vino sino all\u2019ampia gamma di formaggi; la moda, poi, richiama tutti coloro che amano il fashion e la produzione raffinata, elegante ed unica dello stile italiano: dal tessile agli accessori, la pelletteria e le calzature, l\u2019oreficeria e la gioielleria, ecc. Rispetto al comparto dell\u2019arredo casa, riscuotono successo le aziende rinomate dell\u2019illuminotecnica, delle lampade, delle ceramiche e delle pietre ornamentali; va ricordato, poi, il valore riconosciuto nella produzione di vetri e mosaici per arredamento ed edilizia. Oltre alle principali icone del <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Made in Italy<\/i>, quali Ferrari, Lamborghini, Maserati, si registrano importati risultati (commerciali, in termini di export e di addetti) nel settore dell\u2019automazione e della meccanica, come auto di lusso, motocicli e biciclette, macchine agricole e yatch.<br \/>Il settore manifatturiero conferma la sua forza e il suo valore nell\u2019economia italiana nello scenario internazionale. Infatti, secondo il Rapporto ICE 2012 \u201cL\u2019Italia nell\u2019economia internazionale<b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">\u201d, nel 2011 il nostro Paese si posiziona al secondo posto quale esportatore mondiale dei prodotti di abbigliamento e pelletteria, al terzo per quanto riguarda il settore tessile, l\u2019arredamento, gli elettrodomestici e i prodotti minerali non metalliferi <\/b>(come piastrelle, vetro e materiali da costruzione). <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Mentre \u00e8 il quarto esportatore nei prodotti di metallo come utensileria e posateria, e si colloca al quinto posto nella siderurgia, gomma e plastiche, apparecchi elettrici e meccanica strumentale. <\/b>\u00c8 questo un comparto che permette all\u2019Italia di essere competitiva sui mercati internazionali.<br \/>Secondo l\u2019Atlante del Made in Italy realizzato da Assocamere Estero, la capacit\u00e0 di rinnovarsi e di produrre beni di qualit\u00e0 rappresenta un elemento importante per le aziende italiane che intendono incrementare le vendite non solo nei settori tradizionali ma anche in quelli a pi\u00f9 elevato valore aggiunto \u2013 ad esempio gli apparecchi elettronici in Brasile (che hanno registrato un <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"color: red;\">+51<\/span><\/b>% nel 2011) o l\u2019elettronica in Giappone (le vendite registrano un aumento di un terzo ogni anno) \u2013 oppure laddove \u00e8 il concept del prodotto ad ottenere maggiore riconoscibilit\u00e0, come il Sistema Casa in SudAfrica (<b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"color: red;\">+36,7<\/span><\/b>% nel 2011).<br \/>La riflessione \u00e8 frutto di un confronto tra gli itinerari dell\u2019export italiano nel periodo pre-crisi (2006-2008) con quelli del periodo successivo (2009-2011), per mettere in luce le strategie adottate dalle imprese italiane nei mercati internazionali. Nei settori pi\u00f9 dinamici, cio\u00e8 quelli con una crescita annua pi\u00f9 rilevante delle esportazioni, vi sono i metalli e i prodotti di ferro e acciaio utilizzati nell\u2019edilizia da parte delle industrie estere: maggiori incrementi si registrano soprattutto a livello mondiale (<b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"color: red;\">+22,4<\/span><\/b>%) e al di fuori dell\u2019Ue (<b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"color: red;\">+23,6<\/span><\/b>%), rispetto ai paesi Ue comunque in crescita (+20,4%).<br \/>Il settore agro-alimentare italiano sembra perdere impatto nei paesi extra-europei e si riduce nel contesto comunitario (soprattutto in Spagna e nel Regno Unito), cos\u00ec come quello dei mezzi di trasporto in \u00e0mbito europeo (mantengono il primato Russia con una crescita annua dell\u2019export del +<b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"color: red;\">97,3<\/span><\/b>%, India del +<b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"color: red;\">37,1<\/span><\/b>%; entrambi i settori trovano spazi di intervento in Cina \u2013 +<b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"color: red;\">49,5<\/span><\/b>% \u2013 a discapito dei prodotti farmaceutici).<br \/>Probabilmente, l\u2019inasprimento delle misure protezionistiche, le barriere fitosanitarie introdotte in alcuni paesi, oltre ai sistemi doganali, hanno condizionato negativamente l\u2019esportazione di prodotti alimentari italiani. Il settore della meccanica continua a offrire un importante contributo alle esportazioni: rappresenta un quarto delle vendite dei prodotti italiani all\u2019interno dell\u2019Ue (dato superiore alla media mondiale del <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"color: red;\">20<\/span><\/b>%).<br \/>\u00c8 questo un comparto particolarmente apprezzato dai paesi extra-europei, ad eccezione del Giappone dove \u00e8 il settore moda ad essere il primo segmento rilevante (circa <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"color: red;\">30<\/span><\/b>%) e della Turchia dove \u00e8 importante il contributo offerto dalla metallurgia (<b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"color: red;\">23,3<\/span><\/b>%). Infine, rispetto al grado di specializzazione, appare strategico l\u2019export di macchinari verso i paesi Ue a 27; ma raggiunge buoni risultati anche nei Grandi Sistemi Paese come Brasile, India, Cina e Sudafrica che stanno attuando rilevanti processi di industrializzazione. \u00c8 in questi paesi che la capacit\u00e0 produttiva italiana si trasforma in macchinari di qualit\u00e0 per i prodotti realizzati in loco. L\u2019alto grado di specializzazione nel settore alimentare si conferma in Germania, Regno Unito e negli Stati Uniti, mentre in Svizzera e in Giappone, rispetto alla media mondiale, si distingue il comparto chimico-farmaceutico, in cui l\u2019Italia anche a livello di ricerca \u00e8 all\u2019avanguardia.<br \/>Il settore dell\u2019abbigliamento-tessile acquisisce spazio nel mercato russo, l\u2019arredamento \u00e8 oggetto di maggior interesse per la Francia, mentre in Spagna ottiene maggiore appeal l\u2019elettronica. Secondo l\u2019ICE, il valore complessivo delle esportazioni italiane \u00e8 salito dell\u2019<b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"color: red;\">11,1<\/span><\/b>% tra il 2010 e il 2011, registrando un dato pari a <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"color: red;\">368 miliardi<\/span><\/b> di euro. La crescita \u00e8 stata sostenuta soprattutto per gli operatori di maggiori dimensioni come nel 2010, diversamente da quanto registrato nel 2009, quando l\u2019aumento della flessione delle esportazioni era in correlazione con il crescere delle dimensioni aziendali. Allo stesso modo, nel momento della ripresa l\u2019aumento delle esportazioni ha seguito un andamento simile alla dimensione aziendale, segnando cos\u00ec un recupero della quota delle imprese pi\u00f9 grandi sulle esportazioni.