Eurispes: gli animali nelle famiglie italiane

Gli animali domestici e il loro ruolo hanno subìto negli anni una trasformazione radicale: da “aiutanti” a pilastri emotivi. Cani, gatti e altri piccoli compagni sono infatti ormai sempre più integrati nel nucleo familiare come membri effettivi, offrendo un supporto psicologico e sociale importante. Questo amore per gli animali non solo migliora la vita degli animali stessi, ma arricchisce anche le vite delle persone che li accolgono nelle proprie case.

Chi ha un animale considera la sua salute e il suo benessere come un dovere etico primario. Gli italiani, infatti, tendono a dare priorità al benessere del proprio compagno a quattro zampe, percependo l’aspetto economico dell’accoglienza e della cura non come un onere, ma come un atto di responsabilità verso un membro del nucleo familiare.

La Fondazione Eurispes, ormai da diversi anni, esplora e monitora regolarmente il rapporto tra le famiglie italiane e gli animali domestici e ha deciso di realizzare per la Giornata Mondiale degli Animali del prossimo 4 ottobre, una breve analisi dei risultati più interessanti emersi dalle indagini.

I dati dell’Eurispes confermano come la presenza degli animali nelle case degli italiani sia diffusa, nonostante le difficoltà organizzative e di spesa. Un italiano su tre convive con gli animali domestici (2026); il 17,6% ha un solo animale, il 7,6% ne ha due, l’8,5% ha tre o più animali.

Se si considera la serie storica di questi dati si rileva una leggera flessione nel 2026 rispetto al biennio precedente – nel 2024 e nel 2025 rispettivamente il 37,3% e il 40,5% degli italiani intervistati dichiaravano di possedere un animale. Considerando la serie storica degli anni 2014-2026 è possibile osservare un andamento con punte in alto in alcuni anni (2016, 2021 e 2025). Le percentuali elevate del biennio 2020-2021 (39,5% e 40,2%) sono riconducibili alla fase pandemica, con conseguenti lockdown e picco dello smart working, a cui è seguita una “normalizzazione” ed un andamento più ondivago. In Italia, nell’ultimo decennio, una quota variabile tra un terzo degli italiani e 4 italiani su 10 vive con uno o più animali. È interessante notare come sia modesto lo scarto tra chi possiede un solo animale domestico e chi ne possiede più di uno: molti pet lovers scelgono di accogliere in casa più di un amico a quattro zampe – anche per garantire un ulteriore compagno di giochi ed una compagnia agli animali stessi.

L’aumento significativo del numero di animali domestici, rispetto ai decenni passati, può essere dovuto a fattori demografici, come la diminuzione delle nascite e l’aumento delle famiglie unipersonali, e/o a fattori culturali, quali la sempre maggiore sensibilità verso il benessere degli animali e il benessere che gli animali portano all’uomo. Di contro, il fenomeno dell’abbandono e del randagismo non è ancora stato superato e la crisi economica ha reso più difficile sostenere i costi associati alla cura degli animali domestici, benché molte persone siano disposte a fare sacrifici per amore del proprio animale.

Cani e gatti si confermano i protagonisti assoluti nelle case degli italiani. Nel 2026 il cane è l’animale più diffuso (41%) seguito dal gatto (37,1%). Le altre specie compaiono con percentuali decisamente più contenute: uccelli (4,1%), tartarughe (4%) e pesci (3,3%). Sotto la soglia del 3% si posizionano criceti (2%), rettili (1,6%), conigli (1,6%), cavalli (1,2%), gli animali esotici (1,1%).

L’osservazione della serie storica evidenzia dinamiche interessanti. La prima riguarda il fatto che la percentuale di chi possiede un cane sia tornata a crescere nell’ultimo anno (+4% tra il 2025 e il 2026), interrompendo il trend negativo iniziato nel 2023. La percentuale di chi possiede un gatto rimane invece sostanzialmente stabile: nel 2026 quindi il cane torna a superare il gatto dopo la parità riscontrata nel 2025.

Questa importanza crescente degli animali e la loro umanizzazione ha fatto sì che anche la pet economy sia diventata un settore in rapida espansione. L’Eurispes ogni anno esplora nel dettaglio anche questo aspetto. Nel 2026, la maggioranza spende mensilmente per i propri animali domestici una cifra compresa tra i 31 e i 100 euro (57,9%). Oltre un quarto dei proprietari, invece, affrontano costi più elevati, superiori ai 100 euro al mese; un più contenuto 2,6% supera i 300 euro, solo il 16% del campione dichiara di spendere meno di 30 euro al mese. La fascia bassa (meno di 30 euro) si è ridotta di quasi tre volte in un decennio, mentre le fasce medio-alte sono cresciute costantemente, effetto della congiuntura economica sfavorevole.

Se guardiamo a come sono cambiate le abitudini di spesa negli anni, gli italiani sembrano dunque assestarsi su una fascia di spesa media. Ormai, gestire un animale con un budget ridotto sta diventando l’eccezione piuttosto che la regola: nel 2015 quasi la metà degli intervistati (45,9%) spendeva meno di 30 euro al mese. La quota di chi spende oltre 100 euro al mese è aumentata costantemente nel corso degli anni, con una importante impennata negli ultimi due anni soprattutto per la fascia di spesa 101-200 euro. Ciò è dovuto anche all’aumento dei prezzi a seguito, in particolar modo, dell’inflazione.

L’alimentazione, prevedibilmente, è la voce che pesa di più: oltre la metà dei proprietari (50,8%) spende più di 50 euro al mese. Anche la salute richiede un impegno economico: sebbene molti cerchino di contenere le spese veterinarie sotto i 30 euro all’anno (30,9%), il 40,1% dei rispondenti si attesta tra i 31 e i 100 euro e quasi il 30% dei proprietari supera la soglia dei 100 euro annui per le cure. Al contrario, gli italiani sembrano più oculati quando si parla di “extra” (abbigliamento, giochi, dog sitter/pensione). Gli italiani spendono più per ciò che è necessario al benessere del proprio animale, confermando che l’amore per gli animali è, prima di tutto, una questione di cura e benessere quotidiano.

A conferma del fatto che la crisi economica ha avuto un impatto sul rapporto tra gli italiani e gli animali, le nostre indagini hanno rilevato che, a causa delle difficoltà economiche, il 23% dei possessori di animali ha rinunciato a prendere altri animali (2025). Inoltre, tra coloro che al momento non hanno animali, oltre un decimo (11,4%) afferma di aver dovuto rinunciare a prendere un animale in casa per ristrettezze economiche. Non è dunque raro per molti italiani doversi privare dell’affetto e della compagnia di un animale, pur desiderandolo, per l’impossibilità di sostenere le relative spese (2025).

Per quanto riguarda la provenienza degli animali domestici, circa 4 italiani su 10 dichiarano di aver fatto una scelta di cuore, salvandoli dalla strada o scegliendoli in un canile/gattile (2024). Il confronto tra 2017 e 2024 mostra uno spostamento significativo nella modalità di ingresso degli animali in famiglia: se nel 2017 l’acquisto in negozio rappresentava un canale importante (34,4%, la scelta più citata), nel 2021 il negozio viene citato solo dal 12,3%, a favore del dono ricevuto (20,7%), del canile/gattile (19,3%) e della strada (17,1%); nel 2024 prevalgono gli animali raccolti in strada (20,3%) e presi al canile/gattile (19,4%) – insieme quasi il 40%; l’acquisto in negozio rimane fermo al 12,8%. La preferenza attuale per l’adozione da randagismo o da struttura di accoglienza, rispetto al canale commerciale, costituisce un ulteriore indicatore di cambiamento culturale nella percezione dell’animale, membro della famiglia da accogliere, proteggere ed amare.

 

Altri dati registrati in questi ultimi anni riflettono l’atteggiamento diffuso nel nostro Paese nei confronti degli animali, non più considerati semplici creature domestiche, ma veri e propri membri della famiglia. Un italiano su cinque (il 20,2%), tra coloro che possiedono almeno un animale domestico, dichiara di aver seriamente preso in considerazione l’ipotesi di destinare una parte della propria eredità al suo (o ai suoi) pet (2023).

Un quinto dei possessori di animali ha stipulato una assicurazione relativa alla tutela legale e alla responsabilità civile.

 

 

 

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