<br \/>L\u2019ampliamento delle multinazionali italiane sta diventando una caratteristica dell\u2019attuale fase del processo di internazionalizzazione dell\u2019Italia: nel 2011 \u00e8 aumentato, infatti, il numero di partecipate estere (<b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"color: red;\">27.191<\/span><\/b> unit\u00e0), mentre \u00e8 in leggera flessione il numero degli addetti all\u2019estero (<b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"color: red;\">1.557.000<\/span><\/b> unit\u00e0). Sempre secondo il Rapporto ICE, le imprese italiane che investono all\u2019estero sono quasi 8.000 unit\u00e0; si tratta di aziende di piccole e medie dimensioni: il <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"color: red;\">61,2<\/span><\/b>% hanno meno di 50 addetti, il <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"color: red;\">29,5<\/span><\/b>% hanno un numero compreso tra 50 e i 249 addetti, il <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"color: red;\">9,3<\/span><\/b>% sono quelle composte da meno di 250 dipendenti. Questi dati sono sostanzialmente confermati dallo stesso studio nel 2012 (oltre <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"color: red;\">27.000<\/span><\/b> partecipazioni estere, circa <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"color: red;\">1.585.000<\/span><\/b> addetti e pi\u00f9 di <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"color: red;\">8.000<\/span><\/b> aziende investitrici), evidenziando un processo di lungo termine, espressione del progressivo miglioramento delle strategie di internazionalizzazione.<br \/>Sono le imprese pi\u00f9 piccole a esprimere un maggiore interesse con proprie partecipate nei mercati esteri; le imprese di dimensioni intermedie (da 50 a 249 dipendenti) hanno sviluppato la propria attivit\u00e0 in \u00e0mbito internazionale attraverso investimenti greenfield e acquisizioni. Infatti, proprio per le caratteristiche del sistema economico italiano con pochi grandi gruppi multinazionali e una costellazione di piccole imprese, sono i gruppi multinazionali di medie dimensioni ad avere un ruolo attivo nel processo di internazionalizzazione dell\u2019Italia.<br \/>Se in generale si registra una maggiore facilit\u00e0 di accesso ai mercati esteri da parte delle aziende pi\u00f9 grandi, rispetto al settore manifatturiero sono le aziende di medie dimensioni che registrano una maggiore propensione all\u2019esportazione (si considera il valore delle esportazioni per addetto). In particolare, nei settori manifatturieri tipicamente <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Made in Italy<\/i> \u2013 dall\u2019alimentare, al tessile e all\u2019abbigliamento, sino all\u2019arredamento \u2013 il contributo delle piccole e medie imprese \u00e8 pi\u00f9 elevato della media, mentre le imprese con almeno 250 addetti offrono il maggiore contributo nell\u2019industria estrattiva e petrolifera, nell\u2019elettronica, nel settore dei mezzi di trasporto e dei servizi di telecomunicazioni e delle utilities. Inoltre, secondo il Rapporto ICE 2013, il numero degli esportatori italiani \u00e8 cresciuto ancora nel corso del 2012, cos\u00ec come \u00e8 in aumento il grado di diversificazione geografica delle esportazioni (numero medio di mercati per impresa). \u00c8 quindi interessante segnalare che, nonostante il periodo di crisi e il rallentamento del commercio mondiale, il numero delle imprese esportatrici \u00e8 continuato a salire. Tutto ci\u00f2 potrebbe essere segno di una robustezza del tessuto imprenditoriale oppure, probabilmente, \u00e8 conseguenza dell\u2019effetto di deprezzamento dell\u2019euro che permette anche alle piccole e piccolissime imprese di presentarsi nello scenario internazionale.<br \/>Se questi sono alcuni punti di forza dell\u2019economia italiana, \u00e8 bene ricordare che le possibilit\u00e0 di contrattazione su scala mondiale sono ridotte anche per la presenza di un numero esiguo di grandi gruppi, la circoscritta presenza italiana in settori importanti come quello dell\u2019alta tecnologia e le conseguenti limitate opportunit\u00e0 di spesa in ricerca e sviluppo. Ne discende una grande ed evidente crisi di competitivit\u00e0, soprattutto nei confronti dei paesi emergenti dell\u2019Asia e in primis della Cina, diventato un concorrente di primo piano in diversi settori manifatturieri <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Made in Italy<\/i>.<\/span><\/p>\n<p class=\"RITestodelparagrafo\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">L\u2019Italia si presenta ancora con una struttura economica di primaria importanza<\/span><\/b><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">: \u00e8 l\u2019ottava potenza economica per Pil, quarta per produzione mondiale nel manifatturiero e pu\u00f2 vantare circa 1.022 nicchie di eccellenza di prodotto. Inoltre, nel comparto manifatturiero l\u2019Italia \u00e8 la seconda nazione in Europa e la quinta al mondo per valore aggiunto. Anche nel 2011 l\u2019Italia si \u00e8 posizionata al secondo posto, dopo la Germania, tra i paesi pi\u00f9 competitivi nel commercio estero come registrato dal Trade Performance Index Unctad WTO.<br \/>Secondo quanto registrato dalla Fondazione Edison, nel 2012 il valore dell\u2019export manifatturiero delle imprese italiane \u00e8 di <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"color: red;\">373 miliardi<\/span><\/b> di euro e l\u2019attivo di <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"color: red;\">94 miliardi<\/span><\/b> di euro, i pi\u00f9 elevati valori raggiunti. Lo scenario cos\u00ec delineato mette in luce la qualit\u00e0 del sistema produttivo italiano e le specialit\u00e0 che attirano l\u2019attenzione dei gruppi francesi, coreani, cinesi e asiatici che da tempo considerano l\u2019Italia il bacino adatto per attrarre aziende che si distinguono per una rinomata cultura imprenditoriale, creativit\u00e0 e prestigio, elementi indispensabili oggi che i mercati si sono ampliati. Cambiano i luoghi e le regole della competizione.<br \/>Se la globalizzazione dei mercati \u00e8 tra le principali cause di tale fenomeno con le opportunit\u00e0 offerte agli investitori di tutto il mondo (come Cina, Russia, Sud-Est asiatico, Medio Oriente) a vantaggio chiaramente di quelli che hanno finanze e risorse umane, si creano interessanti condizioni che sotto il profilo finanziario difficilmente possono essere sfruttati dai pochi grandi gruppi italiani, i quali non dispongono dei capitali e delle risorse per sostenere l\u2019impatto di tali investimenti. Talvolta, queste acquisizioni diventano comunque occasione di crescita per i gruppi italiani che conoscono cos\u00ec una nuova fase produttiva e di espansione commerciale, individuando un sentiero positivo del business.<br \/>Si parla sempre pi\u00f9 spesso di \u201c<b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">shopping dissennato di brand <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Made in Italy<\/i><\/b>\u201d. Negli ultimi anni, con modalit\u00e0 e interessi differenti, imprenditori francesi, cinesi, giapponesi, arabi e americani si presentano in Italia affascinati dalle competenze e dalle capacit\u00e0 degli ingegneri, dei designer e degli operai, cogliendo rinnovate opportunit\u00e0 di investimento e di business per il futuro. Infatti, nonostante l\u2019insieme delle statistiche a una prima lettura definisce un\u2019immagine spesso negativa o perlomeno in chiaro-scuro dell\u2019economia italiana, ancora oggi il nostro Paese \u00e8 in grado di \u201cfare la differenza\u201d quando si tratta di realizzare non solo abiti e gioielli di lusso, ma anche tutti quei prodotti che dalla rubinetteria, agli arredi della cucina, ai giocattoli sino ai componenti per gli aerei, vengono apprezzati in tutto il mondo.<br \/>Le aziende devono necessariamente individuare la strategia di impresa e la struttura del management per poter crescere e trovare spazio nei mercati internazionali. \u00c8 questo un passaggio affrontato dalle aziende italiane con modalit\u00e0 differenti, tra le quali vi \u00e8 la partecipazione a un grande gruppo estero che ha acquisito nel tempo capitali finanziari e capacit\u00e0 imprenditoriali tali da possedere una buona distribuzione nei diversi paesi del mondo. Dal lato opposto, nello scenario italiano vi sono imprenditori di successo come Versace o Luxottica che confermano la propria volont\u00e0 e l\u2019impegno a mantenere la propriet\u00e0 e la gestione dell\u2019azienda, pur affrontando i continui cambiamenti del mercato e le difficolt\u00e0 del sistema produttivo italiano. La crisi economica \u00e8 tale da mettere in pericolo anche le aziende pi\u00f9 forti e rinomate, ma vi sono altre strade alternative oltre a quella della vendita a fronte di una buona offerta. Probabilmente anche perch\u00e9 molte delle realt\u00e0 imprenditoriali italiane, con una lunga storia oramai alle spalle, vivono in questi anni quella delicata fase del passaggio generazionale che richiede una forte capacit\u00e0 di rinnovamento e di indirizzo, che assicurino continuit\u00e0 e successo.<br \/>Secondo gli esperti, infatti, sono necessari investimenti e una buona dose di coraggio per percorrere la strada verso la quotazione in Borsa. \u00c8 questa una possibilit\u00e0 per difendere e far crescere un\u2019industria manifatturiera specializzata, fatta di artigianalit\u00e0 e conoscenze \u2013 come spiega Andrea Guerra di Luxottica \u2013 che, attraverso la quotazione in Borsa, si pu\u00f2 aprire al mondo e affrontare le sfide sempre nuove dello scenario globale. Nel passato i francesi avevano apprezzato imprese come la Edison, la Parmalat e la Bnl, mentre oggi il settore che attrae maggiormente gli investitori esteri \u00e8 quello del lusso: tutti vogliono comprare perch\u00e9 un domani si riusciranno a raccogliere notevoli profitti dall\u2019artigianato, dal gusto e dalla ricercatezza tipicamente <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Made in Italy<\/i>.<br \/>Infatti, gi\u00e0 in passato il passaggio di propriet\u00e0 ha comportato uno svuotamento complessivo delle societ\u00e0 acquisite, con la delocalizzazione della produzione e spesso con la chiusura di stabilimenti e la perdita di occupazione; successivamente, per produrre prodotti tipicamente italiani le aziende straniere si sono organizzate con l\u2019importazione delle materie prime necessarie e oggi \u00e8 oramai riconosciuta la tendenza ad acquistare direttamente marchi storici. Allo stesso tempo, imprenditori e manager mettono in luce l\u2019altro lato della medaglia, quello riguardante le possibilit\u00e0 di sviluppo e di business che possono derivare dalle operazioni di acquisizione. D\u2019altronde, partecipare all\u2019attivit\u00e0 di una realt\u00e0 imprenditoriale solida e innovativa potrebbe offrire l\u2019accesso ai mercati emergenti laddove l\u2019azienda italiana, ad esempio, fatica ad arrivare, con un ampliamento della distribuzione. Non sempre, infatti, con la vendita delle aziende si procede alla delocalizzazione degli impianti produttivi oppure alla riduzione del personale e, dietro la notizia della perdita di un brand italiano, pu\u00f2 esserci pure una nuova fase di sviluppo che rappresenta un auspicabile momento di ristoro che segue i gravi effetti della crisi. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica; font-variant: small-caps;\">Come ti (s)vendo il Made in Italy<\/span><\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal blu\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica; font-variant: small-caps;\">Gusto all\u2019italiana: il settore agroalimentare<\/span><\/p>\n<p class=\"RITestodelparagrafo\" style=\"text-indent: 0cm;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">Un settore di particolare interesse per gli investitori esteri \u00e8 sicuramente quello dell\u2019alimentare-bevande. Molti sono i marchi di prodotti rinomati della cucina italiana attualmente di propriet\u00e0 straniera; curiosamente alcuni sono passati da una propriet\u00e0 all\u2019altra per poi tornare italiani. Il fenomeno della (s)vendita delle aziende italiane alimentari inizia a partire dagli anni Settanta. <\/span><\/p>\n<p class=\"RITestodelparagrafo\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">Unilever<\/span><\/b><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">. \u00c8 nel 1974 che la Unilever, multinazionale anglo-olandese, attualmente quarta azienda del largo consumo in Italia con un giro d\u2019affari di 1,4 miliardi acquisisce la <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Algida<\/b>, fondata a Roma nel 1945 da Italo Barbiani, attualmente una delle eccellenze del portafoglio di marchi della multinazionale. Sempre nel settore dei gelati acquisisce la <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Sorbetteria Ranieri<\/b>, ormai chiusa da 10 anni. Ma la Unilever acquista nel corso degli anni marchi storici italiani anche in altri settori del mercato alimentare: nel settore del riso acquisisce la <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Riso Flora<\/b>, azienda specialista del Riso Parboiled nata sul finire degli anni Sessanta (riacquistata successivamente dalla Colussi); nel settore dell\u2019olio invece acquista nel 1993 la <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Bertolli<\/b>, azienda alimentare fondata nel 1865 a Lucca specializzata nel settore dell\u2019olio d\u2019oliva, in seguito ceduta al Gruppo spagnolo Deoleo SOS; infine, nel settore confetture e conserve acquisisce la <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Santa Rosa<\/b>, azienda nata a Bologna nel 1968 produttrice di confetture e conserve di pomodoro, la quale tuttavia ritorna ad essere italiana insieme a Pomodorissimo nel 2011, grazie alla loro acquisizione da parte di Valsoia, societ\u00e0 bolognese fondata nel 1990 specializzata nella produzione di alimenti vegetali e salutistici.<\/span><\/p>\n<p class=\"RITestodelparagrafo\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">Kraft Foods<\/span><\/b><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">. La pi\u00f9 grande azienda alimentare dell\u2019America settentrionale e la seconda multinazionale alimentare al mondo, acquista inizialmente diverse realt\u00e0 italiane del settore lattiero-caseario: nel 1984 l\u2019azienda <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Fattorie Osella<\/b>, nata nel 1925 presso Caramagna in Piemonte e nel 1985 il marchio <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Invernizzi<\/b>, rivenduto nel 2003 alla francese Lactalis. Successivamente, tra la fine degli anni Ottanta e l\u2019inizio degli anni Novanta, acquisisce diverse aziende fondamentali nei settori dei salumi e della pasta: la <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Negroni<\/b>, azienda cremonese produttrice di salumi fondata a Cremona nel 1907 (tornata italiana nel 2002 grazie al Gruppo Veronesi), il marchio <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Simmenthal<\/b>, fondato nel 1923 a Monza, e il <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Gruppo Fini<\/b>, fondato a Modena nel 1912 specializzato nella produzione di pasta ripiena e salumi. In seguito, ognuna di queste tre societ\u00e0 torner\u00e0 ad essere italiana. La Kraft nel 1992 infatti acquista la <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Splendid<\/b>, marchio di caff\u00e8 espresso fondato a Torino nel 1969 presso la torrefazione Societ\u00e0 Generale del Caff\u00e8, gi\u00e0 rilevata nel 1972 dall\u2019americana Procter&amp;Gamble; nel 2007 acquisisce la <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Saiwa<\/b>, marchio alimentare fondato a Genova nel 1900 specializzato in cracker, patatine e biscotti, dopo che era passata sotto il controllo della multinazionale americana Nabisco nel 1965 e successivamente, nel 1989, del francese Gruppo Danone. <\/span><\/p>\n<p class=\"RITestodelparagrafo\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">Nestl\u00e9.<\/span><\/b><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\"> L\u2019azienda svizzera, la pi\u00f9 grande al mondo nel settore alimentare, amplia la sua presenza in Italia gi\u00e0 nell\u2019immediato dopoguerra acquistando nel 1948 la <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Maggi<\/b>, nota per i dadi e l\u2019omonimo brodo, mentre nel 1961 acquisisce la <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Locatelli<\/b>, azienda di prodotti caseari nata nel 1860 e rivenduta alla Lactalis nel 1998, e <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">La Gragnanese<\/b>, azienda specializzata nella produzione di conserve vegetali. Nel 1988 acquista il <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Gruppo Buitoni<\/b>, quattro anni dopo essere passato sotto il controllo della CIR di De Benedetti. Per quanto riguarda il settore dolciario, fondamentale \u00e8 l\u2019acquisto nel 1988 della <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Perugina<\/b>, nata a Perugia nel 1907, marchio storico di prodotti dolciari italiani conosciuto in tutto il mondo grazie soprattutto al famoso Bacio Perugina. Nel settore della salumeria acquisisce <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Vismara<\/b>, nata a Casatenovo nel 1898 e specialista del prosciutto cotto e del prosciutto crudo stagionato (passata poi alla Ferrarini). Le acquisizioni continuano nel settore dell\u2019olio d\u2019oliva con l\u2019inglobamento della <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Sasso<\/b>, azienda nata a Oneglia nel 1860, la quale, dopo essere passata alla Nestl\u00e9, torna ad essere italiana nel 2003 con la sua acquisizione da parte dell\u2019azienda ligure Minerva Oli S.p.A., la quale per\u00f2 diventer\u00e0 spagnola nel 2005 perch\u00e9 acquistata a sua volta dalla Deoleo, mentre nel settore della pasta la Nestl\u00e9 acquista <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Pezzullo<\/b>, il pastificio nato a Eboli nel 1940, ma anch\u2019esso come la Buitoni viene acquisito dal Gruppo TMT nel 2005. Nel settore dei sughi e delle conserve la pi\u00f9 importante acquisizione da parte della Nestl\u00e9 \u00e8 quella riguardante la <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Berni <\/b>(oggi Co.Pad.Or.), azienda specializzata nella produzione e nella grande distribuzione di mostarde,&nbsp;di&nbsp;vegetali sottaceto&nbsp;e di aceti speciali&nbsp;a marchio Louit Fr\u00e8res, sottoli, salse, sughi, passate, e della nota linea di prodotti Condiriso, Carciofotto e Condipasta. Nel 1993 la Nestl\u00e9 acquisisce tramite privatizzazione la <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Italgel<\/b>, azienda italiana nata nel 1960 e specializza nel settore della pasticceria e alimenti surgelati, proprietaria dei marchi <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Gelati Motta<\/b>, <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Valle degli Orti, Surgela<\/b>, <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">la Cremeria, Maxicono, Marefresco, Voglia di Pizza, Oggi in Tavola, Antica Gelateria del Corso, il Gruppo Dolciario Italiano<\/b> e il marchio <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Alemagna<\/b>, i quali torneranno nel 2009 ad essere italiani con il loro acquisto da parte della Bauli. Infine, nel 1998 \u00e8 il turno del settore bevande, e quindi della <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Sanpellegrino<\/b>, azienda nata nel 1899 a San Pellegrino Terme e specializzata nella produzione di acqua minerale e bibite analcoliche, acquisita insieme ai suoi marchi <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Levissima, Panna, Recoaro, Pejo, San Bernardo, la Claudia<\/b>.<\/span><\/p>\n<p class=\"RITestodelparagrafo\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">Bsn-Gervais-Danone.<\/span><\/b><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\"> Durante gli anni Ottanta e Novanta la Kraft e la Nestl\u00e9 anche il Gruppo francese Bsn-Gervais-Danone acquisisce marchi importanti dell\u2019industria alimentare italiana come la <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Saiwa<\/b>, la <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Galbani<\/b>, acquisita nel 1989 e rivenduta nel 2002 al fondo di private equity BC Partners che a sua volta la cede al Gruppo francese Lactalis nel 2006; il marchio <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Agnesi<\/b>, il pi\u00f9 antico pastificio d\u2019Italia nato nel 1824 nella provincia di Imperia, progressivamente inglobato dalla Bsn-Gervais Danone tra gli anni Ottanta e Novanta per poi essere riacquistato nel 1999 dal Gruppo italiano Colussi. Il settore maggiormente interessato dalla politica di acquisizioni aziendali della Bsn-Gervais Danone \u00e8 quello delle bevande analcoliche: nel 1987 il Gruppo francese acquisisce il Gruppo <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Sangemini-Ferrarelle<\/b>, comprendente i marchi <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Sangemini, Ferrarelle, Fabia, Boario, Fonte di Nepi<\/b>. Oggi il Gruppo \u00e8 passato all\u2019italiana Italacqua.<\/span><\/p>\n<p class=\"RITestodelparagrafo\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">Sperlari.<\/span><\/b><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\"> Nel 1982 la Pernigotti cede la Sperlari alla multinazionale statunitense Heinz, che nel 1993 la cede a sua volta alla Hershey Foods Corporation. Nel 1997 la Sperlari viene nuovamente venduta alla finlandese Huhtamaki OYJ e nel 1999 passa all\u2019olandese CSM NV. Attualmente la Sperlari, insieme alle italiane <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Saila, Dietorelle, Dietor e Galatine<\/b>, fa parte della Leaf Italia S.r.l., societ\u00e0 controllata dall\u2019olandese Leaf International BV, azienda leader del mercato delle caramelle in Svezia, Olanda, Finlandia e Belgio e al secondo posto in Norvegia, Danimarca e Italia.<\/span><\/p>\n<p class=\"RITestodelparagrafo\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">Martini &amp; Rossi.<\/span><\/b><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\"> Nel 1993 il Gruppo Bacardi, produttore e distributore statunitense di alcolici, soprattutto rum, acquisisce la Martini &amp; Rossi, azienda fondata nel 1863 a Torino, leader nel settore italiano di aperitivi e spumanti e famosa in tutto il mondo per i suoi prodotti che vanno dal vermut ai vini liquorosi, dallo spumante al gin, dal calvados al cognac e alla vodka, dando vita al Gruppo Bacardi-Martini.<\/span><\/p>\n<p class=\"RITestodelparagrafo\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">Cinzano.<\/span><\/b><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\"><span style=\"mso-spacerun: yes;\">&nbsp; <\/span>Nel 1992 la Cinzano, azienda produttrice di alcolici specializzata in vermouth e spumanti con origini antichissime, risalenti al 1568, viene acquistata dalla \u201cInternational Distillers Vintners\u201d del Gruppo americano Grand Metropolitan, tornando italiana nel 1999 con il Gruppo Campari. <\/span><\/p>\n<p class=\"RITestodelparagrafo\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">Vecchia Romagna.<\/span><\/b><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\"> Anche il marchio Vecchia Romagna passa nelle mani della Grand Metropolitan durante i primi anni Novanta, ma anch\u2019esso torner\u00e0 ad essere italiano, entrando a far parte dal 1999 del Gruppo Montenegro.<\/span><\/p>\n<p class=\"RITestodelparagrafo\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">Caffarel.<\/span><\/b><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\"> Nel 1997 la svizzera Lindt&amp;Spr\u00fcngli, multinazionale specializzata nella produzione di cioccolato di lusso, acquisisce la Caffarel, azienda dolciaria fondata nel 1826.<\/span><\/p>\n<p class=\"RITestodelparagrafo\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">Stock S.p.A.<\/span><\/b><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\"> Nel 1995 la Stock, storica azienda triestina di liquori e distillati nata nel 1884, diventa di propriet\u00e0 della tedesca Eckes AG, societ\u00e0 leader in Germania nella produzione e distribuzione di alcolici e succhi di frutta. Successivamente, nel 2008 la societ\u00e0 tedesca cede la Stock al fondo di investimento statunitense Oaktree Capital Management, che comunica nel 2012 la chiusura dello storico stabilimento triestino dell\u2019azienda per trasferire la produzione nella Repubblica Ceca.<\/span><\/p>\n<p class=\"RITestodelparagrafo\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">Lactalis.<\/span><\/b><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\"> La multinazionale francese Lactalis, gruppo industriale operante nel settore lattiero-caseario, con le acquisizioni dell\u2019ultimo decennio \u00e8 riuscita a raggiungere una posizione di quasi monopolio nel settore lattiero-caseario italiano. Gi\u00e0 nel 1998 la multinazionale francese inizia la scalata del settore comprando la <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Locatelli<\/b> dalla Nestl\u00e9; sempre dalla Nestl\u00e9, acquista nel 2003 la <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Invernizzi<\/b>; nel 2005 acquista la <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Cademartori<\/b>, uno dei marchi pi\u00f9 antichi tra i formaggi italiani, da un altro grande Gruppo francese, Fromageries Bel, entrato in possesso dell\u2019azienda nel 1994, diventando cos\u00ec in quegli anni il secondo operatore del settore in Italia dopo la Galbani. Ma proprio l\u2019anno successivo all\u2019acquisizione della Cademartori, nel 2006, la Lactalis ingloba anche la <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Galbani<\/b>, ceduta dal fondo di private equity BC Partners; infine, nel 2011 conquista l\u201983% dell\u2019intero <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Gruppo Parmalat<\/b> diventando cos\u00ec leader mondiale nel settore dei latticini con un fatturato di 14,7 miliardi di euro, superando la Nestl\u00e9 (10 miliardi) e la Danone (9,7 miliardi).<\/span><\/p>\n<p class=\"RITestodelparagrafo\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">Deoleo S.A.<\/span><\/b><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\"> Anche l\u2019azienda spagnola Deoleo S.A. \u00e8 molto attiva negli anni Duemila, tanto che le acquisizioni di questo periodo le permetteranno di raggiungere una quota fondamentale del mercato dell\u2019olio d\u2019oliva a livello mondiale, pari al 22%, e una posizione dominante nel mercato italiano, con una quota del 50% nel settore dell\u2019olio d\u2019oliva e del 33% in quello extravergine: nel 2005 il Gruppo spagnolo acquisisce la <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Minerva oli S.p.A.<\/b> e quindi il prestigioso marchio <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Sasso<\/b>; nel 2006 la <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Carapelli<\/b>, dal 2002 in mano ai fondi di investimento italiani B&amp;S Private Equity Group, Arca Imprese Gestioni S.n.c. e Monte dei Paschi di Siena Venture; nel 2008 acquisisce il marchio internazionale <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Bertolli <\/b>unitamente alle licenze per la produzione di olio e aceto balsamico e i marchi <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Maya, Dante e San Giorgio<\/b>.<\/span><\/p>\n<p class=\"atestoparagraforidotto0\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">Birra Peroni.<\/span><\/b><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\"> Nel 2003 la Birra Peroni S.p.A., nata a Vigevano nel 1846, comprendente i marchi Peroni e Nastro Azzurro, entra a far parte del colosso sudafricano SABMiller plc, tra i pi\u00f9 grandi produttori di birra al mondo con oltre 200 marchi e circa 70.000 dipendenti in 75 paesi.<\/span><\/p>\n<p class=\"RITestodelparagrafo\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">Scaldasole.<\/span><\/b><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\"> Nel 2005 la Scaldasole, azienda simbolo della cultura biologica in Italia, in mani straniere gi\u00e0 dal 1995 quando viene acquistata dalla statunitense Heinz attraverso la sua controllata Plasmon, azienda leader degli omogeneizzati e dei biscotti per neonati, viene comprata dal Gruppo francese Andros, il quale nel 2007 amplia ulteriormente la sua presenza in Italia acquistando anche <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Solo Italia<\/b>, azienda nata negli anni Novanta e specializzata nel settore dei dessert freschi.<\/span><\/p>\n<p class=\"RITestodelparagrafo\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">Star.<\/span><\/b><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\"> Nel 2006 la Star, azienda alimentare brianzola fondata nel 1948 specializzata nella produzione di rag\u00f9 e brodi e proprietaria di diversi marchi come Pummar\u00f2, Sogni d\u2019oro, GranRag\u00f9 Star, Orzo Bimbo, Risochef, Mellin, viene acquistata dalla spagnola <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Gallina Blanca<\/b> del <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Gruppo Agrolimen<\/b>. <\/span><\/p>\n<p class=\"atestoparagraforidotto0\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; letter-spacing: 0pt; mso-fareast-language: IT; mso-no-proof: yes;\">Italpizza.<\/span><\/b><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; letter-spacing: 0pt; mso-fareast-language: IT; mso-no-proof: yes;\"> <\/span><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">Nel 2008 la Italpizza, azienda modenese fondata nel 1991 e specializzata in pizza surgelata, viene ceduta alla multinazionale inglese del settore dei congelati Bakkavor Acquisitions Limited.<\/span><\/p>\n<p class=\"atestoparagraforidotto0\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">Delverde Industrie Alimentari<\/span><\/b><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">. L\u2019argentino <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Molinos Rio de la Plata<\/b>, uno dei Gruppi alimentari maggiori del Sud America, leader nel settore della soia, acquista nel 2008 una quota di minoranza di Delverde Industrie Alimentari S.p.A, pastificio fondato nel 1967 presso Fara San Martino in provincia di Chieti, per poi rilevare nel 2009 il 99,5% dell\u2019azienda italiana. <\/span><\/p>\n<p class=\"atestoparagraforidotto0\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">Eridania.<\/span><\/b><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\"> Il 49% delle quote di Eridania Italia S.p.A., la pi\u00f9 grande societ\u00e0 saccarifera italiana fondata nel 1899 a Genova, viene acquistato nel 2011 dalla francese <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Cristalalco Sas<\/b>, gruppo operante nel settore dello zucchero, dei prodotti alcolici, dell\u2019alimentare e dei cosmetici.<\/span><\/p>\n<p class=\"atestoparagraforidotto0\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">Norcineria Fiorucci.<\/span><\/b><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\"> Nel 2011 la Norcineria Fiorucci, azienda nata nel 1850 e specializzata in salumi, pasta, formaggi e aceto balsamico, dopo aver ceduto nel 2005 il 65% delle partecipazioni al fondo statunitense <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Vestar<\/b>, viene venduta al Gruppo spagnolo <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Campofrio Food<\/b>. <\/span><\/p>\n<p class=\"atestoparagraforidotto0\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">Ruffino <\/span><\/b><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">e<b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"> Gruppo Gancia. <\/b>La Ruffino, azienda fondata nel 1877 e produttrice di vini di grande qualit\u00e0 esportati in tutto il mondo, vende progressivamente le proprie quote dal 2004 alla multinazionale americana <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Constellation Brands<\/b>; il controllo del Gruppo Gancia passa invece nelle mani della multinazionale russa, leader nel mercato della vodka, <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Russian standard corporation<\/b>.<\/span><\/p>\n<p class=\"RITestodelparagrafo\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">Casa Nova.<\/span><\/b><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\"> L\u2019azienda vinicola Casa Nova presso Greve, tra Firenze e Siena, una delle 600 aziende socie (di cui, attualmente, due terzi sono di propriet\u00e0 straniera occidentale e pochissime sono rimaste toscane) del Chianti Classico Gallo Nero, \u00e8 acquistata da un imprenditore della farmaceutica originario di Hong Kong, che ha voluto mantenere segreta l\u2019identit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p class=\"RITitoloParagrafodellascheda\" style=\"text-align: left;\" align=\"left\"><a name=\"_Toc370805937\"><\/a><a name=\"_Toc370742213\"><\/a><a name=\"_Toc365371325\"><\/a><span style=\"mso-bookmark: _Toc370742213;\"><span style=\"mso-bookmark: _Toc370805937;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">Motori di lusso e non solo; il settore dell\u2019automazione e della meccanica<\/span><\/span><\/span><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"atestoparagraforidotto0\" style=\"text-indent: 0cm;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">Le macchine e le moto da corsa italiane, cos\u00ec come i veicoli eleganti o sportivi, hanno da sempre affascinato gli appassionati di tutto il mondo. Se nell\u2019immaginario collettivo i motori efficienti ed eleganti <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Made in Italy<\/i> sono sinonimo di raffinatezza e qualit\u00e0, volendo approfondire che cosa racchiude il settore dell\u2019automazione-meccanica, si scopre un mondo fatto di tecnologia, innovazione e cura del dettaglio di cui il comparto veicoli, prestigiosissimo, \u00e8 solo la sua manifestazione pi\u00f9 accentuata. \u00c8 proprio per le peculiarit\u00e0 tecniche della progettazione e della realizzazione dei loro prodotti che le aziende italiane suscitano l\u2019interesse degli imprenditori stranieri, a partire dagli anni Ottanta.<\/span><\/p>\n<p class=\"atestoparagraforidotto0\" style=\"text-indent: 0cm;\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">Zanussi.<\/span><\/b><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\"> Nel 1984 l\u2019azienda, fondata a Pordenone nel 1916, e tra le migliori nella produzione degli elettrodomestici in Europa, viene acquistata dal Gruppo svedese <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Electrolux<\/b>. L\u2019acquisizione permise a Electrolux di applicare economie di scala pi\u00f9 sensibili, ampliando la gamma di prodotti commercializzati e acquisendo una posizione predominante in Europa e in Italia all\u2019interno del settore. Con questa operazione la Electrolux arriva anche al marchio Rex, creato nel 1933 all\u2019interno della Zanussi e infine i marchi italiani acquisiti dalla Zanussi tra il 1967 e il 1970: Becchi, Zoppas e Castor.<\/span><\/p>\n<p class=\"atestoparagraforidotto0\" style=\"text-indent: 0cm;\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">F.I.V.E. Bianchi S.p.A.<\/span><\/b><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\"> L\u2019azienda milanese, conosciuta in particolar modo per la qualit\u00e0 delle bici da corsa prodotte, utilizzate soprattutto dai grandi campioni del passato come Girardengo, Gimondi e Coppi, viene acquisita nel 1997 dalla <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Cycleurope A.B.<\/b>, compagnia svedese appartenente al Gruppo Grimaldi, riconosciuta come la pi\u00f9 importante holding mondiale nel settore ciclismo. <\/span><\/p>\n<p class=\"atestoparagraforidotto0\" style=\"text-indent: 0cm;\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">Pirelli Optical Technologies.<\/span><\/b><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\"> La Pirelli &amp; C. S.p.A. vende nel 2000 questa divisione specializzata nella produzione di componenti ottici, alla statunitense <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Corning Incorporated<\/b>, impresa produttrice di vetro, ceramiche, materiali per impiego industriale e scientifico, mentre nel 2005 cede la <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Pirelli Cavi<\/b> alla banca statunitense <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Goldman Sachs<\/b>, la quale, successivamente all\u2019acquisizione, cambia il nome della societ\u00e0 in <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Prysmian<\/b>.<\/span><\/p>\n<p class=\"atestoparagraforidotto0\" style=\"text-indent: 0cm;\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">Saeco.<\/span><\/b><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\"> Alla fine degli anni Ottanta, la propriet\u00e0 dell\u2019azienda produttrice di macchine per caff\u00e8 e distributori automatici fondata nel 1981 a Bologna, passa all\u2019uomo di affari austro-statunitense Gerhard Andingler per poi essere riacquistata dai vecchi proprietari e da altri partner italiani nel 1993. Nel 2004 le quote di maggioranza vengono acquisite dalla francese <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Pai Partners<\/b>, che rivender\u00e0 l\u2019azienda nel 2009 all\u2019olandese <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Royal Philips Electronics<\/b>, tra le pi\u00f9 importanti al mondo nel settore dell\u2019elettronica e leader in Europa nella produzione di macchine da caff\u00e8, con una quota di mercato del 30%.<\/span><\/p>\n<p class=\"RITestodelparagrafo\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">Cantiere del Pardo.<\/span><\/b><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\"> Uno dei marchi storici della vela italiana, costruttore di imbarcazioni apprezzate in tutto il mondo come icone del design <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Made in Italy<\/i>, fondato a Bologna nel 1974, viene acquistato nel 2011 dal Gruppo tedesco Bavaria insieme al marchio <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Grand Soleil<\/b> e la francese <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Dufour<\/b>, posseduta dall\u2019azienda bolognese. Il primo luglio di quest\u2019anno il Gruppo tedesco ha ufficialmente messo in vendita la prestigiosa azienda italiana.<\/span><\/p>\n<p class=\"RITestodelparagrafo\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">Gruppo Ferretti.<\/span><\/b><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\"> La partecipazione straniera nel capitale sociale del Gruppo nato nel 1968 a Bologna risale al 1998. Da questo punto in poi il Gruppo Ferretti, la holding industriale italiana famosa in tutto il mondo, gioiello mondiale dell\u2019ingegneria e delle competizioni sportive navali, ha subito continui cambiamenti di propriet\u00e0. L\u2019ultimo nel 2012, quando il 75% delle quote azionarie passa al colosso cinese <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">SHIG-Weichai Group<\/b>, e le restanti quote vengono ripartite tra la <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">RoyalBank of Scotland<\/b> (12,5%) e il fondo di investimento statunitense <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Strategic Value Partners LLC<\/b> (12,5%).<\/span><\/p>\n<p class=\"RITestodelparagrafo\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">Atala.<\/span><\/b><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\"> La famiglia Rizzato, fondatrice di Atala, azienda di biciclette e motocicli di piccola cilindrata creata nel 1921 a Monza dovette cedere la propria azienda nel 2002. In una prima fase rimane italiana, sotto la propriet\u00e0 di un gruppo di imprenditori milanesi della Banca Antonveneta. Ma nel 2005 il 50% delle azioni vengono acquistate dalla turca <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Bianchi Bisiklet<\/b>, a sua volta inglobata nel 2011 dal Gruppo olandese <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Accell<\/b> e rinominata Accell Bisiklet. Il restante 50% delle azioni rimane tuttora in mani ad azionisti italiani che gestiscono l\u2019azienda in piena autonomia.<\/span><\/p>\n<p class=\"atestoparagraforidotto0\" style=\"text-indent: 0cm;\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">Dytech-Dynamic Fluid Technologies S.p.A.<\/span><\/b><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\"> La storica impresa piemontese \u00e8 attiva nel settore della progettazione, produzione e vendita di componenti automobilistici, specialmente per la gestione dei fluidi vanta un fatturato di 312 milioni di euro, 3.300 dipendenti in tutto il mondo, ed \u00e8 presente in Brasile, Argentina, Tunisia, Turchia, Russia, Serbia, Cina. L\u2019azienda viene acquisita nel 2013 dai giapponesi della <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Tokai Rubber Industries Ltd<\/b>.<\/span><\/p>\n<p class=\"RITestodelparagrafo\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">Ducati Motor Holding S.p.A.<\/span><\/b><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\"> La casa motociclistica italiana, tra le pi\u00f9 famose al mondo, riesce a rimanere italiana fino al 1996 quando viene acquistata dal fondo di investimenti americano <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Texas Pacific Group<\/b>. La Ducati torna ad essere italiana nel 2005 grazie all\u2019acquisizione delle quote di maggioranza da parte di Investindustrial Holding S.A., ma nel 2012 la societ\u00e0 <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Audi AG<\/b> del Gruppo tedesco <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Volkswagen<\/b> assorbe definitivamente l\u2019azienda. <\/span><\/p>\n<p class=\"RITestodelparagrafo\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">Lamborghini.<\/span><\/b><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\"> Uno dei prodigi ingegneristici italiani, nato negli anni Sessanta viene ceduto verso la fine degli anni Ottanta, in seguito alla crisi del petrolio e dell\u2019industria dell\u2019automobile, alla statunitense <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Chrysler<\/b>, per poi diventare indonesiana dal 1994 al 1998 e infine essere acquisita dal Gruppo tedesco della <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Volkswagen<\/b>.<\/span><\/p>\n<p class=\"RITitoloParagrafodellascheda\" style=\"text-align: left;\" align=\"left\"><a name=\"_Toc370805938\"><\/a><a name=\"_Toc370742214\"><\/a><a name=\"_Toc365371326\"><\/a><span style=\"mso-bookmark: _Toc370742214;\"><span style=\"mso-bookmark: _Toc370805938;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">&nbsp;<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"RITitoloParagrafodellascheda blu\" style=\"text-align: left;\" align=\"left\"><span style=\"mso-bookmark: _Toc365371326;\"><span style=\"mso-bookmark: _Toc370742214;\"><span style=\"mso-bookmark: _Toc370805938;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">La moda, il lusso e lo stile italiano<\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\"><\/span><\/p>\n<p class=\"atestoparagraforidotto0\" style=\"text-indent: 0cm;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">Il settore della moda e del lusso <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Made in Italy<\/i> ha da sempre contribuito a diffondere nel mondo l\u2019immagine della produzione industriale italiana creativa e di qualit\u00e0. Simboli di eleganza, raffinatezza e di una lavorazione artigianale, gli abiti e gli accessori di moda realizzati dalle grandi maison o dalle prestigiose aziende italiane sono diventati oggetto di interesse di grandi gruppi stranieri. Le operazioni di cessione dei brand, a parte qualche caso registrato nei primi anni Novanta, sono avvenute in maniera pi\u00f9 continuativa a partire dai primi anni del Duemila, e con un enfasi ancora maggiore dal 2010 a oggi.<\/span><\/p>\n<p class=\"atestoparagraforidotto0\" style=\"text-indent: 0cm;\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">Fiorucci.<\/span><\/b><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\"> Nel 1990 la giapponese <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Edwin International<\/b> acquista l\u2019azienda di abbigliamento, jeans e abiti per il tempo libero Fiorucci, inaugurata nel 1967 e capace, grazie anche al design e alla creativit\u00e0 di un brand fresco e giovane, di innovarsi e di farsi apprezzare a livello mondiale.<\/span><\/p>\n<p class=\"atestoparagraforidotto0\" style=\"text-indent: 0cm;\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">Mila Sch\u00f6n.<\/span><\/b><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\"> La societ\u00e0 giapponese <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Itochu Corporation<\/b>, tra le imprese a pi\u00f9 alto fatturato riconosciute nella rinomata lista Fortune Globe 500 nel 2013, rileva nel 1992 l\u2019italiana Mila Sch\u00f6n un piccolo atelier d\u2019Alta Moda inaugurato nel 1958 a Milano. E poi ancora: <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Conbipel <\/b>(passato nel 2007 agli statunitensi dell\u2019Oaktree Capital Management)<b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">, Sergio Tacchini <\/b>(2007 ai cinesi dell\u2019Hembly International Holdings)<b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">, Fila (<\/b>2007 ai sudcoreani di Fila Korea)<b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">, Belfe e Lario <\/b>(2010 ai sudcoreani di E-Land<b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">), Mandarina Duck <\/b>(2011 ai sudcoreani di E-Land)<b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">, Coccinelle <\/b>(2012 ai sudcoreani di E-Land)<b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">, Safilo <\/b>(2010 agli olandesi della Hal Holding)<b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">, Ferr\u00e8 <\/b>(2011 ai francesi del Paris Group International)<b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">, Miss Sixty-Energie, Lumberjack e Valentino S.p.A<\/b>. (passate tutte nel 2012 al Crescent Hidepark con sede a Singapore).<\/span><\/p>\n<p class=\"atestoparagraforidotto0\" style=\"text-indent: 0cm;\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">Gruppo Kering. <\/span><\/b><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">Il Gruppo Kering-ex PPR fondato nel 1963 da Fran\u00e7ois Pinault, inizialmente impegnato nella produzione di materiali da costruzione e che dalla met\u00e0 degli anni Novanta diventa uno degli attori di maggior rilievo nel settore della distribuzione. La multinazionale si fa notare per l\u2019acquisto di prestigiosi marchi italiani. Nel 1999 preleva la casa di moda<b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"> Gucci<\/b>, nata a Firenze nel 1921 e specializzata in pelletteria artigianale.<b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"> <\/b>Nel 2001 il Gruppo Gucci rileva <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Bottega Veneta<\/b>, famosa in tutto il mondo per la creazione di beni di lusso caratterizzati da creativit\u00e0, artigianalit\u00e0 e alta qualit\u00e0. Un altro brand di successo oggi in mano al Gruppo Kering \u00e8 <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Brioni<\/b>, azienda romana leader nell\u2019abbigliamento maschile su misura di qualit\u00e0 e successo in tutto il mondo. Nel 2013 il Gruppo Kering diventa l\u2019azionario di maggioranza della <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Pomellato<\/b>, al 4\u00b0 posto nel panorama europeo gioielli-making presente nel mondo con 80 monomarca e circa 600 punti vendita. <\/span><\/p>\n<p class=\"atestoparagraforidotto0\" style=\"text-indent: 0cm;\"><b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">Lvmh Mo\u00ebt Hennessy-Louis Vuitton.<\/span><\/b><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\"> Diretto concorrente \u00e8 il Gruppo Lvmh che dal 1987 ha registrato una crescita esponenziale, conseguenza di una strategia di sviluppo del marchio e dell\u2019espansione della propria rete di vendita internazionale. Tra i settori del Gruppo Lvmh di interesse del fenomeno oggetto di esame vi sono quelli della moda e pelletteria, orologi e gioielli, selettivamente del comparto moda e lusso. Il leader mondiale del lusso nel suo processo di internazionalizzazione negli anni ha rilevato importanti griffe della moda. Tra i pi\u00f9 recenti e rinomati si ricorda nel 2000 l\u2019acquisto dell\u2019azienda del <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Marchese Emilio Pucci<\/b> di Barsento, stilista dell\u2019elegante abbigliamento femminile. L\u2019anno successivo \u00e8 la volta della maison di moda di lusso <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Fendi<\/b>, creata nel lontano 1925 da due artigiani pellettieri romani, rinomata per la qualit\u00e0 e il design delle borse e delle pellicce e acquistata da una joint venture paritetica fra la Lvmh appunto e il Gruppo Prada. Gli ultimi anni sono caratterizzati da due importanti acquisti da parte del Gruppo Lvmh. La storica azienda orafa fondata nel lontano 1884 da Sotirio <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Bulgari<\/b> in via Dei Condotti a Roma, viene rilevata nel 2011 dal Gruppo Lvmh con un\u2019operazione dal valore di circa 4,3 miliardi di euro. Nel luglio del 2013 il Gruppo Lvmh rileva il celebre marchio del cachemire <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Loro Piana<\/b> per due miliardi di euro. L\u2019azienda familiare ha ceduto l\u201980% delle sue quote al Gruppo francese, conservando una partecipazione nella societ\u00e0 pari al 20% e mantenendo le funzioni alla guida dell\u2019azienda. <\/span><\/p>\n<p class=\"atestoparagraforidotto0\" style=\"text-indent: 0cm;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">&nbsp;<\/span><\/p>\n<p class=\"RITitoloParagrafodellascheda\" style=\"text-align: left;\" align=\"left\"><a name=\"_Toc370805939\"><\/a><a name=\"_Toc370742215\"><\/a><a name=\"_Toc365371327\"><\/a><span style=\"mso-bookmark: _Toc370742215;\"><span style=\"mso-bookmark: _Toc370805939;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; font-variant: normal !important; mso-bidi-font-style: normal;\"><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"RITitoloParagrafodellascheda blu\" style=\"text-align: left;\" align=\"left\"><span style=\"mso-bookmark: _Toc365371327;\"><span style=\"mso-bookmark: _Toc370742215;\"><span style=\"mso-bookmark: _Toc370805939;\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">La raffinatezza dell\u2019arredamento affascina gli imprenditori del mondo<\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"RITestodelparagrafo\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">Le acquisizioni per il settore manifatturiero dell\u2019arredo-casa riguardano soprattutto i sotto-settori della ceramica, dell\u2019illuminazione, e dei mobili da cucina, tre dei comparti di maggior eccellenza del <i style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Made in Italy<\/i>. Negli anni Novanta le acquisizioni pi\u00f9 importanti coinvolgono la <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Pozzi-Ginori<\/b>, la <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Ceramica Dolomite<\/b> e le <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Ceramiche Senesi<\/b>, mentre pi\u00f9 recente (2013) la cessione in mani straniere del <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Gruppo Marrazzi<\/b>, leader internazionale nel settore delle piastrelle di ceramica. <\/span><\/p>\n<p class=\"RITestodelparagrafo\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">Per quanto riguarda il settore dei mobili da cucina, nel 2009 il sammarinese Gruppo Colombini, leader in Italia nel settore delle camere singole, acquisisce la partecipazione totalitaria di <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Febal Cucine <\/b>S.p.A. e di <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Rossana RB <\/b>S.r.l., due dei pi\u00f9 importanti marchi italiani per notoriet\u00e0.<\/span><\/p>\n<p class=\"RITestodelparagrafo\"><span style=\"font-size: 10.0pt; font-family: Helvetica;\">Infine, nel settore dell\u2019illuminazione da design \u00e8 l\u2019olandese Royal Philips Electronics ad aggiudicarsi due delle migliori aziende italiane del settore, sia dal punto di vista tecnico che artistico: nel 2009 la <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Ilti Luce<\/b> S.r.l., fondata a Torino nel 1989, che in pochi anni diviene leader nell\u2019applicazione delle tecnologie luminose Led all\u2019architettura d\u2019interni; nel 2010 la <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\">Luceplan<\/b>, fondata nel 1978 con sede a Milano, uno dei marchi icona del design italiano da illuminazione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\"><a href=\"https:\/\/eurispes.eu\/capitolo_ricerca\/outlet-italia-cronaca-di-un-paese-in-svendita-volume-integrale\/\">Clicca qui per il Rapporto in versione integrale<\/a><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Eurispes e UIL-PA Outlet ItaliaCronaca di un Paese in (s)vendita SINTESI PER LA STAMPA Roma, mercoled\u00ec 11 dicembre 2013Camera di Commercio di Roma | Aula del Consiglio Eccellenze italiane in [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_searchwp_excluded":"","footnotes":""},"class_list":["post-2632","page","type-page","status-publish","hentry"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.2 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Sintesi Outlet Italia. 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